Mercoledì, 28 Giugno 2017

“L’OLTREPO È IN GABBIA: I NOSTRI GIOVANI COSTRETTI A SCAPPARE” ci scrive il Signor Marco Ferrari di Broni

"Gentile Direttore, investire significa impegnarsi molto in una fase iniziale per poter conseguire dei vantaggi successivi. Chi investe nello studio prevede di sostenere uno sforzo sia in termini psicofisici che economici allo scopo di ottenere competenze che daranno poi i loro frutti in ambito lavorativo. Un imprenditore può chiedere un prestito per potenziare la sua azienda, prevedendo che i futuri benefici economici conseguenti gli consentiranno non solo di ripagare il debito iniziale, ma anche di ricavarne un profitto. Anche una semplice reazione chimica può richiedere un investimento energetico. Se voglio che la reazione avvenga devo cioè fornire energia che consenta di superare una determinata soglia di attivazione. Se non fornisco l’energia necessaria, la reazione non avviene. Il concetto è semplice. Ora noi in Oltrepò abbiamo molti  disoccupati, la cui forza lavoro, per rubare le parole a J. M. Keynes, è disponibile per accrescere la nostra ricchezza. Non solo abbiamo molti disoccupati, non solo abbiamo paesi che si stanno spopolando, ma abbiamo anche molto lavoro che richiede di essere fatto con urgenza per la manutenzione e il potenziamento di infrastrutture da tempo insufficienti (rete stradale e ferroviaria, scuole, ospedali, fognature, acquedotti...), per fornire servizi essenziali ora inesistenti, come gli asili nido, le scuole materne, l’assistenza ai disabili e agli anziani, per assicurare l’amministrazione della giustizia e combattere la criminalità, e per molto altro ancora. L’elenco è lungo. Ciò richiede un investimento iniziale, che sarebbe poi ampiamente ripagato e consentirebbe una ripresa sostenuta per tutto l’Oltrepò. Avere un’alta disoccupazione significa rinunciare a una forza lavoro che, come ci spiegava Adam Smith già nel 1776, rappresenta la ricchezza di un territorio; in altre parole, significa decidere di castigarsi da soli, scegliere la strada del declino anziché quella dello sviluppo, condannandosi alla povertà e all’emarginazione. Noi però ci siamo imprigionati, siamo in una gabbia e ci è proibito investire. Siamo paralizzati. E allora lasciamo che tutto vada a ramengo, lasciamo che i nostri figli, sui quali abbiamo investito tutto quello che potevamo, scappino per disperazione dall’Oltrepò per andare a fare la fortuna di altri zone meglio amministrate, capaci di dar loro un futuro e restituire loro la dignità di cui qui sono stati espropriati"

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