Mercoledì, 26 Aprile 2017
Articoli filtrati per data: Venerdì, 07 Aprile 2017

Erano falsi abiti firmati. In realtà, contraffatti. E, ovviamente, postati su Facebook. Un vero e proprio bazar di abiti firmati contraffatti, venduti in casa e pubblicizzati attraverso due profili Facebook, è stato infatti scoperto dalla Guardia di Finanza di Ragusa in un appartamento della città di Vittoria. A gestire l’attività illecita, una donna che attraverso il social si procacciava i clienti, invitandoli a vedere e provare i capi d’abbigliamento nella sua abitazione. Qui, i finanzieri hanno trovato e sequestrato circa 150 falsi abiti firmati O-bag, Liu Jo, Gucci, Armani jeans, Adidas, Nike, Ray Ban, Prada, Moschino. Tutti rigorosamente fasulli. Dall’analisi dei profili Facebook fatta dalla Guardia di Finanza, la donna avrebbe dato il via alla sua attività almeno dal mese di gennaio, con forniture settimanali di prodotti contraffatti, per un totale di circa duemila capi, che venivano consegnati a quanti li acquistavano via corriere. I finanzieri hanno anche trovato un’agendina della donna con annottati una parte degli incassi in contanti percepiti dagli ignari clienti.

 

L‘obesità in Italia colpisce 6  milioni di persone con 500 mila grandi obesi. Tra i bambini 1 su 3 è  in sovrappeso e 1 su 4 è obeso. Inoltre ogni anno 57 mila persone (1 ogni 10 minuti) muoiono per le complicanze di questa malattia. Lo  riferisce la Società italiana di chirurgia dell’obesità (Sicob), che per fare luce su sicurezza, nuove tecniche chirurgiche e reti di  assistenza ha organizzato la tavola rotonda “Obesità una malattia  sociale: il ruolo del chirurgo tra responsabilità istituzionale e  domanda di salute dei pazienti” nell’ambito del XXV Congresso  nazionale della Sicob, in corso a Venezia fino a domani.

Nel 2012 questa condizione è stata responsabile del 4% della spesa sanitaria italiana per circa 4,5 miliardi di euro – spiega ancora la  Società – E questo anche a causa delle sue comorbidità: sovrappeso ed  eccesso ponderale sono responsabili di circa l’80% dei casi di  diabete, del 55% dei casi di ipertensione e del 35% di quelli di cardiopatia ischemica e di tumore.

Nei casi più gravi la soluzione – osservano gli esperti – è la chirurgia bariatrica che, tramite il ricorso alle  tecniche d’avanguardia oggi a disposizione, può rivelarsi più efficace della dieta e dell’attività fisica, consentendo un calo di peso  significativo: secondo un’indagine dell’Università Milano Bicocca, con la chirurgia bariatrica si può ottenere un guadagno per paziente di  oltre 3 anni di vita, in condizioni di salute ottimali e una riduzione della spesa per paziente di 11.384 euro.

«Si tratta di una malattia che a livelli importanti, ovvero quando  l’indice di massa corporea è superiore a 35, si trasforma in  invalidità – ha commentato Luigi Piazza, presidente Sicob – Nelle  obesità gravi la chirurgia rappresenta la soluzione migliore e più  incisiva. Un’arma vincente che deve essere maneggiata con estrema  cautela da persone competenti, in grado di garantire livelli di  sicurezza elevati. Questo è possibile presso i centri dedicati al  trattamento chirurgico della patologia».

 

Ecco lo spettacolare momento del lancio dei 59 missili Tomahawk contro le basi da cui è partito l’attacco chimico in Siria. I missili, partiti da due navi americane presenti nel Mediterraneo, avrebbero colpito piste, velivoli e zone di rifornimento.

C’è chi si fa legare, chi ama tagliarsi e chi adora… le ascelle, 5 star con relativi desideri sessuali fuori dal comune

1 – Scarlett Johansson. Da giovani spesso non si sa dove andare a concludere un bell’appuntamento romantico con qualcuno che ci piace. A volte si finisce in macchina a…baciarci eccetera. Scarlett Johansson va matta per queste cose. È stata lei stessa ad ammettere che il sesso in automobile è una cosa che la accende. Non avremmo mai immaginato che la Johansson fosse un po’ esibizionista, o forse dopo aver visto Ghost in the Shell qualcuno ci aveva pensato? In un’intervista a Playboy, ha dichiarato: "Io credo che farlo in auto sia sexy. Se dovessi pensare di compiere un gesto spinto e un po’ pazzo, penserei subito al sedile posteriore della mia auto”.

2 - Kristen Stewart invece ha una passione.. un po’ meno comune. Ma al cuore e al feticismo, non si comanda. A quanto pare la Stewart ha un debole per la maschalagnia. Non si tratta di una malattia venerea, ma del piacere di leccare e farsi leccare… le ascelle. Proprio così, avete capito bene. A Kristen piace quel tipico odore, questo è quello che ha dichiarato durante un’intervista a British Vogue. Ai tempi era ancora fidanzata con il regista di Biancaneve e il cacciatore Rupert Sanders, che a suo dire assecondava questa passione della fidanzata. Ora la Stewart frequenta Stella Maxwell, angelo di Victoria’s Secret.

3 - Eva Longoria, ha una passione più hot e più diffusa. Le piace farsi legare dai propri partner, in camera da letto. Lo sguardo conturbante della diva quindi, nasconde una predilezione per il sadomaso. Durante un’intervista ha dichiarato: “Non sono contraria a essere legata con sciarpe di seta, mi piace un uomo che sa prendere il sopravvento. C'è qualcosa di molto sexy nell’essere sottomessa, perché bisogna arrendersi totalmente e abbassare la guardia”. Sarà contento della notizia Jose Antonio Bastón, il suo nuovo marito, sposato il 21 maggio dell’anno scorso.

4 - Christina Aguilera, ha sempre scelto un guardaroba piuttosto provocante per apparire in pubblico. Non viene difficile immaginarla mentre indossa completini aderenti in pelle e lattice. La classica uniforme fetish di chi ama un certo tipo di rapporti intimi. La Aguilera ha detto alla rivista Q "Sono davvero appassionata di fetish e il lattice sta cambiando la mia vita sessuale. Farlo indossare a mio marito? Non so se lo farei!“.

5 - Angelina Jolie  nasconde un lato dark. C’è una piccola follia nei suoi occhi. Non ci credete? Beh, vi basti sapere che è appassionata di hematolagnia altrimenti detta il festish del sangue. Volete saperne di più? Mentre era sposata con Billy Bob Thornton la Jolie ha raccontato di aver provato diverse volte a portare dei coltelli in camera da letto, per utilizzarli durante un loro rapporto sessuale. In poche parole i due si tagliavano e assaggiavano il sapore del sangue del partner. La coppia, come sappiamo, si è separata, Angelina e Bob hanno preso strade diverse.

 

L'industria nazionale del riciclo degli pneumatici fuori uso costituisce un'eccellenza a livello europeo e un settore strategico della "circular economy", con uno dei tassi più elevati di riciclo di materia, in linea con quanto previsto dalla normativa europea. Dalla revisione del Decreto Ministeriale 82/2011 potranno arrivare miglioramenti all'efficienza del sistema, ma forte preoccupazione desta tra gli operatori il rischio che dal tavolo tecnico sul Decreto End of Waste possa scaturire una visione esageratamente restrittiva e inutilmente prudenziale.

Queste le preoccupazioni emerse nel corso del convegno dal titolo "La gestione degli Pneumatici Fuori Uso tra presente e futuro", promosso oggi a Roma da UNIRIGOM, l'Unione Recuperatori Italiani della Gomma aderente a FISE UNIRE (Unione Imprese del Recupero).

L'industria del riciclo della gomma costituisce un'eccellenza tutta italiana nel panorama europeo della circular economy.

Secondo gli ultimi dati disponibili (2015), ogni anno in Italia si recuperano quasi 340.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso (PFU), il 45% delle quali viene avviato a recupero di materia, da cui si ottiene il 76,3% di granulato di gomma, il 23,5% di acciaio e lo 0,2% di fibra tessile, mentre il restante 55% viene destinato al recupero energetico, soprattutto presso i cementifici. Una parte significativa di quest'ultimo, quasi la metà, viene già oggi esportato, essendo ormai saturo il mercato nazionale a causa dell'insufficienza dei canali di sbocco.

Record per i veicoli a metano: nel 2016 quelli in circolazione in Italia hanno superato il milione di unità, raggiungendo quota 1.005.809. Rispetto al 2010, quando erano appena 723mila, in soli sei anni si è raggiunto il risultato record con un aumento percentuale del 38,9% nonostante si sia registrata una contrazione negli ultimi due anni.

La crescita - secondo un'elaborazione dell'Osservatorio Federmetano, struttura di ricerca sul metano per autotrazione, sulla base di dati Aci - ha subito un forte rallentamento nel biennio che si è appena chiuso, momento in cui le immatricolazioni di nuovi veicoli a metano sono molto diminuite.

"Al metano deve essere riservata maggiore attenzione - ha precisato Licia Balboni, presidente di Federmetano, aprendo i lavori del workshop 'Evoluzione normative del mondo del metano' nell'ambito di Energymed -, sia nelle sedi istituzionali, sia da parte dei media".

"Per sostenere l'intero comparto - ha proseguito Balboni - Federmetano ha fatto proposte precise per l'aggiornamento della Strategia Energetica Nazionale, come il mantenimento degli attuali livelli di accisa; la promozione di misure per indicizzare lo sviluppo della rete di CNG e di LNG in aree in cui è carente; modifiche normative per la variazione dei regime penali (CG), per la flessibilizzazione del conferimento della capacità di trasporto, per la semplificazione e la velocizzazione dell'allaccio ai metanodotti e modifiche della tariffa di accesso alla rete di distribuzione; l'armonizzazione delle norme regionali in materia di tassa automobilistica".

E' più leggera la spesa settimanale delle famiglie italiane per il cibo, precisamente di 2,5 chili. Si tratta del minimo storico da 10 anni accompagnato, però, da una crescente attenzione alla qualità e alla sostenibilità ambientale e sociale. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti 'Meno peso, più qualità nel carrello', diffusa in occasione dell’incontro nel castello di San Giorgio di Maccarese, a Fiumicino (Roma), promossa dall’azienda agricola Maccarese, associata alla Coldiretti.

"Nel giro di un decennio il carrello della spesa settimanale - spiega la Coldiretti - è passato da 21,4 chili a 18,9 chili, con un taglio netto delle quantità acquistate". Un fenomeno, secondo l'associazione, riconducibile in parte anche ad una svolta salutistica con l’affermarsi di una nuova cultura del cibo che vede gli italiani mangiare meno ma mangiare meglio.

A dimostrarlo, secondo un'analisi Coldiretti su dati Nielsen, il progressivo aumento dei consumi di prodotti appartenenti all’ambito Benessere&Salute con un trend positivo di +8,4% sulle vendite in volume e +9% su quelle in valore nell’ultimo anno. E anche le scelte dei cittadini che, stando a un’analisi Coldiretti su dati Eurispes 2017, nell’acquisto di beni alimentari prediligono i prodotti Made in Italy (74%) e oltre la metà (53%) compra spesso quelli con marchio Dop, Igp, Doc. In oltre la metà dei casi (59%) ad essere privilegiati sono i prodotti a km zero e nell’80% quelli di stagione. "Tre consumatori su quattro - precisa la Coldiretti - controllano inoltre l’etichettatura e la provenienza degli alimenti e mangiano italiano".

"Un esempio di questo nuovo corso è rappresentato dalla carne. Gli italiani - scrive l'associazione - ne mangiano meno in quantità (-5% nel 2016, secondo Ismea) ma la scelgono sempre più di qualità e con attenzione alla salute, secondo un’analisi Coldiretti su dati dell’Osservatorio nazionale consumi di carne. Complessivamente nel nostro Paese se ne portano in tavola all’anno 79 chilogrammi pro-capite (tra pollo, suino, bovino, ovino), il più basso in Europa, con i danesi che sono a 109,8 chilogrammi, i portoghesi 101 chilogrammi, gli spagnoli 99,5 chilogrammi, i francesi e i tedeschi 85,8 e 86 chilogrammi".

"L’attenzione dei consumatori per il valore qualitativo di quello che portano in tavola è sicuramente un fatto positivo", sottolinea il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. "Il miglior modo per sostenere questa rinnovata centralità del cibo - conclude - è consentire ai cittadini di fare scelte di acquisto consapevoli garantendo loro una piena trasparenza sulla reale origine di quello che mettono nel carrello con una etichettatura chiara e completa anche sulla provenienza".

 

Bullismo, cyberbullismo, selfie suicidari, aggressività nei confronti dei genitori e dei più deboli, uso di droghe. Come giudicano gli adolescenti queste azioni? Ebbene, sette giovani su dieci non commentano negativamente atti simili. E' il dato sconcertante emerso da un sondaggio su 800 persone condotto da Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, che sta monitorando i comportamenti antisociali nel mondo degli adolescenti.

"E' preoccupante l'atteggiamento dei 330 giovani tra i 18 e i 25 anni che hanno risposto al sondaggio – afferma Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, presidente Eurodap – Tutti, rispondendo alle domande poste, hanno avuto un atteggiamento che dimostra inconsapevolezza rispetto alla gravità di azioni come il bullismo, la violenza verbale e fisica nei confronti di un altro adolescente, o azioni che possano mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri".

"Secondo il 70% del campione - spiega l’esperta - questi atti vengono messi in atto di solito per curiosità. Secondo le risposte raccolte, chi agisce con violenza fisica e verbale su un'altra persona, chi maltratta i genitori, chi mette in pericolo la propria vita e quella degli altri lo fa perché queste azioni danno eccitazione; oppure si mettono in pratica tanto per fare qualcosa e vedere la reazione nell’altro. Sul fronte uso di droghe le risposte sono poi molto pericolose. La maggior parte dei giovani sostiene che usare droghe sia normale", dice Vinciguerra, anche docente presso l’Università Ludes di Lugano.

"I giovani credono che queste azioni sia sempre esistite ma che adesso siano più conosciute da quando si dispone di Internet che ha aperto un mondo - spiega l’esperta - Solo il 30% dei giovani ravvede in questi atti comportamenti socialmente inadeguati e pericolosi e tende a dare la responsabilità all'esterno. Nella fascia di età tra i 25-45 anni, l'80% di coloro che hanno risposto al sondaggio considera i comportamenti di cui a​bbiamo​ parlato in precedenza come qualcosa di negativo e pericoloso ma tende a considerarli bravate, di cui i social sono i maggiori responsabili". Queste persone "non si dicono allarmate rispetto al diffuso uso delle droghe e solo il 20% del campione in questa fascia di età pensa che si dovrebbero fare corsi ai genitori per migliorare la loro capacità nel gestire la crescita dei figli".

Un atteggiamento che cambia con l'età. Nella fascia tra i 45-65 anni l'80% delle persone che hanno risposto al sondaggio si dice consapevole della gravità di questi comportamenti giovanili, ma sposta sulla scuola e i social la responsabilità di questo problema generazionale. "Ci troviamo di fronte ad un grave allarme sociale", dice l'esperta parlando di "disturbo di comportamento antisociale, di cui le cronache ci rimandano i fatti più drammatici, ma che è una modalità di comportamento generalizzato tra la maggioranza degli adolescenti, di cui nessuno si prende la sua parte di responsabilità - afferma Vinciguerra - L'essere umano non nasce con codici di comportamento preorganizzato, nasce con un temperamento che può essere mite, combattivo, aggressivo, determinato, evitante e così via".

"Quello che determinerà le modalità di pensiero e comportamento sarà indirizzato dai messaggi del mondo, da modelli di riferimento, dalla qualità dell'accudimento". La famiglia, insomma, per Vinciguerra, ha "una profonda responsabilità nei comportamenti dei ragazzi, ma così lo Stato, i social, i media. Si pensa che accudire i figli sia proteggerli e farli contenti, convinzione assolutamente errata. Accudire i figli è farli sentire certamente amati, non pretendere che siano quello che noi vorremmo, rispettare e sostenere le loro caratteristiche, ma sempre in aderenza alla realtà e con l'intento di renderli autonomi. I genitori sono focalizzati a costruire benessere economico per non far mancare nulla ai figli senza rendersi conto che fanno mancare loro tutto: appoggio, protezione, modelli del bene e del male poiché sono i primi a proteggerli, a scusarli contro tutti coloro che tentano talvolta di dare dei messaggi educativi", conclude Vinciguerra.​ ​

 

Un'epidemia che colpisce al livello globale 300 milioni di persone, secondo stime dell'Organizzazione mondiale della sanità. Ma se il 'male oscuro' è spesso declinato al femminile, in Italia un uomo su quattro manifesta sintomi legati alla depressione come emicranie, dolori muscolari e articolari, difficoltà digestive, problemi alimentari di vario tipo e perdita di desiderio sessuale. E spesso li tace. Lo rivela un sondaggio online realizzato da Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, in occasione della Giornata mondiale della salute dell'Oms, dedicata quest'anno alla depressione. Al sondaggio ha risposto un campione di 400 uomini.

"Il 25% degli uomini tra i 35 e i 45 anni ha ammesso di avere a che fare con sintomi di tipo depressivo - afferma Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente Eurodap e docente presso l'Università Ludes a Lugano - Un altro dato significativo, inoltre, riguarda gli ultra sessantenni i quali ammettono di vivere in uno stato depressivo, nella maggior parte dei casi dovuto al cambio di abitudini e al passaggio dall'attività lavorativa al pensionamento".

Ma come vivono gli uomini questi problemi? "La stragrande maggioranza dei partecipanti al sondaggio, intorno al 70%, pur ammettendo di vivere un disagio ritiene che rivolgersi a un professionista e manifestarlo sarebbe da deboli, e che gli uomini dovrebbero mantenere un contegno, mostrarsi solidi ed efficienti per il bene della famiglia. Solo il 12% ritiene che possa essere utile ammettere di avere un problema e, di conseguenza, rivolgersi ad uno specialista. Il restante 18% preferisce non pronunciarsi", aggiunge Vinciguerra.

In sostanza, i risultati del sondaggio hanno evidenziato una crescente diffusione del disturbo tra gli uomini tra i 35 e i 45 anni, lavoratori e conviventi, sposati o separati, probabilmente a causa del precario stato socio-economico in cui versano e della necessità, quindi, di dover lavorare sempre di più per farsi carico delle numerose responsabilità derivanti dalla famiglia, dai genitori sempre più anziani e dalle ambizioni personali.

"Discorso diverso, invece, va fatto per gli ultrasessantenni. In questo caso - spiega l'esperta - ciò che accentua il disturbo è la consapevolezza di non avere le stesse energie di un tempo, di fare necessariamente affidamento su figli e nipoti, talvolta non soltanto da un punto di vista pratico, ma anche economico".

Gli uomini in generale, comunque, continuano a non essere propensi a esprimere i propri disagi e incertezze, ma piuttosto ritengono di doverle tenere segrete per un'esigenza di apparire forti. Secondo la psicoterapeuta, si tratta di un errore: dovrebbero essere informati dei rischi che corrono. "Il disagio che è emerso dal sondaggio - avverte Vinciguerra - non può essere ignorato, ma va accolto come segnale per rendere consapevoli coloro che soffrono e spingerli a prenderne atto senza vergogna, trovare la motivazione di agire rivolgendosi a professionisti per migliorare la propria salute e qualità di vita. E' inoltre di fondamentale importanza il sostegno di amici e parenti".

Come aiutare un uomo che manifesta sintomi depressivi? Prima cosa "incoraggiarlo a manifestare il proprio disagio - suggerisce la presidente di Eurodap - Si sa che gli uomini hanno la tendenza a manifestare la depressione in maniera diversa rispetto alle donne. In genere esprimono irritabilità, rabbia e irascibilità, quindi è meglio non sottovalutare, ma ipotizzare che la causa di questo comportamento, almeno inizialmente, siano stress e stanchezza, in modo da poterli spingere con maggiore facilità a fare dei controlli medici. Aiutateli poi a seguire una dieta equilibrata. Come per tutti i disturbi psichici - ricorda Vinciguerra - anche per la depressione è possibile alleviarne i sintomi, soprattutto quelli gastro-intestinali, seguendo dieta equilibrata e sana".

"Spingeteli a fare attività fisica - continua l'esperta - L'esercizio fisico abituale, infatti, aiuta la produzione e la liberazione delle endorfine che sono i neurotrasmettitori della felicità. Queste generano una piacevole sensazione di benessere aiutando perfino ad alleviare il dolore. Infatti le persone che si dedicano all'attività fisica si sentono più energiche e inclini anche a conservare questa loro energia".

"Infine, siate disponibili all’ascolto. Aiutateli a esprimere il disagio e accoglieteli qualora manifestini delle difficoltà. Siate però risoluti - conclude la psicoterapeuta - nel proporre la possibilità di rivolgersi a un professionista".

 

Castana-Oltrepo Pavese- VISTA DALL’ALTO

Untitled-1

  1. Primo piano
  2. Popolari