Lunedì, 24 Luglio 2017
Articoli filtrati per data: Martedì, 18 Aprile 2017

Il cattivo funzionamento della giustizia è uno dei maggiori problemi che affligge il nostro Paese. Ma non è colpa dei magistrati se le cose non vanno bene da decenni nei tribunali. I giudici applicano le leggi approvate dal Parlamento; questo è il problema. Non c’è proporzione nell’entità della pena, fra chi uccide e chi commette dei reati nell’ambito di un’amministrazione aziendale. Volendo fare un esempio… A Verdini sono stati inflitti nove anni di carcere per il  fallimento  del Credito Cooperativo Fiorentino; può essere anche una condanna giusta, ma non c’è proporzione con  le condanne per omicidio, spesso risibili. In alcuni casi, anche al disotto dei dieci anni. L’omicida di Giuseppina Invernizzi, la titolare dell’agenzia matrimoniale di via Vitruvio a Milano (uccisa per futili motivi), venne condannato a 14 anni. Infierì con 30 coltellate, dopo averla uccisa con un pugno; con vari  sconti di pena è già libero. Non è neppure pensabile che ci siano solo cinque anni di carcere di differenza, fra un reato di tipo finanziario ed un efferato delitto.

La verità è che il sistema giudiziario italiano è complesso e comporta infinite lungaggini. Tutto questo tiene lontani la maggior parte degli imprenditori stranieri dal nostro Paese, che viceversa investirebbero volentieri in Italia. Per rimediare a tutto questo, che fare? Anzitutto bisognerebbe riordinare e riformare le leggi, che in Italia sono troppe. Occorrerebbe riordinarle, stabilendo la giusta proporzione delle condanne, in base alla gravità dei delitti. È necessario riformare l’ordinamento attuale, che conferisce troppa discrezionalità ai giudici (da un minimo e un massimo non dovrebbe esistere; il legislatore deve indicare l’entità della condanna). È di questi giorni la notizia che arriva da Pimonte, in provincia di Napoli, Dodici giovanissimi, colpevoli di aver violentato a turno una quindicenne (un delitto efferato e ripugnante) sono stati affidati per sette mesi ad una comunità e poi lasciati liberi con una ramanzina del giudice e con la raccomandazione di praticare lo sport. È assurdo!

Il legislatore deve prevedere delle condanne precise, da scontare effettivamente, abolendo gli sconti di pena. Noi siamo favorevolissimi alle detenzioni alternative al carcere, per tutti i reati che non contemplino violenza nei confronti di donne e bambini. Braccialetto, affidamento ai servizi sociali, arresti domiciliari sono una valida alternativa alla detenzione in carcere, per cercare un percorso rieducativo, ma anche come risposta di fronte al sovraffollamento delle prigioni, Leggi giuste da parte del Parlamento, niente discrezionalità ai giudici che devono applicare la giusta pena prevista dai codici. Siamo contrari all’ergastolo; è giusto che sia data una speranza lungo un percorso rieducativo, ma la condanna deve essere reale, senza sconti. La buona condotta può essere premiata con il lavoro in carcere.

Tariffe che cambiano in continuazione, trattamenti diversi da società a società, offerte che tentano e, soprattutto, tanta confusione. Il mondo delle assicurazioni auto è in perenne evoluzione per tenere il passo con la concorrenza e per chi volesse stipulare un contratto vantaggioso non è sempre facile riuscire a capire e a orientarsi. Come fare, quindi, per trovare una soluzione ideale che permetta all’automobilista di risparmiare senza brutte sorprese? A consigliare come muoversi ci pensa l’Unione Nazionale Consumatori, che ha stilato una mini-guida in 3 semplici mosse per aiutare il cittadino a scegliere la polizza più adatta alle proprie esigenze. Ecco quali sono.

1) Cambiare Rca? Spesso conviene – Il primo consiglio degli esperti dell’Unc è quello di tenere sempre sott’occhio gli eventuali sconti dedicati ai nuovi clienti proposti periodicamente dalle società assicurative. Una buona soluzione per scovare le promozioni più convenienti può essere anche quella di mettere le assicurazioni auto a confronto per avere una panoramica di cosa offre il mercato assicurativo. Inoltre, con l’abolizione del tacito rinnovo nel 2013, passare a una nuova compagnia assicurativa – ricorda l’Unc – è diventato ancora più facile “poiché non è più necessario procedere alla disdetta del vecchio contratto della polizza per sottoscriverne un altro: dovrai semplicemente attendere la scadenza dell’assicurazione stipulata in precedenza”.

2) Il risparmio corre sul web – Il secondo consiglio degli esperti è quello di prendere in considerazione l’eventualità di optare per un’assicurazione auto online, “ovvero di un prodotto assicurativo che, proprio perché sottoscrivibile esclusivamente via web, ti permette di godere di condizioni economiche vantaggiose”. Le compagnie assicurative online non usufruiscono infatti né di sedi fisiche né di agenti commerciali, riuscendo così ad ammortizzare molti dei costi, compresi quelli di gestione della pratica assicurativa. Per l’Unc c’è però una raccomandazione da fare: “Se decidi di richiedere un’assicurazione online assicurati che nel tuo contratto non sia stata compresa automaticamente anche un’assicurazione accessoria preselezionata. Una volta accertato che l’rc auto online che hai preso in considerazione non prevede assicurazioni accessorie non desiderate, potrai allora cominciare a pensare di sottoscriverla riuscendo così a raggiungere, con molta probabilità, risparmi piuttosto rilevanti”, spiegano.

3) Parola d’ordine: comparare – Lo step successivo e l’ultimo consigliato dagli esperti sarà quello di armarsi di tanta pazienza e mettere a confronto prezzi, massimali e franchigie. “Per quanto riguarda il prezzo – spiega l’Unc -, ricordati che quello più conveniente è sempre quello più basso a parità di servizi e garanzie offerte. A proposito dei massimali, invece, è importante sapere che quelli minimi fissati per legge sono di 1 milione di euro per i danni alle cose e di 5 milioni di euro per i danni alle persone. In molti casi – continuano – potrete ottenere sconti importanti, se accettate di installare la famosa ‘scatola nera’, che permette di contrastare le truffe, ma anche, nelle versioni più recenti, di tracciare il profilo dello stile di guida, che sarà considerato nei futuri rinnovi”. Ma non solo. Per ridurre al minimo i costi, è sempre bene controllare se il contratto di assicurazione prevede o meno l’opzione franchigia. In molti casi – spiega l’Unc -, le compagnie assicurative offrono infatti il cosiddetto scoperto franchigia che permette di ottenere una riduzione sul premio assicurativo (di qualche decina di euro) ma sempre con il rischio di potersi ritrovare con uno scoperto franchigia parecchie centinaia di euro”.

4) Un consiglio extra – Se le offerte, in particolar modo online o in piccole Agenzie, vi sembrano fin troppo allettanti, fate molta attenzione perché le truffe possono essere sempre in agguato: accertatevi quindi di trattare con “un’assicurazione conosciuta e della cui esistenza si possa essere certi; sotto questo profilo i siti di comparazione online sono un’ottima scelta, perché le offerte da loro pubblicate sono vagliate da professionisti”.

 

La stangata è  imminente. Piccoli e medi imprenditori allaccino le cinture di sicurezza. L’aumento dell’Iva incombe come una minaccia ormai concreta. Il giochino tra Renzi e il ministro dell’economia Padoan – l’ex premier che dice “no mai, “strizzando l’occhio agli elettori delle primarie e il ministro che insiste – è ormai finito. 

“L’idea è quella di scambiare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto con un taglio al cuneo fiscale: Lo scambio tra Iva e cuneo fiscale è una forma di svalutazione interna che beneficia le imprese esportatrici, che sono anche le più competitive, le quali non possono più avvantaggiarsi del tasso di cambio. Si tratta di una ricetta classica – dice il ministro e siccome io sono un tecnico ricordo che nelle scelte politiche non si possono ignorare gli aspetti tecnici, e viceversa. Diciamo che è un’opzione sostenuta da buone ragioni”. Insomma, servono soldi e Padoan ostenta tagli che poi saranno vanificati dall’aumento dell’Iva, che vuol dire aumento dei prezzi, che vuol dire mettere un freno alla crescita già lent : una spirale perversa e non un circolo virtuoso innescherà l’aumento dell’Iva. Le aziende vedranno aumentare le spese di gestione e dei materiali produttivi, non investirà come dovrebbe e il motore del lavoro resterà fermo al palo. Bella prospettiva….

E dopo le parole del ministro sono arrivate prima le reazioni delle opposizioni che accusano il governo di voler alzare le tasse. Poi arriva il “grido di dolore della Cgia di Mestre: “No all’aumento dell’Iva in cambio della riduzione del cuneo fiscale. Questa operazione, infatti, non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un’eventuale riduzione del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o lavoratori dipendenti, il rincaro dell’Iva, invece, lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio”. A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo dopo l’intervista di Pier Carlo Padoan.

“Le buone ragioni” invocate da Padoan non esistono.  “Vista la situazione dei nostri conti pubblici – ragiona Zabeo – è molto probabile che il Governo con la prossima legge di bilancio non sarà in grado di recuperare tutti i 19,5 miliardi necessari per evitare che, dal 2018, l’aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento. Ricordo che un aumento di un punto dell’aliquota ridotta costa agli italiani poco più di 2 miliardi e quella ordinaria 4. Pertanto, non è da escludere che dei 19,5 miliardi l’esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte. E visto che la spesa corrente al netto degli interessi è destinata ad aumentare ancora e gli effetti della spending sono molto contenuti, la quota rimanente dovrà essere recuperata con nuove entrate, ad esempio con la rivisitazione delle deduzioni e delle detrazioni fiscali e con un aumento parziale delle aliquote Iva”. Nuove tasse in arrivo, dunque, e detrazioni in buona parte a rischio. Insomma, ancora una volta ci stanno prendendo in giro.

Le ricadute negative dell’aumento dell’Ova disegnano un quadro anche peggiore di come si immagina: Ricorda la Cgia di Mestre: “Di fronte a una crescita economica ancora molto timida e incerta, l’eventuale aumento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e conseguentemente tutta l’economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti“.

Già oggi, segnala la Cgia, siamo tra i principali Paesi dell’area euro ad avere l’aliquota ordinaria Iva più elevata. Se da noi è al 22%, in Spagna è al 21, in Francia al 20 e in Germania al 19. Chi verrebbe penalizzato maggiormente da un eventuale aumento dell’Iva? In termini assoluti sarebbero i percettori di redditi più elevati, secondo gli Artigiani di Mestre, visto che a una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa. La misurazione più corretta, tuttavia, si ottiene calcolando l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sulla retribuzione netta di un capo famiglia. Adottando questa metodologia, l’aggravio più pesante interesserebbe i percettori di redditi bassi e, a parità di reddito, le famiglie più numerose.  Con un incremento di un punto di Iva dal 22 al 23%, ad esempio, una famiglia di 3/4 persone subirebbe un aumento di imposta di circa 100 euro all’anno che, ovviamente, avrebbe delle ripercussioni negative sui consumi interni del paese che costituiscono la componente più importante del nostro Pil. Insomma, un disastro.

 

La scienza spesso conferma il pensiero comune, altre volte lo contraddice. Come nel caso di uno studio effettuato a bordo di una navicella spaziale, che ha mostrato come i cibi salati, contrariamente a quanto è sempre stato detto, non farebbero venire sete, ma fame. I cosmonauti che mangiavano più sale infatti, trattenevano più acqua, e pertanto non avevano particolare sete ma bisogno di più energia.
Per un lungo viaggio spaziale la connessione tra l'assunzione di sale e il bere potrebbe influenzare i calcoli per le scorte.
I ricercatori del Centro Max Delbrück di Berlino e la Vanderbilt University, in Tennessee, hanno approfittato quindi di una missione simulata su Marte per mettere il detto alla prova.
Hanno studiato due gruppi di 10 volontari (il primo esaminato per 105 giorni, il secondo per 205), cui sono state fornite diete uguali ma con diversi livelli di sale nel cibo. Coloro che avevano assunto più sale hanno urinato maggiormente ma questo non li ha portati a bere di più. Hanno anzi bevuto di meno poiché il sale ha innescato un meccanismo per conservare l'acqua. Prima si riteneva che gli ioni di sodio da cui è composto il sale si legassero alle molecole di acqua e la trasportassero nelle urine. I nuovi risultati, pubblicati sul Journal of Clinical Investigation, mostrano invece che il sale viene trasportato nelle urine, mentre l'acqua resta immagazzinata nei reni, provocando minor necessità di bere.
Secondo ricerche svolte sui topi è emerso che ciò potrebbe esser dovuto all'urea, sostanza che contrasta la tendenza delle molecole di acqua ad esser trascinate via dagli ioni di sodio.
Ma la produzione di urea richiede molta energia, il ché spiega perché topi con una dieta con più sale mangiavano di più, così come i cosmonauti con dieta salata lamentava di essere più affamati.

L’incertezza del futuro porta i Millennials a emanciparsi più tardi rispetto alle precedenti generazioni. Meno della metà dei nati tra gli anni 80 e il 2000 ha lasciato il tetto familiare; nello specifico il 44% degli under 35 è uscito di casa nel 2016, mentre il 26% di chi è ancora con mamma e papà prevede di farlo nel 2017.

È il risultato del sondaggio “i Millennials via da casa” condotto da Doxa per idealista su un campione rappresentativo di 1.000 italiani. La ricerca si è focalizzata successivamente su un campione di 300 madri e figli, per capire gli aspetti pratici ed emotivi connessi all’uscita di casa, da entrambi i punti di vista.

Si va via da casa tardi, oltre i 30 anni (57% del campione oggetto di analisi).

In un quadro generalmente asfittico per le giovani generazioni, si coglie un elemento di dinamismo nella popolazione femminile, con le ragazze più determinate a conquistare il proprio spazio rispetto ai ragazzi; il 51% di esse dichiara di essere uscita di casa rispetto a un 38% della popolazione maschile.

Il matrimonio costituisce sempre meno motivo esclusivo di uscita dal “nido”, perchè le priorità diventano altre come le convivenze, lo studio e il lavoro. Questa è la differenza tra i Millennials e le generazioni precedenti: il 73% dei Baby Boomer (nati tra il 1945 e il 1964) è uscito di casa con il matrimonio, l’11% per motivi di lavoro, il 6% per motivi di studio; il 4% per vivere da solo; il matrimonio è stato il principale propulsore dell’uscita di casa anche per il 47% della Generazione X (nati tra il 1965 e il 1980), l’11% per lavoro, il 14% per studio e il 7% per amore della vita da single. I Millennials (nati dal 1981 al 2000) rompono gli schemi di padri e nonni e, seppur con difficoltà economiche maggiori e in ritardo rispetto alle generazioni precedenti, quando escono di casa lo fanno per lavoro o studio (32%) tanto quanto per amore (30% per motivi di matrimonio) e l’8% per andare a vivere da solo.

Il 66% dei Millennials lasciano casa per andare a vivere per conto proprio opta per l’affitto piuttosto che l’acquisto dell’abitazione. La problematica economica è l’elemento principale che guida la scelta dell’abitazione - si tratti del prezzo di acquisto o del canone di affitto -, per oltre la metà dei giovani intervistati (54%). Gli altri criteri di scelta sono il quartiere (36%), la zona di residenza (35%), la vicinanza al posto di lavoro (30%) e la vicinanza ai mezzi pubblici (29%). Come caratteristica intrinseca all’abitazione i giovani attribuiscono molto valore alla luminosità (29% dei rispondenti).

Oltre la metà dei Millennials si spostano per andare a vivere nella stessa cittá.

Una sparuta minoranza - appena il 6% del campione -, vive nello stesso edificio dei genitori.

Lasciare la casa dei propri genitori è anche una questione di cuore.

Di solito tra la decisione di andare via di casa e “fare il passo” trascorrono in media 6 mesi. La ricerca si è soffermata sui sentimenti che accompagnano questo periodo per madri e figli: un mix di eccitazione (42%) e felicità (38%) per i ragazzi, di tristezza (59%) per le loro madri, anche se questo sentimento “dell’ultimo giorno” lascia il campo alla comprensione e a una presenza discreta nella vita del figlio.

Le mamme italiane si dimostrano meno possessive di come vengono spesso dipinte tanto che i figli dichiarano di non sentire la pressione o il fastidio della loro presenza.

Anche a distanza madri e figli trovano il modo di essere presenti attraverso pranzi e cene insieme (79%), contatti telefonici giornalieri (76%), messaggi e chat (54%).

La mamma moderna è felice di dispensare pareri sulle relazioni dei propri figli (48%) quando questi lo richiedono, ma è anche la “chioccia” che vorrebbe proteggere i propri figli come se fossero ancora piccoli (34%), vorrebbe sapere dove sono e cosa fanno (27%) e si preoccupa che mangino abbastanza (24%).

Ad ogni modo 2/3 delle intervistate pensano che i figli siano andati via al momento giusto, mentre i figli credono che la mamma preferisse che fossero rimasti ancora in casa. Entrambi però concordano che 25 anni è l’età ideale per lasciare la casa.

Cosa portano con se i Millennials quando lasciano casa? La biancheria (65%) mette daccordo la maggior parte dei ragazzi, seguita da libri (58%) e fotografie di famiglia (45%). In genere sono le ragazze a portare nella nuova casa più oggetti dei ragazzi.

Tra le cose che i ragazzi lasciano invece volentieri nella loro vecchia casa c’è il letto (29% dei casi) e gli oggetti d’infanzia (24%) insieme a molte altre cose che restano a casa dei genitori. E così, quando i figli vanno via da casa, la stanza rimane spesso cristallizzata (60%), viene destinanta a svariati utilizzi como stanza degli ospiti (10%), viene occupata da un’altra persona di famiglia (8%), utilizzata come studio/biblioteca/sala tv (6%), stanza degli hobby (5%) o cabina armadio (3%).

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile comunicazione di idealista: “ Nella scelta dell’abitazione prevale sempre più l’aspetto economico, perchè le condizioni delle famiglie sono peggiorate nell’ultimo decennio di crisi in cui l’Italia ha perso 10 punti di Pil. Come emerge dalla ricerca, i giovani italiani sembrano consapevoli dell’importanza di emanciparisi presto, ma la società non li agevola, dal momento che instabilità lavorativa e dei redditi da un lato e gli alti canoni di locazione dall’altro, rendono quello della casa tutta per se un vero e proprio sogno. Da qui l’esigenza di un’offerta di abitazioni in locazione a canone calmierato che permetta ai giovani di entrare con meno difficoltà nel mondo immobiliare.”.

 

 

Strati di carta sul bordo della tazza per evitare di toccare, corse al McDonald's piu' vicino non per i suoi hamburger ma per le toilette. Strategie comuni ai turisti di mezzo mondo, ma del tutto inutili in Corea del Sud, dove un gabinetto pubblico può essere persino più pulito di quello di casa e spesso riserva anche qualche spiritosa sorpresa, tra innovazioni tecnologiche e spunti artistici.

 

Gran parte del merito è di Sim Jaedeok, sindaco per due mandati della città di Suwon, a 40 chilometri da Seul, ma conosciuto nel paese asiatico come Mr Toilet. E' stato lui a dare l'impulso al rinascimento delle toilette coreane e, scomparso nel 2009, a lasciare in eredità un'associazione che punta a fare lo stesso in mezzo mondo. Un destino scritto nel suo Dna, visto che vide la luce nel '39 proprio in un bagno, quello dei suoi nonni materni.

 

Di fronte alla situazione drammatica delle latrine del paese, l'ex primo cittadino decise di dedicarsi a tempo pieno ad una rivoluzione, basata non solo sull'esigenza di una maggiore igiene, ma anche sull'idea che quel luogo, spesso bistrattato, abbia in realtà un posto centrale nella vita di ogni uomo, perché lì si raccolgono i propri pensieri, si ritrova pace e intimità, e si medita sul proprio futuro. 

 

Non a caso nei templi buddisti coreani il bagno, dove per entrare è necessario togliersi le scarpe e indossare zoccoli di gomma, è indicato con la parola Haewoojae, che significa 'casa in cui rivivere le proprie preoccupazioni'.

 

Proprio quel nome, Mr Toilet scelse per la sua casa museo che fece costruire nel 2007 dopo avere distrutto la sua vecchia dimora, dando mandato all'architetto Go Giung di darle la forma più adatta alla causa: quella di un wc. L'esposizione, che richiama non pochi curiosi, racconta l'evoluzione dei bagni coreani, fino alla nascita della Korea Toilet Association nel 1999. Un'organizzazione che si è poi allargata a una ventina di Paesi, divenendo quindi World Toilet Association. Con il Public Toilet Act e l'istituzione della Giornata mondiale della toilette si è dato vita a un impegno che continua ancora oggi, per lottare contro la mancanza di igiene, che nei paesi in via di sviluppo provoca ancora tante vittime.

 

Fatto sta che da più di un decennio la Corea del Sud, un Paese in cui è difficile trovare una cartaccia per strada, ha investito nel rinnovamento dei bagni pubblici. 

 

Nelle stazioni di servizio ad esempio se ne vedono, è proprio il caso di dire, di tutti i colori. Capita, infatti, di imbattersi in sanitari dipinti a mano, a formare originali istallazioni artistiche. Spesso si trovano disegni e fotografie singolari, come quelle di ragazze che ti guardano stupite proprio mentre si è alla ricerca della giusta concentrazione. In alcuni wc si trova ghiaccio profumato, mentre altre volte è la tecnologia a farla da padrona, come da prassi in Corea: si puo' trovare ad esempio un monitor all'ingresso ad indicare i bagni liberi e quelli occupati in modo da evitare spiacevoli inconvenienti. Oppure si dà spazio alla passione per i videogame dei ragazzi del posto: un piccolo monitor sopra gli urinatoi invita a combattere con il proprio "flusso urinario". Solo chi svuota la vescica con una certa irruenza sentirà suonare la musichetta che annuncia la vittoria.

 

Facebook, il piu' popolato social network del mondo, con 1,9 miliardi di utenti, si e' impegnata a fare di piu' dopo le polemiche per il video postato, e rimosso dalla piattaforma dopo oltre due ore, da Steve Stephens, l'uomo sospettato di aver ucciso a caso nel giorno di Pasqua un pensionato a Cleveland, in Ohio, pubblicando poi le immagini del delitto.

Immagini che sono solo l'ultimo episodio violento mostrato sulla rete sociale, riproponendo l'interrogativo su come la compagnia possa controllare una mole gigantesca di contenuti scaricati in ogni parte del mondo.

''Diamo priorita' alle segnalazioni con serie implicazioni di sicurezza per la nostra comunita', e "stiamo lavorando per rendere questo processo di revisione ancora piu' veloce'', ha assicurato Justin Osofsky, vicepresidente di Fb per le operazioni globali. Facebook ha reso noto che Stephens (tuttora ricercato) ha postato tre video: nel primo ha annunciato che voleva uccidere e nessuno lo ha segnalato, nel secondo - scaricato due minuti dopo - ha mostrato l'esecuzione e nel terzo - diffuso live 11 minuti dopo - confessa l'omicidio. Il video con l'uccisione e' stato segnalato dagli utenti solo circa due ore dopo.

Da quel momento sono passati 23 minuti per disattivare l'account dell'aggressore. ''Ma sappiamo che dobbiamo fare meglio'', ha ammesso Osofsky.

 

Ventidue dipendenti della Asl di Alessandria in servizio presso l'ex ospedale Sant'Antonio di Ovada sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di garanzia.
Sono accusati di truffa aggravata per essere usciti in orario di lavoro senza timbrare il cartellino - secondo l'accusa sostenuta dal sostituto procuratore Silvia Saracino - risultando di fatto presenti in ufficio o in ambulatorio quando in realtà erano altrove a svolgere attività personali. L'indagine è di due anni fa: le telecamere avrebbero ripreso numerosi casi.

Finisce in tribunale, con un processo per diffamazione e l'attivista M5S Serena Saetti imputata, l'attacco hacker che ad aprile 2013 colpì il meet up di Bologna, con la pubblicazione di uno scambio di mail tra i consiglieri comunali Massimo Bugani e Marco Piazza, un paio di consiglieri di quartiere tra cui la stessa Saetti, suo marito Nicola Virzì, alias 'Nick il nero', ora nell'ufficio comunicazione del Movimento al Senato, e due collaboratori del gruppo in Comune.
Le mail risalivano a novembre 2012 e avevano al centro i 'ribelli' Giovanni Favia e Federica Salsi, tra i primi ad essere espulsi dal Movimento. Il processo, iniziato in mattinata, nasce per una querela presentata da Michele Onofri, all'epoca consigliere del quartiere Navile e anche lui nel frattempo uscito dai 5 Stelle. Un messaggio di Saetti, infatti, conteneva insulti nei suoi confronti. Onofri si è costituito parte civile, assistito dall'avvocato Domenico Morace.

Una rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano, nel Cuneese, è crollata improvvisamente sulla strada sottostante, via Marene. Distrutta un'auto dei carabinieri, che stava effettuando un posto di blocco. I militari, secondo le prime informazioni, hanno sentito degli scricchiolii e hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. In via precauzionale, la polizia locale, con l'ausilio delle altre forze dell'ordine, sta lavorando alla chiusura totale della tangenziale. Sul posto vigili del fuoco e personale comunale stanno cercando di comprendere le cause del collasso della struttura.

"Siamo due miracolati", dicono i due carabinieri scampati al crollo. Si tratta di un carabinieri di 25 anni e di un maresciallo aiutante di 55, entrambi in servizio presso la stazione di Fossano. Sotto choc, i due militari sono stati visitati sul posto dal 118. Sul posto, per sincerarsi delle loro condizioni, il comandante della stazione di Fossano, maggiore Danilo Barbabella. 

Sarà una commissione d'inchiesta ad accertare cause e responsabilità del crollo, nel Cuneese, della rampa di collegamento del viadotto della tangenziale di Fossano. Istituita dal presidente dell'Anas, Gianni Vittorio Armani, Sarà presieduta dal generale dei carabinieri Roberto Massi, direttore della Tutela Aziendale di Anas, e composta da due ingegneri strutturisti ed esperti di tecniche costruttive. Sul posto sono presenti squadre Anas, carabinieri, polizia stradale e vigili del fuoco per gli interventi e i rilievi del caso e per la gestione della circolazione. Sulle cause del crollo, che ha interessato un'auto dei carabinieri in servizio per un posto di blocco senza conseguenze per i militari, sono dunque in corso accertamenti. A cedere, in particolare, è stata una campata dell'asta di svincolo per Marene, al km 61,300, strada statale 231 'di Santa Vittoria', che è stata chiusa in entrambe le direzioni tra i chilometri 59 e 66. Non risultano feriti o altre auto coinvolte.

Delrio nomina commissione - Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta predisponendo l'istituzione di una commissione ispettiva di esperti del dicastero per analizzare e valutare quanto accaduto sulla Tangenziale di Fossano, con il cedimento della struttura di una rampa di accesso alla tangenziale stessa. Il decreto di nomina, annuncia una nota del ministero, verrà firmato dal ministro Graziano Delrio.

 

  1. Primo piano
  2. Popolari