Venerdì, 28 Aprile 2017

VOGHERA - "IN CITTÀ C'È UNA MACCHINETTA MANGIA SOLDI OGNI 93 ABITANTI"

 Voghera come Las Vegas. Le luci, le passerelle, i sorrisi beffardi di Sin City non trovano spazio nel crocevia tra Milano e Genova, eppure le due città si sfiorano. La capitale dell'Oltrepò è invasa da slot machine. Si sprecano fiumi di danaro per inseguire un sogno, quello dell'effimera ricchezza. La crisi economica, il tramonto delle speranze, una landa desolata in termini di lavoro. Questo lo scenario tra le vie cittadine, mentre all'orizzonte si staglia un contraltare fatto di macchinette mangiasoldi. Apparecchi pronti a stritolare i vogheresi, abbracciandoli fino a farli soffocare. Il vizio, subdolo e difficilmente riconoscibile, si annida in ogni angolo. La nostra prima tappa, all'interno di questo scenario, ci conduce in via Emilia. Entriamo nel locale Vino e Libri gestito da Alessio Lisandria. Il titolare ha scelto di tuffarsi tra le pagine degli scrittori locali, soffermandosi a ponderare sulla vita con un calice di rosso tra le mani. Lo troviamo mentre serve caffè al bancone.

Lisandria, perché ha scelto di non installare slot nella sua attività?

"Ho rilevato il bar nel marzo 2016 e già il vecchio proprietario non ne aveva. Ho deciso di costruire un locale sulla falsariga di un esercizio che ho trovato a Berlino. Non sono d'accordo con il gioco d'azzardo, per me è impensabile posizionare quelle macchinette qui dentro".

Ha avuto contatti con associazioni che si occupano di questa problematica oppure con l'amministrazione locale?

"Nessun incontro. La mia è rimasta una scelta individuale, questo atteggiamento deve partire dal comune o dai cittadini. Qui si viene per leggere, non trasmettiamo neanche le partite di calcio".

Con i suoi colleghi parlate di questa tematica?

 "Non abbiamo nessun tipo di rapporto. Esiste una concorrenza spietata che non porta al dialogo. Le slot sono una gran porcata, qualcuno si lamenta del vino, ma esso ha un potere socializzante. Il gioco d'azzardo no".

 Le hanno mai proposto di installarle?

 "No, mai. Capitano spesso clienti che vengono a prendere il caffè e giocano con i gratta e vinci. Il meccanismo è lo stesso, un loop continuo incentivato dalle liberalizzazioni. Purtroppo a Voghera da una parte ci sono le slot e dall'altra il Teatro chiuso. Sono due eventi complementari".

 Ci congediamo. L'Istituto Maserati è presieduto da Filippo Dezza. Entriamo nell'edificio per incontrarlo. Lo scorso anno ha iniziato un progetto, rivolto alle classi quarte, a braccetto con l'associazione Libera.

 Dezza come mai ha deciso di rivolgersi al sodalizio contro le mafie?

 "E' arrivata una proposta ed abbiamo accettato. Voghera è uno snodo importante da questo punto di vista. Sono convinto che qualunque azione contro la devianza debba partire dalla scuola, lo facciamo per i ragazzi. Tra Baratta e Maserati ci sono 1280 studenti e nessuno è caduto nelle grinfie di questa dipendenza".

 Il prospetto in cosa consiste?

 "Abbiamo coinvolto quattro classi quarte del Baratta ed il medesimo numero al Maserati. In totale 160 scolari. Sono stati fatti, appositi, incontri per far capire agli studenti cos'è, realmente, il gioco d'azzardo. Poi ogni classe è stata divisa in gruppi. Ad ogni gruppo è stato assegnato un pezzo della città in modo da realizzare un censimento sulle macchinette. Si sono rivolti solo a luoghi pubblici, non alle sale slot. Quest'anno ci sarà un nuovo incontro per fare il punto della situazione".

 La reazione degli alunni?

 "Gli studenti hanno recepito l'iniziativa positivamente, anche perché abbiamo coinvolto le classi alte visto il tema trattato. Siamo l'unica scuola, in provincia, ad aver fatto un lavoro del genere. Di questa problematica tutti ne sono a conoscenza, ma nessuno ne parla. Ci vorrebbe lo stesso interesse che c'è contro il fumo".

 Dezza non è il solo dirigente scolastico che abbiamo incontrato.

 Enzo Garofoli è il direttore del Enaip di Voghera. Nel 2015, all'interno del progetto "Quando un gioco non è più un gioco", i suoi scolari hanno realizzato un video dal titolo "No Slot", con il contributo del regista Giorgio Magarò.

 Garofoli quanto è importante sensibilizzare i più giovani?

 "Sono bersagli di un meccanismo contorto, queste iniziative servono a metterli davanti alla realtà. Non voglio insistere su dei concetti banali, ma dietro tutto questo si cela la malavita organizzata. Comunque, un video non basta".

Secondo lei quali sono le insidie maggiori?

"Il gioco d'azzardo non istituzionalizzato. Ci sono realtà di periferia, come piccoli bar, dove i pericoli non sono evidenti, dove c'è poca visibilità sulla tematica. Oppure internet. Luoghi non deputati al gioco che lo diventano".

Continuate ad usare il girato?

"Il video è stato usato e lo utilizzeremo ancora. Una proposta interessante per i ragazzi. Abbiamo coinvolto, tra gli altri, un alunno disabile. Quello che ci preoccupa, maggiormente, è il piccolo reato. Situazioni che i giovani non ritengono tale, a differenza del reato palese, ma che li conduce nel vizio. Uno di questi aspetti è la ludopatia".

Le istruzioni latitano...

"Il problema esiste ed è rilevante a prescindere del colore politico del consiglio comunale. A 15-16 anni i giovani pensano di sapere tutto, ma sono ragazzini facilmente manipolabili. Il comune deve intervenire, al di là della matrice politica. Bisogna far diventare la cittadinanza conscia dei rischi".

Simone Feder è il promotore del Movimento No Slot. "A Voghera c'è una macchinetta mangiasoldi ogni 93 abitanti". I numeri sono il suo mestiere, servono per entrare nel vivo della questione. I numeri non mentono, rendono i grattacapi entità ben definite.

 Feder quanto danaro viene gettato, ogni anno in città, nelle slot?

 "79 milioni di euro. Questo quanto viene buttato annualmente a Voghera. Ogni macchinetta incassa 96.491€. Parliamo di 423 apparecchi installati all'interno del centro abitato. La spesa pro-capite, partiamo dall'infante per arrivare all'anziano, è di 2.005€ all'anno. I territori vanno bonificati".

 Da dove deve partire la risposta contro questo fenomeno?

 "La risposta deve arrivare dal basso, dalla gente. I dati Eurispes parlano del 38,7% della popolazione con un problema inerente al gioco d'azzardo. In Oltrepò troviamo figli che ci portano i genitori per dire basta a questa piaga. Bisogna entrare nelle scuole, fare la giusta prevenzione. Dopo anni e anni di incuria si arriva a livelli come quello di Voghera. La città deve guardare a Pavia. Le macchinette funzionano 8 ore al giorno e c'è una vigilanza stringente".

 Le leggi ci sono...

 "La Lombardia è una regione no slot. C'è una legge regionale in vigore dall'ottobre 2013, questo permette di confinare e ridurre il problema. Nel capoluogo di provincia la spesa è diminuita fortemente, grazie alla volontà del comune pavese. Le attività commerciali devono sollecitare le associazioni di categoria".

 Nessuno sembra volersi muovere...

 "La coscienza fa spostare tutto. Il nostro sodalizio è nato da un incontro. L'azzardo depaupera i territori. Basta pensare che ogni anno investiamo in gioco il 4,4% del PIL, contro il 4,1% che usiamo per l'istruzione. Tutto questo influisce sulla vita delle persone. Quando entriamo in tabaccheria per comprare l'abbonamento dell'autobus veniamo circondati da slot e gratta e vinci. Un'assurdità".

 Voghera di cosa necessita?

 "Di uno sguardo approfondito. Un sindaco può, per chi ne necessità, eseguire un T.S.O., ma non muoversi contro il gioco d'azzardo? Bisogna osservare Pavia, Milano e Bergamo. Comuni che hanno lottato e vinto grazie al TAR. La spesa sanitaria aumenterà sempre di più, se non corriamo al riparo".

 Chi ci guadagna?

 "Dall'esercente allo Stato. Un barista, intervistato recentemente, ha dichiarato di incassare il 6% sul giocato delle slot. Ogni macchinetta gli frutta 40€ al giorno. Al governo fa comodo. Nel 2016 le casse della nazione hanno visto entrare 10 miliardi di euro. La tassazione deve essere modificata ed inasprita".

 Infine ci siamo interessati dell'aspetto psicologico. Gabriele Zanardi, tra le sue tante attività, lavora presso gli sportelli d'ascolto di alcune scuole vogheresi. In qualità di psicologo ci siamo fatti raccontare cosa succede quando si gioca.

 Zanardi, ci porti nella mente di uno scommettitore...

 "Gli studi psicologici ci parlano di tre diversi modi di stimolazione da parte dell'ambiente circostante. Partiamo dalla struttura del piacere, arcaica che si rifà al sesso e all'alimentazione. La seconda è la corteccia prefrontale che inibisce i comportamenti sbagliati. Infine l'insula, la bilancia. Quest'ultima effettua le valutazioni di costi e benefici. Dobbiamo stimare la vulnerabilità dei soggetti, per questo motivo non tutti sono dipendenti da slot".

 Un ritratto del giocatore è possibile farlo?

 "Parliamo di tardo adolescenti maschi e della popolazione che ha più di 54 anni. Le donne si concentrano maggiormente sui gratta e vinci e sulle sale bingo. Chiunque può diventare soggetto patologico, ognuno di noi può attraversare un momento di depressione buttandosi nel gioco. L'effetto rischio-vincita genera eccitazione e diventa un anestetico".

 Nel senso?

 "I pazienti ci raccontano di entrare in una sorta di sospensione del tempo. Il DSM-5 - Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - ha inserito il gioco d'azzardo nel novero delle alterazioni psichiche".

 Un altro problema è il gioco on-line...

 "Se domani venissero ritirate tutte le macchinette mangiasoldi, una fetta importante dei giocatori si rivolgerebbe ad internet. Alcuni siti regalano 500€ di bonus all'iscrizione. Il fenomeno non deve essere banalizzato".

 I più giovani sono quelli maggiormente in pericolo...

 "Un'indagine siciliana, riguardante 3600 studenti, ha evidenziato che il 14% degli alunni ha problemi patologici con il gioco d'azzardo, mentre il 10% è a rischio. Non c'è un'uniformità, manca una regia nazionale che delinei le problematiche. Bisogna che tutti i servizi facciano rete condividendo i dati".

 Come riesce ad intervenire?

 "Non considero mai chi ascolto, ma quanti ho guarito. In tanti arrivano quando hanno già il sedere a terra, per questo bisogna creare una cultura sociale. I danni sono molti, per esempio alcuni giocatori credono di poter controllare la macchina. A Voghera con una slot ogni 93 abitanti ci troviamo davanti ad un'epidemia. C'è un potenziale giocatore ogni 93 cittadini. Ma dobbiamo lavorare sui dati scientifici, altrimenti costruiamo solo fandonie".

 

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