Lunedì, 24 Luglio 2017

VOGHERA - LA COMPAGNIA TEATRALE OLTREUNPO’ PROPONE LO SPETTACOLO “ RESISTENZE”

In occasione della Festa della Liberazione, la Compagnia Teatrale Oltreunpo’, dopo lo spettacolo che si è fatto portavoce della protesta contro la costruzione dell’inceneritore di pneumatici di Retorbido, torna sulle scene con lo spettacolo “RESISTENZE”.

Lo spettacolo è ideato e scritto dalla Compagnia Teatrale Oltreunpo’. Interpretato da Martino Iacchetti, Michela Marongiu, Elena Martelli e Ylenia Santo con  regia di Marco Oliva ed andrà in scena il   25 Aprile 2017  alle  Ore 17:00 presso Voghera È – Via Felice Cavallotti, 16 – Voghera (PV)    

“Il 25 aprile si avvicina. E noi la sentiamo come una data ancora importante -scrive la Compagnia Teatrale Oltreunpo’ - una di quelle che risveglia anche le coscienze più assopite e che almeno per un giorno sa muovere anche gli animi più dormienti. E’ per questo che lo sguardo al passato non può bastare. Noi vogliamo conservare questa memoria rinnovandola nel presente.

Che cosa vuol dire "resistere" oggi?  Oggi che la democrazia sembra certa, oggi che i diritti sembrano garantiti, oggi che il territorio sembra appartenere ai suoi cittadini, oggi che non sembrano esserci terre occupate e sembrano non esserci invasori, oggi che siamo così liberi, a cosa dobbiamo resistere? Perché a settant'anni dalla Liberazione ha ancora senso e valore parlare di Resistenza?

Come si può essere partigiani oggi? Che cosa vuol dire oggi prendere parte? Il prendere parte ci rimanda immediatamente ad un agire attivo, in prima persona, ad un agire che non delega ad altri. L'essere partigiani ci rimanda alle strade, alle piazze, ai luoghi di ritrovo. Oggi non si prende parte, oggi non si partecipa, oggi si condivide, virtualmente però, da soli. Non si dividono più responsabilità, idee, progetti con qualcuno. Ci si limita a fare propri i pensieri di qualcun altro.

E' anche a questo tipo di informazione che bisogna resistere. Le notizie viaggiano veloci, da un capo all'altro del mondo ma nei quartieri, nelle città, nei paesi le persone non hanno tempo, voglia di parlarsi, di ritrovarsi, di confrontarsi. E allora i luoghi che abitiamo ma che non viviamo diventano facile preda di invasori invisibili che sfruttano ogni tipo di risorsa.

Ci siamo forse dimenticati di ciò che tutte le guerre sanno fin troppo bene? Ossia che per distruggere un popolo, la sua cultura, bisogna distruggere innanzitutto il suo ambiente fisico, fare dei suoi luoghi terra bruciata. E perché questo non dovrebbe valere anche in tempo di "pace"? Perché se i nostri paesaggi, i nostri mari, le nostre colline, i nostri cieli vengono danneggiati noi ci riteniamo immuni? Confidiamo così tanto nella nostra capacità di adattamento? Può essere, ma quanti uomini devono morire di inquinamento prima che i nostri geni si adattino a un ambiente malsano?  

Lo spettacolo "Resistenze" non vuole solo essere un omaggio a chi ci ha permesso oggi di essere liberi, ma vuole soprattutto farsi esso stesso momento di condivisione attiva, di partecipazione reale, fisica, tra persone, per ricordarci che la libertà è un diritto ma la libertà di fatto è una conquista che non può essere data per scontata.

Per non perdere la memoria e per non perdere la capacità di guardare al domani"

 

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