Lunedì, 24 Luglio 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 08 Aprile 2017

E' già aperta la corsa alla casa per le vacanze. Prima Pasqua, poi i ponti tra fine aprile e maggio, fino all'inizio della stagione estiva. Gli italiani hanno imparato a muoversi per tempo, alla ricerca di prezzi scontati e occasioni da non perdere. Ma, secondo quanto emerge da un'indagine di diversi network immobiliari, almeno la metà degli affitti, al mare e in montagna così come nelle città storiche, saranno irregolari. E con i pagamenti in nero sale anche il rischio delle truffe.

Le trattative, quasi sempre, si chiudono online. Sempre più spesso basta una mail, prima ancora che la tradizionale stretta di mano, per chiudere l'accordo diretto con il proprietario di casa. E anche l'intermediazione dei siti specializzati non è garanzia di transazioni trasparenti.

 L'allarme per gli affitti in nero riguarda tutto il territorio nazionale, anche se ci sono aree più a rischio, a partire dal Sud e da alcune grandi città, Roma in testa. I dati peggiori sono quelli che arrivano dalla Campania e dalla Sicilia, in cui si stima che tre case su quattro saranno affittate senza alcun contratto; Liguria e Lazio, con Roma che tocca punte vicine al 75%, e la Sardegna vedono la metà degli affitti in nero. Faranno meglio rispetto alla media nazionale la Toscana e, soprattutto, le due regioni 'regine' della montagna, Trentino Alto Adige con una casa su tre non in regola, e la Valle d'Aosta, dove si stima che una sola casa sarà affittata irregolarmente. Sono dati sostanzialmente in linea con la stessa rilevazione effettuata lo scorso anno. A conferma che il fenomeno è ormai abbastanza consolidato.

 Insieme agli affitti in nero, arrivano puntuali le truffe. E, secondo quanto riferiscono i network immobiliari interpellati, capita spesso di scoprire l'inganno solo quando inizia la vacanza e si raggiungono i luoghi scelti per trascorrerle: case completamente diverse da quelle viste su internet, condizioni diverse rispetto a quelle pattuite e, nel peggiore dei casi, case inesistenti. Anche in questo caso, il fenomeno assume proporzioni più vistose al Sud e nelle grandi città. Si stima che il 25%, una su quattro, delle prenotazioni effettuate direttamente fra privati, soprattutto tramite internet, sia destinata a riservare sorprese negative. Un dato che in alcune regioni, Campania e Sicilia in testa, sale intorno al 35%, con una casa su tre a rischio truffa.

 

Era il III secolo a.C., precisamente il 222, quando presso Clastidium (Casteggio) l’esercito di Roma, guidato dal Console Marco Claudio Marcello, chiudeva definitivamente la partita con i Galli Insubri ed i Geti, portando a compimento la conquista della penisola italica; tanti piccoli villaggi di capanne che punteggiavano i colli nei pressi del Tevere in poco più di cinquecento anni ponevano il proprio controllo politico e militare su un territorio di oltre 100.000 km2, Roma diveniva per la prima volta nella storia punto di riferimento formale per l’intera penisola, inaugurando, forse inconsapevolmente, la sua bimillenaria storia di capitale.

Le legioni che sconfisse Viridomaro, re dei Gesati e guida delle tribù galliche con capitale Maediolanum consentì ai romani di raggiungere l’alta valle del Po, annettendo di fatto l’ampia pianura tra le odierne regioni storiche di Emilia e Lombardia.

L’esercito romano di questa lontanissima epoca storica era strutturato secondo il modello manipolare tramandatoci in modo dettagliato da Polibio: i legionari erano reclutati annualmente sul Campidoglio tra tutti i cives sottoposti agli obblighi di leva, in particolare ogni cittadino tra i 18 ed i 46 anni, con un reddito non inferiore alle 400 dracme, aveva l’obbligo di compiere da un minimo di 10 campagne militari annue, per i coscritti in cavalleria, ad un massimo di 16 campagne militari l’anno, per gli individui inquadrati nella fanteria. Il reclutamento avveniva attraverso un complesso procedimento che combinava elezioni e selezione dai più giovani ad i più anziani per giungere, a conclusione del complicatissimo meccanismo formale, ad avere la Legione quale unità tattica costituita, in base a regole anagrafiche e di censo, in quattro gruppi denominati velites, hastati, princeps e triarii, con un totale di 4200 uomini a cui andavano aggiunti 10 squadroni di cavalieri (turmae) per un totale di 300 unità a montate. Tale forza di manovra veniva sempre più spesso accompagnata da auxilia numericamente equivalenti, ma con compiti complementari a quelli della legione romana e mai come rincalzo o rinforzo.

Tornando a Clastidium, la massa legionaria romana, quando furono maturi i tempi, guidata dal console Marco Claudio Marcello mosse verso la città fortificata di Acerrae, nell’area attualmente compresa tra Cremona e Lodi, casus belli fu la pericolosa offensiva condotta tre anni prima dai Galli Insubri presso Talamone, evento che necessitava di essere vendicato in nome dell’integrità di un’Urbe che si faceva sempre più ampia secondo il principio secondo cui l’integrità del proprio nucleo centrale, situato sulle rive del Tevere, dovesse essere salvaguardato attraverso azioni espansionistiche.

Al fine di alleggerire la pressione su Acerrae gli insubri, supportati da forze mercenarie di Geti provenienti dal Rodano, puntarono su Clastidium, città nelle mani dei Marici, popolazione Ligure alleata dei romani. Venuti a conoscenza dell’azione diversiva ideata dai galli e dai propri alleati i romani non caddero nella trappola e inviarono contro i celti unità di cavalleria che attraverso azioni rapide di avvolgimento spinsero i nemici verso un corso d’acqua, probabilmente il Coppa, ove molti di questi trovarono la morte, tra essi cadde anche il re Viridomaro e per Roma su spianata la via in direzione di Milano.

Al Console Marcello fu conferito l’onore del trionfo per la schiacciante vittoria che realizzerà le premesse alla successiva unificazione del territorio italico sotto il segno di Roma.

La cittadinanza a tutti gli abitanti della penisola verrà formalmente concessa solo con la Lex Roscia del 49 a.C., estensione della più nota Lex Papiria dell’89 a.C., tuttavia Clastidium porrà politicamente le premesse logiche per le predette definizioni normative, probabilmente realizzate ancora prima del 49 se solo i celti, nel 218 a.C., non avessero sostenuto la campagna italica di Annibale in nome di una effimera riscossa che si infrangerà contro le legioni redivive di Capua, riunitesi a Zama per lo scontro decisivo, ma questa è un’altra storia.

SOURCE : difesaonline

 

L'esercito nazista fu sicuramente una dei più potenti della Storia. Numerosi fattori contribuirono a renderlo tale: superiorità tattico-militare, tecnologia, una forte campagna di indottrinamento e... una buona dose di droghe, come le anfetamine e le metanfetamine. A rivelarlo è un libro: “Tossici. L'arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista” scritto da un giornalista tedesco, Norman Ohler, il quale spiega accuratamente il ruolo delle sostanze stupefacenti nei trionfi delle armate germaniche durante la seconda guerra mondiale. Infatti, alcune campagne militari tedesche, come quella di Polonia e quella di Francia, sarebbero state impossibili senza l'ausilio del Pervitin, una metanfetamina capace (assumendo una certa dose giornaliera) di eliminare completamente l'affaticamento e la stanchezza, sensazioni più che normali all'interno di una guerra, ma pericolose per chi basa la propria strategia di vittoria sulla velocità, come nel caso della blitzkrieg tedesca. L'OKW, il Comando Supremo Tedesco, sapeva bene che un esercito privo di stanchezza, un soldato privo di stress, fosse la chiave per la vittoria.

Il Pervitin fu prodotto in grande scala nel 1940: l'azienda che si occupava della sua produzione, la Temmler, produsse circa 35 milioni di unità nel corso di quell'anno; e non fu solo usato dalle truppe tedesche, ma anche dai civili, seppur in quantità minore.

Molti soldati, ma anche molti ufficiali e sottufficiali, ne divennero assuefatti. I soldati assumevano la metanfetamina principalmente per sopravvivere alle avversità del conflitto e rimanere svegli il più a lungo possibile. Gli ufficiali, invece, adoperavano il farmaco per liberare la mente e tenere più alta la concentrazione. Il continuo utilizzo di sostanze psicotrope alla lunga portò a numerosi effetti collaterali, come depressione, nausea, infarti e irrequietezza, mista a una buona dose di aggressività. Tutto ciò venne documentato da un ufficiale tedesco, Otto Ranke, direttore dell'Istituto di Fisiologia delle Forze Armate tedesche, inviato a studiare gli effetti della droga somministrata. Ironia della sorte, anche Ranke ne divenne dipendente, tant’è che arrivò persino a falsificare i rapporti per mantenere in circolazione il Pervitin. Esisteva però un'altra ragione per queste sue azioni: la continuazione della guerra richiedeva uomini capaci di sopportare la feroce strategia hitleriana, quindi in grado di condurre senza problemi la blitzkrieg.

Non solo i militari e i civili si drogavano. Lo stesso Hitler avrebbe fatto uso di sostanze psicotrope per sopportare dapprima lo stress causato dagli incontri pubblici con le masse o con i diplomatici, poi il peso di una guerra che via via diveniva sempre più disastrosa. Le droghe che Hitler assumeva, lo avrebbero reso inizialmente ottimista ed euforico, cosa che rendeva irati gli alti ufficiali tedeschi, mentre poi avrebbero provocato forte depressione. Queste sostanze sarebbero state iniettate dal suo medico personale, Theodor Morell, quasi con cadenza giornaliera, soprattutto verso la fine della guerra.

Il ministro della salute tedesco, Leo Conti, si oppose in tutti i modi alla somministrazione di sostanze stupefacenti alle truppe e alla popolazione, tenendo conto dei loro effetti collaterali, ma senza alcun successo. Le anfetamine e le metanfetamine furono utilizzate fino alla fine della guerra: l'Esercito Tedesco arretrava su tutti i fronti ed i suoi militari avevano bisogno di sostanze che riuscissero a far sopportare il peso della sconfitta.

Questa luce oscura non riguarda solo la Wehrmacht, ma quasi tutti gli eserciti del secondo conflitto mondiale. Giapponesi, inglesi, francesi e americani (gli USA adoperarono sostanze simili anche in guerre successive, come quella di Corea e quella del Vietnam) utilizzarono sostanze stupefacenti per migliorare le prestazioni sul campo. Una questione veramente inquietante, che riesce a far comprendere i meccanismi disumani di una guerra che cambiò il destino dell'umanità.

SOURCE :difesaonline

 

Dall'accesso all'insegnamento dopo un percorso triennale di formazione al rafforzamento del welfare scolastico fino all'ammissione alla maturità con un voto inferiore a sei. Sono queste alcune delle novità introdotte dai decreti legislativi attuativi della Buona Scuola approvati ieri dal Consiglio dei ministri. Vediamo, nel dettaglio, quali sono i principali cambiamenti in arrivo nel settore scolastico.

MATURITA' - Si viene ammessi alla maturità con tutti sei. Fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina (o in un gruppo di discipline che insieme esprimono un voto). Questo non vale per il voto legato al comportamento, chi ha l'insufficienza non viene ammesso. I candidati dovranno affrontare due prove scritte e un colloquio orale. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Con il decreto il voto finale resta in centesimi, ma si dà maggior peso al percorso fatto nell'ultimo triennio: il credito scolastico incide fino a 40 punti, le 2 prove scritte incidono fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti.

ACCESSO ALL'INSEGNAMENTO - Secondo quanto contenuto nei testi approvati cambia il sistema di accesso all'insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, con un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale. Tutte le laureate e tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione e tirocinio (Fit), con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Al termine dei tre anni, se la valutazione è positiva, i docenti vengono immessi in ruolo.

DOCENTI DI SOSTEGNO - Viene rivista la formazione iniziale delle e dei docenti di sostegno dell'infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un Corso di specializzazione ad hoc a cui si accede dopo aver conseguito la laurea in Scienze della formazione primaria, comprensiva di 60 crediti sulla didattica dell’inclusione. Il provvedimento introduce anche l'obbligo di tenere conto della presenza di alunne e alunni diversamente abili per l'assegnazione del personale Ata alle scuole. Nel processo di valutazione delle istituzioni scolastiche viene introdotto il livello di inclusività.

ISTRUZIONE PROFESSIONALE - I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall'anno scolastico 2018/2019, passano da 6 a 11. Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio. Si rafforzano i laboratori e si dà maggiore spazio all'alternanza scuola-lavoro e all'apprendistato con lo scopo di consentire una rapida transizione dal sistema educativo al mondo del lavoro.

SCUOLA DELL'INFANZIA - Viene istituito per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni attraverso cui si estenderanno e amplieranno progressivamente i servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia su tutto il territorio nazionale. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l'attribuzione di risorse agli Enti locali.

RISORSE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO - Sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco per la copertura di borse di studio, l'acquisto di materiale didattico e per l'acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali. Rafforzata anche la Carta dello studente (IoStudio).

Un sindaco del Movimento 5 stelle è indagato, si tratta di Domenico Surdi, primo cittadino di Alcamo, in provincia di Trapani. A dare l’annuncio è stato lo stesso Surdi sulla sua pagina facebook. Surdi, che si è detto sereno, non ha fatto alcun accenno all’ipotesi di dimissioni. Del resto, non è più obbligato a prenderle in considerazione: la modifica del regolamento dei Cinquestelle, introdotta poco prima che Virginia Raggi fosse indagata, gli consente di farlo.

"Ritengo doveroso informare i cittadini alcamesi e tutto il Movimento 5 Stelle che questa mattina mi è giunta dal Tribunale di Trapani una notifica relativa ad una richiesta di proroga delle indagini - spiega Surdi -. Le ipotesi di reato sarebbero verosimilmente connesse alla situazione che la nostra amministrazione si è trovata a fronteggiare all’indomani del suo insediamento e che riguarda l'attingimento di acqua da pozzi privati e del trasporto mediante autobotti".

"Quando ci siamo insediati, le licenze erano scadute e non erano state rinnovate per cui, a seguito della chiusura dei pozzi da parte del Genio Civile di Trapani, la città si trovò in grosse difficoltà, anche a causa delle molte richieste dei cittadini che nel periodo estivo si trasferiscono ad Alcamo Marina e non sono serviti da rete idrica - dice ancora -. Per questo abbiamo chiesto la revoca in autotutela del provvedimento di chiusura, per non lasciare gli alcamesi senz'acqua, nell’attesa di poter migliorare il servizio".

"Ed infatti ci siamo subito messi a lavoro per la redazione di un regolamento sull’approvvigionamento idrico mediante autobotti il cui iter è ancora in corso - conclude -. Stiamo inoltre studiando tutte le alternative per risolvere la perenne crisi idrica che da decenni affligge la nostra città. Resto comunque sereno perché il mio operato è sempre ispirato al rispetto della legge, nell'esclusivo interesse dei cittadini".

 

Arrestato dai carabinieri un ottantenne condannato in via definitiva a 6 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata su una bimba di meno di sei anni. L’episodio risale a giugno dell’anno scorso. L’uomo si trovava all’interno di un bar di un comune della bassa reggiana  dove era presente anche la piccola, intenta a fare dei disegni che poi mostrava ai presenti.

Gli abusi su una bimba

Approfittando di questa circostanza l’anziano ha preso in braccio la bambina toccandola nelle parti intime. Una scena vista anche da altri clienti, uno dei quali avrebbe intimato all’uomo di lasciar andare la bimba. L’anziano, negando l’evidenza, aveva lasciato andare la bambina allontanandosi. I genitori, avvertiti del fatto, si erano subito presentati in caserma denunciando ai carabinieri il grave fatto.

Resterà in carcere fino al 2020

Le indagini dei militari hanno permesso di acquisire elementi certi nei confronti del pedofilo che ha fatto abusi su una bimba, dapprima condotto ai domiciliari e ora in carcere. Nell’immediato la Procura reggiana aveva chiesto ed ottenuto dal Tribunale di Reggio Emilia un provvedimento restrittivo di natura cautelare. Ora la sentenza di condanna a sei anni di reclusione che, essendo divenuta esecutiva, ha visto la Procura spiccare a carico dell’anziano l’ordine di carcerazione.L’80enne resterà in carcere sino al 2022. Nel 2012 era stato condannato per un analogo reato a quasi tre anni e mezzo di reclusione per una violenza risalente al 2006, vittima la figlioletta di un’amica di famiglia. La moglie dell’uomo era amica della mamma della piccola. Un’amicizia profonda e fondata su un’estrema fiducia, tanto da arrivare ad affidare ai coniugi la propria bambina. 

Disperazione e disagio 

In quella circostanza, con la minaccia di picchiarla e tenendo la piccola sotto costante intimidazione psicologica, l’uomo l’aveva costretta a subire palpeggiamenti e a compierne a sua volta. Violenze che avevano gettato la bambina in uno stato di disperazione e disagio,via via diventati sempre più evidenti. Alla fine aveva trovato il coraggio di parlare, erano seguite le indagini dei Carabinieri, la denuncia, l’arresto preventivo e la condanna dell’uomo, oggi finito nuovamente in carcere.

 

Dopo l’attentato di Stoccolma e in vista delle celebrazioni della Settimana Santa,  è allerta in Italia. Gli apparati di sicurezza si sono mobilitati per affinare ulteriormente il dispositivo di prevenzione antiterrorismo già predisposto in questi mesi. Si punta a misure per bloccare i camion-killer.

Nuove misure  contro i camion-killer

In particolare, secondo fonti qualificate, saranno richiamate e rese ancora più stringenti le disposizioni già inviate con circolare di Pubblica sicurezza a prefetti e questori, che prevedono la possibilità per i responsabili provinciali della sicurezza di interdire il transito dei mezzi pesanti in prossimità di luoghi di aggregazione interessati da particolari eventi o di delimitare aree specifiche mediante l’utilizzo di difese passive e zone di controllo e prefiltraggio. Particolare attenzione, naturalmente, all’area del Vaticano, che sarà interessata nei prossimi giorni da diverse cerimonie religiose in occasione della Pasqua.

 

I legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, non si fermano: bisogna proseguire nella ricerca della verità sull’omicidio del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Parole che arrivano a pochi giorni dall’archiviazione di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

I difensori di Alberto Stasi e il dna di Sempio

I difensori si erano rivolti a un’agenzia di investigazione privata e al genetista Pasquale Linarello per prelevare e analizzare il Dna di Sempio con quello trovato sulle unghie di Chiara. Un confronto che, a dire degli avvocati di Stasi, mostrerebbe una possibile compatibilità.Diversa, invece, la conclusione del pm di Pavia Mario Venditti e del gip Fabio Lambertucci. Gli avvocati e i consulenti di Stasi «sono rimasti increduli e dissenzienti, ma silenti»  di fronte ai due provvedimenti dell’autorità giudiziaria «per un doveroso rispetto del valore istituzionale di tali atti»; tuttavia «non si mancherà di sviluppare ogni argomentazione in merito nelle opportune sedi».

Istanza di revisione

La difesa annuncia la volontà di andare avanti fino a una «specifica istanza di revisione, non a caso prorogata e ritardata, proprio a fronte della più impellente esigenza di approfondimento e valutazione degli elementi» presunti contro Sempio, risultato completamente estraneo alla vicenda. Le investigazioni difensive «sono state svolte nel pieno rispetto della legge e, in particolare, del codice della Privacy e delle disposizioni da esso richiamate». Si ribadisce «la doverosa necessità di sottoporre al vaglio dell’autorità giudiziaria un importante elemento riguardante la tematica del Dna ritrovato sulle unghie della vittima», per consentire «di vagliare gli specifici elementi sopravvenuti, non certo quello di accusare a priori qualcuno».

 

  1. Primo piano
  2. Popolari