Lunedì, 24 Luglio 2017
Articoli filtrati per data: Giovedì, 20 Aprile 2017

Spari sugli Champs Elysées a Parigi. Un poliziotto è rimasto ucciso e un altro gravemente ferito alla testa. Un aggressore è stato a sua volta abbattuto dai colpi degli agenti, riferiscono i media francesi. Ma, secondo alcuni testimoni citati da 'Bfmtv', gli aggressori sarebbero stati due.

 Arrivano conferme sul fatto che l'obiettivo fossero effettivamente gli agenti: è un portavoce del ministero dell'interno francese a confermarlo, escludendo di fatto l'ipotesi che si possa trattare di una rapita finita male, come ipotizzato da alcune fonti di stampa. Al momento sono in azione le forze speciali e la procura anti-terrorismo ha aperto un'inchiesta.

 L'uomo che ha aperto il fuoco contro la polizia è stato "neutralizzato": a comunicare l'uccisione dell'aggressore è stata la prefettura di polizia di Parigi, riferisce il sito di 'Le Figaro'.

 Numerosi agenti di polizia muniti di scudi si sono schierati sulla Avenue, dove si vedono decine di camionette delle forze di sicurezza. Chiuse per precauzione la stazione della metropolitana Franklin Roosevelt e George V.

 La sparatoria è avvenuta all'angolo con la nota brasserie Fouquet's. La zona è stata chiusa dalla polizia e viene sorvolata da un elicottero. La sparatoria è avvenuta mentre è in corso l'ultimo dibattito televisivo fra i candidati alle presidenziali di domenica.

 

Responsabili anche di "gravissimi reati di sangue", ma prosciolti per infermità mentale, vagano liberi in alcune zone del Paese perché sono già piene le Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza nate con la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziario (Opg). Il quadro preoccupante emerge da un monitoraggio condotto dal Csm, che ha raccolto informazioni sugli effetti della riforma dai vertici degli uffici giudiziari.

La Corte suprema russa ha vietato l'attività dei Testimoni di Geova definendo la loro organizzazione religiosa "estremista" e ne ha sequestrato i beni a favore dello Stato. Lo riporta l'agenzia Tass. La Corte suprema russa ha così accolto una richiesta del ministero della Giustizia. L'organizzazione religiosa ha fatto sapere che impugnerà la sentenza.

Casanova Staffora,  frazione di Santa Margherita Staffora, è qui che ha sede oltre che il municipio, la scuola primaia di primo grado. Cinque docenti accompagnano dieci bambini dai sei anni sino all'ultimo anno del percorso scolastico, in un'unica classe. Per certi versi una scuola "d’altri tempi", vuoi per il numero ridotto di bambini, vuoi per il contesto montano in cui si trova, ma a questa "mini" scuola si può dire che non manca veramente nulla, dalla struttura alle progettualità, e scopri così che i bambini hanno un blog sul quale scrivono le loro esperienze e le attività scolastiche e che portano avanti progetti importanti in lingua inglese. Con l’insegnante, Elena Maria Quatromo, fiduciaria del plesso cerchiamo di capire, per noi abituati alle scuole del basso Oltrepo,  come "funziona" questa piccola e bella comunità. 

Quatromo lei arriva da Milano. La prima ovvia e scontata domanda è com’è essere catapultati in una realtà montana? 

"Ho insegnato per 35 anni a Milano e nell’hinterland, a Buccinasco e sono qui da cinque anni per una mia scelta personale di vita”. 

Quali sono le difficoltà maggiori che ha riscontrato come insegnante? 

"Insegnare in una pluriclasse è molto difficile, bisogna cercare di far lavorare tutti i bambini contemporaneamente senza creare tempi morti per nessuno. al contempo per rendere coeso il gruppo è necessario ricercare attività aggreganti, comuni e divertenti, quali musica ed educazione fisica, anche il Giornalino  della scuola pensato e realizzato da tutti rientra in questa logica. Lo spettacolo teatrale che ogni anno va in scena  e a cui assiste tutto il paese fa parte di questa progettualità". 

Pluriclasse valore aggiunto o penalizzante? 

"Certamente un valore aggiunto, poiché è una rarità ed insegna ai grandi ad occuparsi dei piccoli. Inoltre l’esiguo numero di bambini e la nostra ubicazione ci permette di riscoprire e alimentare  ciò che il territorio offre: ogni anno effettuiamo uscite didattiche sul territorio alla scoperta delle bellezze naturali e delle piccole realtà imprenditoriali ed artigianali tipiche della nostra valle. Inoltre c’è un’intesa con l’amministrazione comunale sulla riscoperta del dialetto". 

Mi ha sorpreso nel vedere che avete un blog, è come se parlando di una scuola di montagna si avesse la percezione che il tempo si sia fermato… cosa che invece non è.. 

"Sì abbiamo un blog che da circa 5 anni racconta le nostre attività e si chiama 'Scuola in Valle', inoltre abbiamo anche un'altra attività trasversale molto importante che riguarda l’insegnamento della lingua inglese, il Clil ( content language integred learning), che riguarda lo studio di una materia in inglese, quest’anno, abbiamo parlato di educazione alimentare". 

Con i bambini della scuola facciamo "due chiacchere" tenendo ben presente le parole del loro blog :“Orgogliosi della nostra Scuola di Montagna…laboratorio di idee e di creatività". 

La vostra scuola è molto piccola. Vi sentite dei privilegiati per questo? 

Tommaso Tambussi: "Sì, abbiamo qualcosa in più rispetto agli altri".  

Paolo Capucciati: "Sì perchè anche se la scuola è piccola, l'interesse è grande". 

Aurora Dedomenici: "Sicuramente, a me piace moltissimo". 

Cristian Fossati: "Sì perchè essendo in pochi le maestre si occupano di più e meglio di noi alunni". 

Angelica Masanta: "Sì, è tutto molto bello". 

Roberto Agnes Malaspina: "Io non mi sento un privilegiato, anzi, per me è veramente troppo piccola". 

Nathan Nobile: "Mi ritengo fortunato perchè abbiamo delle maestre molto brave". 

Nicole Fossati: "Sì perchè non solo è per me bella, ma tanto, tanto speciale". 

Annamaria Anghel: "E' una scuola speciale e questo la rende unica. Sono fortunata". 

Lorenzo Dedomenici: "E' bello essere in pochi, in più abbiamo anche delle maestre bravissime". 

Le lezioni si svolgono tutte insieme, dalla prima alla quinta. Aspetti positivi e negativi? 

Tommaso Tambussi: "Solo aspetti positivi, è bello stare tutti insieme". 

Paolo Capucciati: "Studiare tutti insieme per me è positivo". 

Aurora Dedomenici: "Siamo tutti amici e stare insieme è bello". 

Cristian Fossati: "Per me c'è solo una cosa negativa. essendo in un'aula tutti insieme c'è spesso molto rumore". 

Angelica Masanta: "Stare insieme, la cosa più bella". 

Roberto Agnes Malaspina: "Non trovo aspetti negativi e difficoltà. Il poter imparare dai più grandi è per me l'aspetto più importante". 

Nathan Nobile: "I bambini di quinta si vantano un sacco....Invece quelli di terza sono molto bravi". 

Nicole Fossati: "Stare tutti insieme mi rende felice". 

Annamaria Anghel: "Questa scuola per me è perfetta". 

Lorenzo Dedomenici: "E' bello fare lezioni tutti insieme e con un po' di impegno nulla è difficile". 

Sei tu il Preside per un giorno. Quale iniziativa ti piacerebbe portare avanti? 

Tommaso Tambussi: "Farei fare più pomeriggi a scuola". 

Paolo Capucciati: "Fornirei la scuola di più materiale didattico". 

Aurora Dedomenici: "Servirebbe una grande lavagna in più". 

Cristian Fossati: "Farei costruire una grande palestra  e fare portare una nuova fotocopiatrice". 

Angelica Masanta: "Vieterei ai bambini di litigare". 

Roberto Agnes Malaspina: "Amplierei la scuola e introdurrei più giochi che possano aiutare ad imparare". 

Nathan Nobile: "In una giornata fare tutte le materie". 

Nicole Fossati: "Una nuova palestra per fare ginnastica più liberamente e senza pericoli". 

Annamaria Anghel: "Comprerei una stampante a colori". 

Lorenzo Dedomenici: "Farei costruire una nuova palestra e comprerei una stampante a colori". 

Abitate tutti in Alto Oltrepo e avete la fortuna di vivere in un bellissimo territorio. Cosa manca per renderlo migliore? 

Tommaso Tambussi: "Mancano i bambini". 

Paolo Capucciati: "E' un territorio perfetto così com'è". 

Aurora Dedomenici: "Ci vorrebbero più bambini con cui poter giocare". 

Cristian Fossati: "Per me è tutto perfetto, l'unica cosa è che devono lasciarlo così com'è e non devono tagliare gli alberi". 

Angelica Masanta: "A me piace così". 

Roberto Agnes Malaspina: "Vorrei poter incontrare i miei compagni di scuola anche nel pomeriggio, in un luogo attrezzato per noi che ora manca". 

Nathan Nobile: "Non manca nulla". 

Nicole Fossati: "Mancano delle belle strade, bisogna asfaltarle, togliere i buchi e renderle più sicure". 

Annamaria Anghel: "Non cambierei questo posto con nessun altro al mondo". 

Lorenzo Dedomenici: "A Casanova vorrei che ci fosse una pista ciclabile che porta a Casale Staffora e vorrei un parco naturale dove tenere i caprioli". 

Dopo la scuola come occupate il vostro tempo, in paese o vi dovete "per forza" spostare? 

Tommaso Tambussi: "Io vado a Varzi due volte la settimana per gli allenamenti di calcio". 

Paolo Capucciati: "Spesso vado a Ponti una frazione del Brallo di Pregola". 

Aurora Dedomenici: "Io sto qui e mi diverto andando in bicicletta". 

Cristian Fossati: "Vado due volte alla settimana a Voghera per le mie attività e quando resto in paese vado in bicicletta". 

Angelica Masanta: "Io sto qui e mi diverto a pattinare con mia sorella". 

Roberto Agnes Malaspina: "Rimango in paese". 

Tutti li conoscono per la loro simpatia, per la loro generosità e per la loro grande bravura e passione per i rally. Stiamo parlando di Antonio Contento e Anna Sabadin, coppia consolidata sia nella vita che nei rally, appunto. Antonio debutta nel 1995 al rally Oltrepò con un Peugeot 309 gruppo A, della Vieffecorse Vigna di Asti, navigato Gianni de Antoni. Gara conclusa al 14° posto assoluto e al sesto di classe, dimostrando fin da subito di avere ottime capacità.

Anna invece ha esordito 15 anni fa, il 17 marzo 2002 al fianco di Antonio su di una Peugeot 106 Gruppo N1 al rally sprint di Bobbio, cogliendo un incoraggiante secondo posto di classe. Nella loro carriera agonistica ottengono numerosi risultati di prestigio per ciò che concerne la lotta di classe compresa la vittoria in Coppa Italia nel 2004, ma non solo, nel 2007 Anna viene insignita della palma della vittoria in "Donne in Pole Position". Sempre nello stesso anno i due ottengono la vittoria nella classifica finale assoluta del Lombardia Rally Cup a bordo di una MG Rover ZR. Ottimi risultati li colgono anche negli anni successivi.

Nel 2012, grazie al ritorno sulla scena agonistica del Rally 4 Regioni in versione storica, scoprono il fascino del rallysmo del tempo che fu, ma una grave indisposizione colpisce Antonio, costretto ad una lunghissima degenza in ospedale ed un’altrettanto lunga riabilitazione. Sono momenti difficili, attorno ad Antonio e Anna si stringono tutti gli amici che li sorreggono con il loro affetto. Antonio è una “pellaccia” e nel 2016 ecco che con Anna costantemente al suo fianco, riprendono da dove erano rimasti, dal Rally 4 Regioni storico a bordo dell’Opel Manta GT/E. L’equipaggio non impiega molto a togliersi la ruggine di dosso e al termine di due giornate di gara, eccolo salire sul gradino più alto del podio di classe accompagnandolo con uno stupendo 12° posto assoluto.

E quest’anno? A soddisfare la nostra curiosità è Anna Sabadin...

"Quest'anno abbiamo intenzione i dedicarci ai rally storici. Siamo propensi ad iniziare con l’Opel Manta al rally 4 Regioni Classic, quello lungo per intenderci, quello nato dalla geniale idea di Yves Loubet (ex pilota Lancia, oggi a capo del YL. Historic Rally & Events) insieme al presidente dell’Aci Pavia Marino Scabini. Un ritorno al passato: 883 km di gara di cui 304 di prove speciali. Un’avventura entusiasmante da vivere a 360 gradi. Poi vorremmo prendere parte al Rally dell’Isola d’Elba Elba con l’Opel Kadett GT/e. Il resto lo decideremo di volta in volta in base agli impegni di lavoro. Non credo faremo qualcosa anche nei rally moderni”.

Dunque le storiche continuano ad affascinare anche la coppia storica. Un duo che sa trasmettere simpatia e prestazione e non teme avventurarsi nell’impegnativo rally internazionale contro i temibili francesi, tedeschi, belgi, austriaci ecc, che, reduci dal Rally del Marocco, giungeranno a Salice Terme per affrontare la new entry nel loro circus rallystico internazionale.

 

Leo Sisti , giornalista e scrittore vogherese, laureato in legge, per più di 30 anni all’Espresso, si è occupato di economia, finanza, corruzione politica, terrorismo italiano e di matrice islamica, mafia e criminalità organizzata. Nel 1996 ha vinto il premio giornalistico “Premiolino”, per aver rivelato che la società “All Iberian” era nell’orbita della Fininvest di Silvio Berlusconi, che ne aveva negato il controllo. Sisti fa parte del network giornalistico di Washington International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Con ICIJ ha vinto due premi giornalistici negli Usa ( 2008 e 2009), assegnati da “Investigative Reporters and Editors” (IRE). Ha scritto otto libri, tra cui Il caso Marcinkus (con Leonardo Coen),  Les nouveaux reseaux de la corruption (con Fabrizio Calvi), L’intoccabile (con Peter Gomez), Caccia a Bin Laden, L’isola del tesoro.

Investigative Reporting Project Italy (IRPI) così commenta la notizia :  

"Qual è il giornalista che non aspira a vincere il Pulitzer, il più importante Premio americano, una specie di Nobel del giornalismo? La domanda è retorica e la risposta è: nessuno.

Lunedì 10 aprile  2017 rimarrà una data storica per IRPI. Sì, perché tre giornalisti della nostra associazione possono dire: “Ci siamo dentro anche noi”. Quel giorno, alla Columbia University di New York l’International Consortium of Investigative Journalists di Washington (ICIJ) si è visto assegnare il Pulitzer per l’inchiesta Panama Papers. E’ l’inchiesta che a partire dall’aprile 2016 ha messo a nudo nomi eccellenti della politica, uomini d’affari, banchieri,  personaggi dello star system, protagonisti di scandali legati alla corruzione, narcotrafficanti: tutti legati dal possesso di offshore in 21 paradisi fiscali. Dietro la regia dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, autentica “fabbrica” di questo tipo di società, costituite per nascondere patrimoni, grazie al “paperwork” di 50 uffici periferici distribuiti in tutti i continenti.

È stata una denuncia corale, planetaria che, tra l’altro, ha coinvolto il primo ministro islandese, amici del presidente  russo Vladimir Putin, l’ex Primo ministro inglese David Cameron, il presidente dittatore siriano Bashar Assad,  il presidente argentino Mauricio Macri, con contorno di reali del Nordafrica  e del Medioriente. In tutto si conteranno 140 capi politici di 50 paesi, inclusi 14 leader mondiali, attuali o del passato. Anche IRPI condivide in qualche modo il Pulitzer perché tre suoi giornalisti hanno lavorato, insieme ad altri 373 colleghi appartenenti a più di 100 media di 80 paesi, al caso Panama Papers. Con questi nostri ruoli: Leo Sisti, membro di ICIJ dal 2000, cofondatore e direttore esecutivo di IRPI, reporter dell’Espresso, unica testata italiana del network americano; Alessia Cerantola, cofondatrice e membro del board di IRPI, e Scilla Alecci, socia di IRPI, entrambe collaboratrici del team giapponese e aggregate a giornali giapponesi (Japan Times) e dell’area asiatica (The Diplomat).

Il Pulitzer attribuito ad ICIJ, insieme al gruppo di giornali americani McClatchy e al Miami Herald, rientra nella categoria Explanatory Reporting, dove il board del premio ha spostato Panama Papers, inizialmente finalista nella categoria International Reporting. La giuria del premio spiega poi con queste parole il senso di Explanatory Reporting, cioè giornalismo divulgativo:

Per un significativo esempio di giornalismo che spiega e illustra un argomento delicato e complesso, dimostrando padronanza, scrittura pulita e presentazione chiara, facendo ricorso a ogni strumento giornalistico disponibile, 15 mila dollari.

La motivazione del premio è invece la seguente:

Per i Panama Papers, una serie di articoli con la collaborazione di più di 300 reporter di sei continenti, per denunciare  la struttura nascosta e la dimensione globale delle offshore  registrate nei paradisi fiscali (spostato dal board dalla categoria International Reporting).

È una motivazione per noi lusinghiera per una categoria, tra le 14 che il Pulitzer  ha istituito per il giornalismo,  introdotta da pochi anni, esattamente nel 1998.  Coglie nel segno, indicando quali sforzi collettivi sono stati compiuti per svelare al pubblico quali sistemi intricati sono stati escogitati dallo studio legale di Panama Mossack Fonseca, per mettere i patrimoni dei propri clienti al riparo dagli occhi del fisco.

Per quasi un anno, dalla primavera del 2015, tutti i giornalisti impegnati nei Panama Papers  si sono cimentati in un’impresa monstre: come interpretare più di 11 milioni di documenti, racchiusi in 2,6 terabytes, in pratica 3.500 CD-Rom. Documenti riguardanti 214 mila offshore in quarant’anni di attività, fino al 2015 e 14 mila banche e importanti studi legali internazionali, che, oltre alle offshore, hanno anche creato fondazioni e trust. Una montagna di dati. Uno sforzo da stendere chiunque. Come fare? Procedendo per gradi.

Abbiamo così chiesto aiuto a Marina Walker Guevara, vice direttrice di ICIJ, e ai suoi esperti informatici: dateci delle linee guida per entrare nei dati e individuare i nomi di chi amministra o possiede delle offshore. La prima lezione avviene via Skype: una per i giornalisti di Nord e Sud America, una per quelli asiatici e una per gli europei. Tante domande, quesiti strizzacervelli per arrivare al nucleo centrale delle rivelazioni: dove troviamo i fatidici nomi? Eppure non basta. Per capire come districarsi in quella massa di informazioni ci vorranno due incontri.  Uno di poche ore, a Washington, nella stanza dello storico press club nazionale, da cui si intravede,imponente, la Casa Bianca.

E, successivamente, un secondo incontro, una “due giorni” di “brainstorming”, ai primi di settembre, al ventiseiesimo piano della Suddeutsche Zeitung, a Monaco di Baviera, con vista sulle Alpi. Là dove è cominciato tutto, perché sono stati due giornalisti di questo quotidiano a vedersi offrire da una fonte anonima un grazioso “regalo”. Bastian Obermayer e Frederik Obermaier si sono poi rivolti al direttore di ICIJ, Gerard Ryle, e a Marina per condividere con il consorzio un materiale immenso, perché venisse dissezionato ed ordinato da alcuni maghi del software. A Monaco siamo più di 100. Il clima è da spy story. Parola d’ordine: silenzio totale sull’inchiesta, vietato parlarne all’esterno. Anche con i propri familiari. Così sarà. Non si saprà mai che cosa sono i Panama Papers prima dell’aprile 2016.

Bene. Finalmente apprendiamo come muoverci nei meandri di file complicatissimi. E siamo quindi in grado di controllare chi sono i detentori di offshore cliccando i loro nomi su un motore di ricerca dedicato, simile a Google, e ideato dal team ICIJ.  Per accedervi, occorrono password e codice generato dall’app “Google authenticator”. Si darà inoltre vita a un forum, vera piazza virtuale, dove centinaia di giornalisti si scambiano notizie, informazioni, proposte. Nascono i gruppi che si specializzano su certi argomenti: Putin, Medio Oriente, uomini politici, banche, grandi truffatori internazionali, zar della droga. Anche qui, per accedere, ci vogliono password e il codice temporaneo del “Google authenticator”. Ci si affatica così, sottotraccia, su “files” chilometrici per tanti mesi, fino al D-Day.

Ovvero fino alla sera del 3 aprile 2016. L’embargo è ora finito. Giornali e televisioni di tutto il globo, all’ora X, scatenano il finimondo in contemporanea.

Per la cronaca il Pulitzer è un premio americano, per singoli giornalisti o per testate. A nostra conoscenza, è la prima volta che questo prestigioso riconoscimento è destinato anche a giornalisti italiani: tutti e tre di IRPI, oltre ai quattro de l’Espresso che hanno cofirmato l’inchiesta insieme a Sisti."

 

 

 

 

 

 “La via in rosa”, l’evento in programma stasera alle ore 21 presso Teatro Cagnoni di Godiasco, un percorso di prevenzione femminile dall'età evolutiva all'età adulta 

 L'evento è organizzato per la settimana della salute della donna (programma ONDA) e racconta la storia di una donna, Alice, che dall'età   pediatrica alla menopausa cresce facendo attenzione alla prevenzione in particolare per quanto riguarda l'alimentazione e l 'attività motoria, e l'influenza delle abitudini scorrette anche sul rischio cardiovascolare nella donna. 

 L'evento fa parte delle iniziative nell'ambito della Medicina di Genere, promosse da Dipartimento Materno Infantile diretto dal Dr Alberto Chiara. 

 In particolare l'ultimo intervento riguarda la prevenzione e la corretta diagnosi di osteoporosi e rischio di fratture da fragilità, che si effettua con MOC DEXA e anamnesi per fattori di rischio.

 A Voghera è presente un Centro per la diagnosi e la cura delle patologie metaboliche dell'osso, del quale è responsabile la dott.ssa M. Cristina Caffetti 

 Da inizio Aprile è attiva presso la UO di Radiologia di Voghera, diretta dal Dr Fabrizio Abelli, la MOC DEXA.  

 Sarà previsto anche l'intervento del Prof D'antona (facoltà di scienze motorie Università di Pavia) proprio per ribadire l'importanza dell'attività motoria.

 

Vigne, ortofrutta e piante ornamentali duramente colpite dall'improvvisa ondata di maltempo, gelo e neve, che sta inaspettatamente attraversando l'Italia. Al Nord appare seriamente compromessa la produzione di vini di pregio sono a rischio. Questo l'allarme della Cia-Agricoltori Italiani che ha avviato un monitoraggio nelle aree più colpite. La situazione delle perdite - aggiunge la Cia - appare da subito pesante. Si ragiona in termine di decine di milioni di euro 'bruciati' dal gelo.

In queste notti  "sotto zero" è stato danneggiato almeno il 70% della produzione. Ad accusare il colpo, oltre alle viti, sono state anche piante orticole, frutta e piante ornamentali.

Infatti, in questa fase, dove la fioritura e la maturazione di varie produzioni è avanzata, il freddo risulta devastante.

In alcuni territori - conclude la Cia- si attiveranno le richieste di stato di calamità naturale, attraverso sollecitazioni alle Regioni.

Quaranta ore di lavoro settimanali per il Movimento 5 Stelle sono troppe. Ieri si sono concluse sulla piattaforma Rousseau le votazioni del programma Lavoro: tra i 5 quesiti, quello sulla 'Riduzione dell'orario di lavoro' è quello che ha incassato più preferenze (68.700 su 210.788 preferenze). A favore della riduzione si è espresso sociologo Domenico De Masi al quale M5S ha commissionato la ricerca 'Lavoro 2025' e Marco Craviolatti, attivista sindacale, il quale affermando che "i Paesi europei in cui si lavora di meno sono i Paesi ricchi del Nord, come Germania, Danimarca, Olanda" e quindi "nella realtà le 'cicale' sono ricche, e le 'formiche' sono povere, adotta lo slogan "Lavorare meno lavorare tutti".

Le strade per la riduzione collettiva degli orari di lavoro sono molteplici, secondo Craviolatti: da una riduzione orizzontale in cui le ore giornaliere vengono ridotte a una riduzione verticale delle giornate lavorate, ad esempio la settimana corta di 4 giorni; oppure un modello nuovo di organizzazione dell'orario ordinario, ad esempio una fascia ampia che vada dalle 25 alle 35 ore.

La Francia è uno di quei Paesi in cui la legge prevede 35 ore di lavoro settimanale, legge che tra i candidati alla presidenza è stata messa in discussione. In Italia la Costituzione non fornisce alcuna definizione di orario di lavoro né pone limiti, l'art. 36 comma 2 si limita a rinviare alla legge la fissazione di un tetto massimo di durata giornaliera. Mentre l’art. 2107 c.c. afferma che "la durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro non può superare i limiti stabiliti dalle leggi speciali".

L'orario di lavoro è disciplinato fondamentalmente dal Decreto legislativo n. 66 del 2003, che ha dato attuazione alla direttiva 93/104/CE, così come modificata dalla direttiva 2000/34/CE. Tuttavia, un ruolo importante nella definizione dei tempi di lavoro è riservato alla contrattazione collettiva, alla quale la maggior parte delle disposizioni contenute nel d.lgs. n. 66/2003 demanda la facoltà di modificare e/o integrare il precetto legale, con l’intento di incentivare l’utilizzo della flessibilità oraria ed organizzativa quale strumento per far fronte alle diverse esigenze produttive.

Il decreto, riprendendo l'approccio di cui alla legge n. 196/1997, definisce orario normale il limite delle 40 ore settimanali. L’orario settimanale di lavoro è distribuito su cinque o sei giornate e non può superare le 48 ore settimanali.

 

Deplorevole, vergognoso. Il commissario Ue alla Salute e alla sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis non usa mezzi termini per mettere l'accento sul calo delle vaccinazioni in Italia e sull'aumento dei casi di morbillo nel 2017. "Sui giornali di oggi - scrive Andriukaitis su Twitter - epidemia di morbillo in Italia. Primo caso di morte per morbillo in Portogallo. Aumento dei casi di morbillo in Germania. Deplorevole. Anti-vaccino, vergognatevi".

Solo qualche giorno fa i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie negli Usa, avevano lanciato un allarme ai viaggiatori sull'aumento dei casi di morbillo in Italia, raccomandando a chi deve recarsi nel nostro Paese di assicurarsi di essere vaccinati contro l'infezione.

 

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