Sabato, 19 Agosto 2017
Articoli filtrati per data: Domenica, 06 Agosto 2017

La vendemmia è cominciata con largo anticipo ed è previsto comunque un calo della produzione. Ecco che cosa succederà quest'anno nel comparto.

Un calo della produzione del 10-15%, ma una qualità assolutamente ottima. E' la previsione ormai condivisa da tutti gli esperti del settore vitivinicolo per l'annata in corso e che prenderà il via  da oggi e fino a Ferragosto, con un anticipo sostanzialmente di un mese sulle date storiche per effetto della siccità. Il vigneto Italia è riuscito però a superare lo stress del caldo, che ha pesato con punte assolutamente da record sulla Penisola, riducendo sulla produzione sui bianchi che sui rossi. Si scenderà dai 51,6 ai 36-37 milioni di ettolitri.

Con l’inizio della vendemmia l’Italia festeggia anche il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy che fanno registrare un aumento del 4,7% rispetto allo scorso anno quanto avevano raggiunto su base annuale i 5,6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2017 .

Si tratta di una ottima premessa alla vendemmia 2017 che – sottolinea la Coldiretti - interessa 650mila ettari di vigne, dei quali ben 480mila Docg, Doc e Igt e oltre 200mila aziende vitivinicole. In Italia se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento - precisa la Coldiretti - ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola.

Con l’inizio della vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che da opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone.

Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le “distintività” che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. “Il vino italiano è cresciuto scommettendo sulla sua identità con una decisa svolta verso la qualità che ha permesso di conquistare primati nel mondo”.

 

Fa caldo, caldissimo,  la sete ti attanaglia la gola e tutto quello che desideri è solo un bicchiere di acqua fresca. Meglio se enorme.

E invece, in questi casi, per placare l’arsura, è molto meglio una tazza di latte freddo, intero o anche scremato.

Oppure, al limite, una bella golata di succo di arancia.

Queste le conclusioni a cui è arrivata una recente ricerca inglese,  che si è presa la briga di valutare quanto fosse effettivamente fondato il mito dell’acqua intesa come miglior bevanda dissetante e idratante, ed effettuata misurando per quanto tempo permangono  nel nostro organismo 13 tra le bevande più consumate.

Dallo studio dell’Università di Loughborough, in Inghilterra, emergerebbe infatti la totale mancanza di evidenze scientifiche che giustifichino i famosi otto bicchieri di acqua al giorno –in totale un litro e mezzo o due– ovunque consigliati per garantirsi l’idratazione ottimale.

Molto più significativo, invece, sarebbe il nuovo “’indice di idratazione delle bevande”, messo a punto proprio nello studio inglese.

Un sistema formulato pensando al più noto indice glicemico –che misura come l’organismo umano reagisce ai carboidrati contenuti negli alimenti–,  basato sulla proprietà di alcuni liquidi di restare all’interno del nostro corpo più a lungo di altri, fornendo quindi una maggiore idratazione.

In pratica, infatti, se si beve un bicchiere d’acqua e poco dopo la metà se ne va con l’urina, ciò che resta di utilizzabile per l’organismo è soltanto mezzo bicchiere.

Lo studio è stato condotto su 72 individui maschi di circa 25 anni, a cui è stato chiesto di bere un litro di acqua per stabilire il parametro di riferimento: alla quantità di acqua trattenuta nell’organismo due ore dopo, cioè non eliminata con l’urina, è stato assegnato un punteggio di 1.0.

Dopodiché, sono state misurate nella stessa maniera altre 12 bevande, modellando il loro punteggio su quello dell’acqua: un punteggio superiore a 1.0. indicava che nell’organismo, dopo due ore, era rimasto più liquido rispetto all’acqua (maggiore idratazione), mentre un punteggio inferiore a 1.0 indicava una velocità di eliminazione superiore rispetto all’acqua (minore idratazione).

Alla fine è risultato che quattro bevande –soluzione reidratante, latte scremato, latte intero e succo di arancia– hanno un indice di idratazione maggiore dell’acqua: le prime tre con un indice di 1,5, e il succo di arancia con un indice di 1,39.

Il maggior indice di idratazione del latte è dato in pratica dalle sostanze in esso contenute, elettroliti e nutrienti come sodio e potassio, che porterebbero lo stomaco a svuotarsi più lentamente e avere un’azione meno importante sui reni.

Anche birra e caffè si sono rivelati buoni idratanti, con un indice vicino a quello dell’acqua gasata, e ancora meglio sono risultate le famigerate bevande zuccherate –come ad esempio la Coca Cola, tra i finanziatori dello studio–, sconsigliate sì per il contenuto di zuccheri, ma con un buon indice di idratazione.

In particolare, la Coca Cola avrebbe un indice di idratazione pari a 1,23, il caffè a 0,91, l’acqua gasata 0,98, le bevande energetiche 1,02, la soluzione reidratante 1,54, il succo d’arancia 1,39 e il latte intero 1,50.

Lo studio arriva a un’altra utile conclusione: se si ha in programma un lungo viaggio, in cui si prevede di non avere facile accesso a bagni e servizi, è meglio bere un bicchiere di latte piuttosto che acqua o caffè freddi.

E non importa se, con il sole a picco e le temperature tropicali, un bicchiere di ricco e denso latte è l’ultima cosa che vi passa per la testa: ciò che conta è mantenersi idratati il più possibile, e il latte fresco si è rivelato perfetto per questa nostra esigenza.

 

Ha dell’incredibile la vicenda di una donna che si scopre violentata ripetutamente a sua insaputa. Da chi? Dal marito. Un uomo ha infatti stuprato ripetutamente la moglie durante il sonno. Da un anno. È successo a New Castle, in Inghilterra. A scoprirlo è stata la donna stessa che ha sbirciato fortuitamente alcuni video delle violenze conservati sul telefono del marito. Dopo aver realizzato l’accaduto ha telefonato al marito in ufficio, il quale ha deciso di non fare ritorno a casa e di andare a costituirsi in caserma. Una vicenda di violenza domestica che fa rabbrividire

 “Ho fatto sesso con mia moglie. Lei non era cosciente. Lo ha scoperto trovando dei video sul telefono”, si legge sull’Indipendent. “Quando l’imputato è andato a lavorare ha dimenticato di portare il cellulare con lui – ha spiegato il procuratore – la moglie ne ha approfittato per guardare il telefono e notò un’app chiamata Video Locker. Insospettita ha provato ad accedere e dopo diversi tentativi è riuscita nel suo intento. Le registrazioni mostravano i ripetuti abusi, mentre lei era addormentata. Adesso sono state distrutte”.

Dalle indagini delle forze dell’ordine è emerso che le violenze erano cominciate nel 2016, ma la donna se n’è accorta solo un anno dopo. “Da quel giorno, la mia vita e quella dei nostri figli sono state completamente scosse in modi che ancora non riesco a spiegare – ha confessato – Non avrei mai pensato fosse in grado di fare quello che ha fatto. Mi ha ingannato. Non voglio vederlo mai più”.

 

Critica il Ramadan e finisce nei guai. «Non sapevo nemmeno dell’esistenza di una commissione simile». Pietro Marinelli, docente di diritto all’Istituto tecnico Falcone-Righi di Corsico (Milano), è esterrefatto, si gira e si rigira quella raccomandata tra le mani e accenna a un sorriso: «La preside ha chiesto nei miei riguardi una visita di controllo alla Commissione medica della Sovrintendenza della Lombardia per accertare la mia idoneità all’insegnamento, solamente i dissidenti sovietici venivano trattati a questo modo». È stato sospeso per una settimana, non ha avuto – dice – la possibilità di difendersi e adesso dovrà pure dimostrare di essere in grado di fare il lavoro che ha svolto per tutta la vita.

Ma ecco che cosa è accaduto. È il 31 maggio scorso, riporta ancora Libero, Marinelli entra in una quinta per far lezione (in programma c’è una relazione sullo Stato Islamico) e quando varca la porta della classe i suoi studenti si alzano in piedi. Tutti tranne una. È una ragazza egiziana, maggiorenne, di fede musulmana. Il professore chiede come mai non abbia fatto come i suoi compagni e lei si giustifica dicendo che è il periodo del Ramadan e si sente stanca: niente di grave, poco dopo lascia la sedia anche lei. Inizia però una discussione sul mese di preghiera islamico: «Le chiedo più volte il significato del Ramadan e spiego che i musulmani lo fanno perché il Corano discende dal cielo, è stato dettato da Allah, e aggiungo che lo trovo assurdo», racconta il diretto interessato. «Nel parlare specifico pure che, secondo me, lo stesso Ramadan è disumano».

Due giorni dopo la studentessa presenta un esposto ai carabinieri e per il professore iniziano i guai scolastici. «Il 5 giugno chiedo di protocollare una dichiarazione nella quale spiego le mie ragione, viene recepita solo il giorno dopo. A fine luglio, ossia il 25, vengo a sapere che è stata emanata a mio carico una sanzione, cioè la sospensione dell’incarico che tra l’altro è già stata eseguita perché aveva decorrenza dal 17 al 24 luglio, e adesso anche questa della commissione medica». A onor di cronaca va specificato che Martinelli non sa con precisione se l’ultima richiesta della sua preside sia collegata direttamente con i fatti in questione: «Ho domandato ufficialmente, almeno tre volte, di vedere la relazione scritta che è stata inviata agli uffici regionali ma non mi ha mai risposto nessuno, certo la tempistica non aiuta a eliminare i dubbi». E ancora: «Io non ho criticato l’islam, e a maggior ragione non ho criticato la mia allieva che conosco addirittura da cinque anni. Mi sono limitato a esprimere alcuni miei giudizi personali, e anche in maniera pacata. Se in questo Paese non possiamo più dire una parola sulle altre religioni abbiamo chiuso con la democrazia e prima ancora abbiamo finito con l’insegnamento».

 

A chi non le conosce possono sembrare uguali. Piccoli rettangoli di plastica, utilissimi quando dobbiamo fare acquisti e non abbiamo dietro contanti. Ma anche per prenotare una vacanza o versare un assegno. Eppure, carta di credito e bancomat non sono la stessa cosa e non vengono utilizzate nelle stesse circostanze. La differenza tra le due carte di pagamento consiste sostanzialmente nel modo in cui viene addebitato il pagamento sul conto corrente del titolare.

La carta di pagamento, precisa il portale 'laleggepertutti.it' offre due servizi principali: il prelievo di denaro presso sportelli automatici e il pagamento senza ricorrere a contanti. Quando si usa la carta di credito, l'importo speso viene addebitato in un momento successivo rispetto a quello in cui si effettua il pagamento (in genere a scadenza mensile). Non a caso, la formula usata per indicare la carta di credito è 'pay later' (paga dopo). Ciò può anche avvenire a rate in caso di carta revolving: in sostanza, con questo tipo di carta, è come se il titolare avesse ricevuto in prestito dalla banca del denaro che poi restituisce a rate.

Il bancomat, invece, o carta di debito, è definita dalla formula 'pay now' (paga ora) perché non intercorre alcun lasso di tempo tra pagamento e addebito: in pratica, già nel momento in cui si pagano i propri acquisti, il relativo importo viene addebitato sul conto corrente del titolare. La carta di credito permette quindi di spendono dei soldi che, in realtà, ancora non abbiamo e che la banca preleverà dal nostro conto in un secondo momento, mentre con il bancomat si utilizza denaro già presente sul conto del titolare.

Cosa cambia? - Gli acquisti fatti con il bancomat non possono superare la cifra presente sul proprio conto corrente. La carta di credito offre invece la possibilità di spendere, a prescindere dalla disponibilità immediata sul conto, restituendo i soldi alla banca dopo un certo lasso di tempo. Inoltre, se il bancomat è concesso gratuitamente nel momento in cui si apre presso una banca il conto corrente, per la carta di credito occorre pagare una cifra aggiuntiva e anche per i prelievi di denaro è prevista una commissione.

Dove si possono usare? - Con la carta di credito è possibile comprare presso esercizi commerciali convenzionati, in Italia e all'estero attraverso i circuiti internazionali di pagamento come Visa, Mastercard, American Express), prelevare contante agli sportelli automatici convenzionati, fare acquisti, prenotazioni, abbonamenti e una serie di operazioni anche a distanza, semplicemente grazie al telefono a o internet, pagare in crociera, noleggiare un'auto e creare un account Paypal. Con il bancomat, invece, si possono versare denaro e assegni, ricaricare cellulari e carte prepagate, effettuare pagamenti presso esercizi commerciali che dispongono del servizio PagoBancomat. Non sempre, però, è possibile fare acquisti on line con il bancomat. Per questo serve un codice di tre cifre (il cosiddetto cvv) che viene richiesto dai siti per i pagamenti digitali e di cui una carta di debito non dispone, anche se alcune banche offrono, a pagamento, la possibilità di usare un bancomat abilitato agli acquisti online.

Meglio il bancomat o la carta? - Dal punto di vista della sicurezza, tra le due soluzioni, la carta bancomat è l'unica provvista di codice pin da digitare in fase di pagamento. È una garanzia in caso di furto o smarrimento e rende più difficile la clonazione. La carta di credito, invece, si usa semplicemente 'strisciandola' all'interno del pos e potrebbe comportare rischi maggiori. In realtà, nel caso di carta multifunzione (bancomat + carta di credito) la banda magnetica è la stessa e, di conseguenza, la clonazione è più facile. Il bancomat risulta senza dubbio la scelta migliore per chi ha bisogno di tenere il proprio saldo contabile sotto controllo, senza il rischio di andare in rosso o perdere la cognizione delle spese.

 

Il ritorno del tacito rinnovo per le Rc Auto aveva preoccupato non poco gli automobilisti. In realtà le cose non stanno proprio così e nel ddl Concorrenza, approvato qualche giorno fa, non si torna indietro rispetto al decreto-legge n. 179 del 2012.

Il tacito rinnovo infatti resta escluso per le Rc Auto e anzi viene esteso ai rami danni accessori e, quindi, alle sole polizze facoltative (come furto e incendio). Per le altre polizze danni resta invece il tacito rinnovo.

 

Non solo fare figli, anche avere animali domestici può contribuire ai cambiamenti climatici: lo suggerisce uno studio californiano che ha preso in esame la sostenibilità del cibo a base di carne per cani e gatti.

Alimentarli, dicono i ricercatori, produce solo negli Stati Uniti 64 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno, pari alle emissioni prodotte da oltre 13 milioni e mezzo di automobili.

La stima arriva da uno studio condotto dal professor Gregory Okin dell'Università della California, Los Angeles, pubblicato su Plos One. Dalla ricerca emerge che cani e gatti sono responsabili per il 25-30% dell'impatto ambientale dovuto al consumo di carne negli Stati Uniti. Se Fido e Micio formassero un Paese a sé, sarebbero la quinta nazione al mondo per consumo di carne. Solo considerando i cani e i gatti americani.

Molte persone cercano di ridurre il consumo di carne come scelta più sostenibile per l'ambiente, spiega il ricercatore, ma pochi si chiedono quanto pesi sull'ambiente la carne usata per produrre alimenti per i "migliori amici dell'uomo". "Non sto consigliando di sbarazzarsi di cani e gatti o di farli diventare vegetariani", sottolinea Okin, "ma dobbiamo considerare che oltre a produrre molti benefici, questi animali hanno anche un enorme impatto ambientale".

Il sale nei formaggi ha una funzione protettiva dell'organismo quando interagisce con proteine e nutrienti, elementi di cui il formaggio Grana è particolarmente ricco. A stabilirlo è una ricerca condotta dalla Penn State University, l'ateneo americano all'avanguardia negli studi sull'alimentazione.

Lo studio ha messo a confronto il formaggio con pane salato e simil-formaggi a base di soia e ha valutato gli effetti misurando con il sistema laser doppler le funzioni vascolari delle persone che si sono prestate alla ricerca. ''Le più recenti raccomandazioni dei dietologi suggeriscono di limitare l'assunzione di sodio - ha detto la ricercatrice Lacy Alexander spiegando i risultati della ricerca - ma i nostri dati indicano che se l'assunzione è legata a derivati del latte, ad esempio formaggi, può avere effetto protettivo''.

''Dopo gli studi che hanno rivelato l'importanza del Grana Padano Dop in una dieta che aiuti il controllo della pressione arteriosa - ha commentato il Direttore Generale del Consorzio Tutela Stefano Berni - questa nuova ricerca conferma quanto la bioattività delle proteine ad alto valore biologico, dei minerali e delle vitamine indispensabili al metabolismo umano e delle sostanze che si formano naturalmente durante la stagionatura, contribuiscano a fare di questo formaggio un alimento funzionale che promuove il benessere''.

Un podista di 73 anni, residente a Cassano Magnago (Varese), è morto stroncato da un malore, causato dalle punture di alcuni calabroni, alla camminata non competitiva del Parco del Ticino. L'incidente a quattro chilometri dalla partenza: il pensionato, appassionato camminatore e allenato, si è sentito male tra Oleggio e Marano Ticino. I soccorsi, intervenuti anche con una eliambulanza, sono stati immediati, ma per il podista non c'è stato nulla da fare.
Secondo alcuni testimoni, l'uomo si sarebbe accasciato al suolo dopo che alcuni calabroni lo hanno punto. Soltanto l'autopsia potrà però stabilire con certezza le cause del decesso. Anche un altro podista, un uomo di 55 anni, è stato punto dai calabroni. Medicato, non è in pericolo di vita.

Alcuni attivisti animalisti del META (Movimento Etico Tutela e Ambiente) hanno organizzato questa mattina e nelle prime ore del pomeriggio, un blitz a Ponte Nizza nella frazione di San Ponzo, dove si sta svolgendo la XIV° Fiera dedicata alla conservazione e promozione delle vacche di razza varzese.  Gli animalisti hanno contestato gli allevatori dell’Oltrepò e della Valle Staffora con slogan ed anche con qualche insulto inoltre per rafforzare la loro protesta hanno trasmesso ad altissimo volume registrazioni di animali macellati.

Il numeroso pubblico che stava intervenendo alla fiera ha iniziato a fischiare gli attivisti animalisti, che non dandosi per vinti, hanno continuato gridando slogan contro gli allevatori oltrepadani ed il pubblico che li contestava.

La presenza di nutrito numero di forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia, ha probabilmente evitato che la situazione potesse degenerare. Gli allevatori e gli espositori presenti, pur infastiditi dagli slogan che venivano scanditi, in un primo momento hanno cercato un confronto con i contestatori, poi hanno continuato con calma e tranquillità la manifestazione.

Molti dei presenti, hanno postato foto e commenti negativi su questa protesta, che al di là dell’intento, condivisibile o meno, che si proponeva, poteva rovinare la XIV° Fiera dedicata alla conservazione e promozione delle vacche di razza varzese. Alla luce dei fatti, obiettivo non sembra essere stato raggiunto.

La Fiera è continuata tranquillamente con un folto pubblico presente, forse gli unici a rimetterci, sono state le forze dell’ordine, che hanno sostato per ore sotto un sole cocente.   

 

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