Lunedì, 24 Luglio 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 15 Aprile 2017

Altro che vacanze pasquali e ponti festivi: sono quasi 15.000 i militari italiani al lavoro, dislocati tra venti paesi stranieri e siti nazionali. Per loro, quella in arrivo sarà una Pasqua operativa in cui le forze armate tricolore saranno impegnate all’estero e in Italia per garantire la sicurezza delle città. L’Italia, infatti, è impegnata in 30 missioni in 20 paesi, con 6.750 militari ai quali si aggiungono gli 8.050 alle prese con le operazioni nazionali, per un totale di 14.800.

Militari italiani: 15.000 quelli impegnati in Italia e all’estero

«Per noi sarà una giornata operativa come tante. Non mancherà la colomba pasquale come dolce tradizionale italiano, e la messa officiata dal nostro cappellano», ha spiegato allora il capitano Biagio Liotti, portavoce del contingente italiano in missione in Libano, formato da circa 1100 militari delle 4 forze armate: Esercito, Aeronautica, Marina Militare e Arma dei Carabinieri. Attualmente il comandante del settore ovest di Unifil è il generale di brigata Ugo Cillo. «Alla messa – ha proseguito quindi il capitano – parteciperanno alcuni rappresentanti delle comunità cristiane presenti nell’area di nostra competenza. Abbiamo ottimi rapporti con la popolazione locale», sottolinea spiegando che da ottobre, quando la brigata di Cavalleria Pozzuolo del Friuli ha assunto la responsabilità del settore ovest della missione Unifil, ha svolto 37.500 attività operative, 4.000 attività in collaborazione alle forze armate libanesi, completato 58 progetti con le organizzazioni civili. E «tra le attività fondamentali – ha tenuto a precisare l’ufficiale – c’è il sostegno alle associazioni femminili».

Tra missioni di pace e operazioni sicurezza

Dunque, un impegno a 360 gradi, improntato sulla sicurezza e sul progresso civile e sociale, quello che vede i militari italiani impiegati nelle missioni di pace nello sconfinato scacchiere medio-orientale (e non solo). E, dunque, una Pasqua di lavoro per loro, come per gli oltre 8000 militari presenti sul territorio nazionale: 860 nelle aree terremotate, 300 in altre missioni e 7050 nell’operazione Strade Sicure per il contrasto della microcriminalità, il presidio del territorio e degli obiettivi sensibili come monumenti, ambasciate, siti religiosi. Il controllo avviene in coordinamento con le forze di polizia su 48 città italiane tra cui le più importanti come Roma, Milano, Torino, Venezia. Operativi anche a Pasqua «a disposizione della popolazione per fornire la massima sicurezza». E allora, tanto per ricordare i dati ed elencarli nel dettaglio, i militari italiani all’estero sono impegnati nelle missioni in Africa: in Libia, nella missione Ippocrate con 300 persone; in Somalia per la missione Eutm con 110 militari e a Gibuti 90; in Egitto, Mfo, sono 80 e 10 in Eutm Mali e 200 nell’operazione Atlanta. In Europa sono 850 per Mare Sicuro, 680 per Eunavformed, 550 in Kosovo nella missione Kfor, 51 in Sea Guardian. Per quanto riguarda l’Asia sono 110 i militari presenti in Libano nella missione Unifil – Mibil, 950 in Afghanistan e 1400 in Iraq – e Kuwait. In Turchia O.p. Sagita l’Italia è presente con 125 militari, 120 in Eau – Al Minhad Task Force Air e 30 in Palestina (Miadit).

 

Abusa di ragazzine, loro urlano, i coetanei tacciono. I carabinieri di Perugia hanno dato esecuzione a un provvedimento restrittivo della permanenza in casa emesso dal gip del Tribunale dei minorenni nei confronti di un minorenne  per il reato di violenza sessuale aggravato. I fatti contestati, avvenuti circa un mese fa in un bar, riguardano due episodi di violenza sessuale commessi dal minore con la complicità di un altro ragazzo non imputabile, poiché di età inferiore ai 14 anni.

Abusa di ragazzine, loro chiedono aiuto, nessuno interviene

Al minore arrestato, così come accertato dalle indagini svolte dai Carabinieri, vengono contestati due episodi, avvenuti lo stesso giorno all’interno di un bar e alla presenza di altri coetanei, di violenza sessuale a danno di due ragazze di età inferiore ai 14 anni. Nel primo episodio il ragazzo arrestato, con l’ausilio del complice, dopo aver costretto con la forza una ragazza più giovane a sdraiarsi sul divano l’ha palpeggiata nonostante la resistenza di quest’ultima. Il ragazzo, sempre con la complicità dell’amico, ha costretto al divano un’altra ragazza palpeggiandola, dopo averle sbottonato i pantaloni. La violenza, secondo gli accertamenti dei carabinieri, sarebbe avvenuta nell’indifferenza generale degli altri coetanei presenti nonostante la richiesta di aiuto della vittima. Dall’attività investigativa è emerso che l’arrestato aveva già in più occasione, in passato, molestato una delle ragazze in una escalation di episodi culminati nell’ultima violenza.

 

 

A partire dalla sua elezione a leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) avvenuta il 18 dicembre 2011, giorno successivo alla morte del padre, il governo di Kim Jong-un si è contraddistinto per le atrocità e le bizzarrie commesse ai danni del popolo. Dall'ex fidanzata del dittatore fucilata perché accusata di pornografia, allo zio del leader sbranato dai cani fino al responsabile della Difesa Hyon Yong-chol, giustiziato in pubblico a cannonate con l'accusa di essersi addormentato ad un evento militare, sono tante le punizioni feroci avvenute negli ultimi anni in Corea del Nord. Tra fake news e curiosità sono numerose anche le imprese 'folli' del dittatore, come il cambio del fuso orario e le elezioni aperte ad un solo candidato.

1) Lo zio sbranato dai cani - Il caso più noto che ha fatto il giro del mondo suscitando numerose polemiche è quello dello zio di Kim, Jang Song Thaek che, secondo alcuni media, sarebbe stato divorato vivo da cani affamati. Jang sarebbe stato buttato nudo in una gabbia insieme a cinque stretti collaboratori. I 120 cani presenti nella gabbia che non venivano nutriti da tre giorni avrebbero ucciso e divorato i condannati. L'orribile esecuzione sarebbe durata circa un'ora ed il leader nordcoreano vi avrebbe assistito assieme a 300 alti funzionari.

2) L'ex fidanzata giustiziata per video porno- Risale all'agosto del 2013 il caso dell'ex fidanzata di Kim, fucilata insieme ad altre undici persone. Come scriveva il quotidiano China Morning Post di Hong Kong, secondo fonti sudcoreane, la donna, Hyon Song-woi, e gli altri undici condannati sarebbero stati arrestati tre giorni prima dell'esecuzione e accusati di pornografia per essersi fatti fotografare mentre avevano rapporti sessuali. Hyon era una cantante e gli altri facevano parte di gruppi musicali.

3) Un solo candidato alle elezioni - Sulla scheda elettorale per le prime elezioni locali della dittatura comunista dall'insediamento di Kim Jong-un era presente il nome di un solo candidato per ogni distretto e ognuno di loro era stato attentamente selezionato dal partito di Kim. Inoltre chi votava con la matita rossa (voto negativo) come chi si asteneva, veniva accusato di un atto di tradimento.

4) L'architetto giustiziato - Una delle 'follie dell'imperatore' Kim Jong-un è costata la vita all'architetto del nuovo terminal dell'aeroporto Pyongyang, fatto giustiziare dal leader perché "insoddisfatto" del design della nuova struttura. L'architetto Ma Won-chun, progettista del terminal, sarebbe stato giustiziato per l'incapacità di realizzare una struttura di gradimento del capo di Stato.

5) La passione per la cucina - Kim Jong-un ha un debole per il vino francese e una volta si è vantato di aver bevuto "10 bottiglie di Bordeaux" in una sola notte. Oltre all'amore per il vino il dittatore è noto anche per essere un accanito fumatore e un grande amante del formaggio svizzero, in particolare dell'Emmental. La grande passione per la buona cucina lo avrebbe spinto ad inviare, nel 2014, dei funzionari della Corea del Nord ad una scuola culinaria francese per imparare a replicare adeguatamente i sapori europei.

6) Il ministro giustiziato a cannonate- Il 30 aprile 2015 il responsabile della Difesa Hyon Yong-chol, alla guida delle forze armate popolari, è stato giustiziato da un plotone d'esecuzione munito di armamenti pesanti, tra cui anche un cannone antiaereo. Secondo un funzionario dell'intelligence sudcoreana, la colpa del Hyon Yong-chol sarebbe stata quella di addormentarsi durante un evento militare presieduto dal capo del regime, Kim Jong-un e di non aver seguito a dovere le istruzioni del dittatore.

7) L'insalata al microscopio - Nel luglio 2015 il dittatore nordcoreano ordinò di ispezionare meticolosamente al microscopio ogni singola foglia di insalata lattuga prima che finisse nel suo piatto. Tutte le verdure di cui si ciba Kim Jong-un provengono dal suo orto personale chiamato "6.17", a Pyongyang, a cui possono accedere soltanto pochissime persone legate alla sua famiglia e che abbiano dimostrato fedeltà al Partito Comunista.

8) L'ora di Pyongyang- Nell'agosto 2015, per celebrare il 70esimo anniversario della resa del Giappone dopo 35 anni di occupazione della penisola coreana, il dittatore Kim Jong-un ha istituito 'l'ora di Pyongyang'. A partire dal 15 agosto gli orologi della Corea del Nord sono stati portati indietro di 30 minuti creando così un nuovo fuso orario in sostituzione di quello introdotto dagli occupanti giapponesi.

9) Il ragazzo rapito per insegnare inglese - Nel settembre 2016 i genitori dell'universitario americano David Sneddon, scomparso nel nulla 12 anni prima, sostennero che il figlio potrebbe essere stato rapito dal governo della Corea del Nord, durante un viaggio in Cina. "Adesso questa agenzia giapponese sostiene che vive nella capitale Pyongyang, che è sposato, ha due figli, i miei nipotini, e fa il professore di Inglese a Kim Jong Un. Sarà vero?", spiegò il padre del ragazzo.

10) Il viceministro confinato in una fattoria- Nell'ottobre del 2016 ha rimosso dal suo incarico e confinato con la famiglia in una fattoria di una zona rurale viceministro degli Esteri di Pyongyang, Kung Sok Ung. Il politico sarebbe stato "epurato come conseguenza della sua cattiva gestione" e, secondo quanto riferito da una fonte anonima, altri quattro alti diplomatici che si occupavano di affari europei hanno subito la stessa sorte.

 

"Sono una donna musulmana che indossa il velo, non una terrorista". Inizia così il lungo sfogo postato sui social da Aghnia Adzkia, una studentessa indonesiana in viaggio da Roma verso Londra che ha raccontato di essersi sentita discriminata e trattata "in modo indecente" dagli addetti ai controlli dell'aeroporto di Ciampino dopo essersi rifiutata di togliere il velo per sottoporsi ai controlli di sicurezza.

"Sono rimasta scioccata - spiega nel post la studentessa - Gli addetti ai controlli dell'aeroporto di Ciampino mi hanno tratta in modo indecente, chiedendomi mi togliere l'hijab. 'Perché dovrei toglierlo?' ho chiesto e mi è stato risposto che era per motivi di sicurezza. Così li ho invitati a mostrarmi un documento legale o una legge che li autorizzava a verificare cosa avessi sotto l'hijab. Mi hanno chiesto di seguire una donna in una stanza. Per me non si trattava di non voler mostrare i capelli o la testa, ma era una questione di diritti e di dignità umana".

Nel filmato caricato in rete si vede un'addetta ai controlli dello scalo romano mentre spiega ad Aghnia perché deve togliersi il velo: "Non è sicuro, non sei sicura - le spiega l'addetta in inglese - Potresti nascondere qualcosa sotto il velo. E se non lo togli non sappiamo se hai qualcosa dentro. Non sei sicura per noi". La studentessa ha quindi insistito, pretendendo spiegazioni. A quel punto, la donna racconta che le è stata mostrata una lettera scritta in italiano, che non riusciva a capire. "Invece di tradurmi la lettera, l'addetta ai controlli ha continuato a dirmi che dovevo recarmi in una stanza per i controlli - racconta - Così le ho chiesto di darmi la lettera per farmela tradurre da una mia amica italiana, ma si sono rifiutati di e sono stata allontanata dalla sicurezza".

"Un agente di sicurezza di sesso maschile mi ha trascinata fuori dalla zona controlli in maniera indecente - spiega ancora la donna - ha preso la mia borsa senza chiedermi il permesso e mi urlato di rimanere tranquilla. Il modo in cui mi hanno trattato ha dimostrato che non rispettano le donne musulmane che indossano il velo". Dopo aver perso il volo, Aghnia ne ha prenotato un altro all'aeroporto di Fiumicino. Ma stavolta, quando le è stato chiesto di togliersi il velo per i controlli, non ha rifiutato. "Volevo dimostrargli che non avevo nulla da nascondere e che non sono una terrorista - ha spiegato la donna al 'Daily Mail' - A due suore che indossavano il velo non è stato chiesto di toglierlo. Questo è quello che chiamate rispetto?".

Le norme di sicurezza in aeroporto prevedono che, su richiesta degli addetti ai controlli, chiunque abbia il viso coperto da un capo che non lo rende identificabile, debba rimuoverlo. Un portavoce dell'aeroporto romano ha replicato: "Quello che è accaduto alla signora Aghnia Adzkia riguarda il rispetto delle procedure di sicurezza. Quando la passeggera ha passato i controlli del metal detector è scattato un allarme ed era quindi necessario effettuare ulteriori controlli. Per questo motivo il nostro staff le ha chiesto di recarsi in una stanza privata, dove le sono stati controllati la testa e il copricapo, come è richiesto dalle leggi europee e nazionali, il cui scopo è garantire la sicurezza e la convivenza civile. Siamo veramente dispiaciuti che la passeggera abbia vissuto un'esperienza negativa a Ciampino ma ribadiamo che quanto accaduto è del tutto estraneo a qualsiasi forma di discriminazione".

 

Sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica: è quanto emerge da un'analisi realizzata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, riferita al 2016. E una buona parte di questi sarà in negozio, in fabbrica o in ufficio anche il giorno di Pasqua. Tra questi 4,7 milioni, 3,4 sono lavoratori dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori).

Se 1 lavoratore dipendente su 5 è impiegato alla domenica, i lavoratori autonomi, invece, registrano una frequenza maggiore: quasi 1 su 4. Il settore dove la presenza al lavoro di domenica è più elevata è quello degli alberghi/ristoranti: i 688.300 lavoratori dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3%. Seguono il commercio (579.000 occupati pari al 29,6% del totale), la Pubblica amministrazione (329.100 dipendenti pari al 25,9), la sanità (686.300 pari al 23) e i trasporti (215.600 pari al 22,7). 

"Negli ultimi anni - segnala il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti che tra gli autonomi. Nel settore commerciale, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di aumentare i giorni di apertura dei negozi. Con la grande distribuzione e gli outlet che durante tutto l'anno faticano a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela". Le realtà territoriali dove il lavoro "domenicale" è più diffuso sono quelle dove la vocazione turistica/commerciale è prevalente: Valle d'Aosta (29,5 per cento di occupati alla domenica sul totale dipendenti presenti in regione), Sardegna (24,5), Puglia (24), Sicilia (23,7) e Molise (23,6) guidano questa particolare graduatoria. In coda alla classifica, invece, si posizionano l'Emilia Romagna (17,9 per cento), le Marche (17,4) e la Lombardia (16,9). La media nazionale si attesta al 19,8 per cento.

    "La maggiore disponibilità di alcuni territori a lavorare nei weekend - dichiara il segretario della Cgia Renato Mason - va in gran parte ricondotta al fatto che buona parte del Paese ha un'elevata vocazione turistica che coinvolge le località montane e quelle balneari, le grandi città, ma anche i piccoli borghi. E quando le attività turistico-ricettive sono aperte anche la domenica, i settori economici collegati, come l'agroalimentare, la ristorazione, i trasporti pubblici e privati, i servizi alla persona, le attività manutentive, etc., sono incentivate a fare altrettanto". Rispetto agli altri Paesi europei, comunque, l'Italia si posiziona negli ultimi posti della classifica tra chi lavora di domenica. Se nel 2015, in riferimento ai lavoratori dipendenti, la media dei 28 paesi Ue era del 23,2 per cento - con punte del 33,9 in Danimarca, del 33,4 in Slovacchia e del 33,2 nei Paesi Bassi - da noi la percentuale era del 19,5 per cento. Solo Austria (19,4 per cento), Francia (19,3), Belgio (19,2) e Lituania (18) presentavano una quota inferiore alla nostra.

 

"Gentile Direttore, accompagno spesso mio figlio al parco di Rivanazzano Terme e che dire... E' una gioia vedere così tanti bambini che scorrazzano tra gli alberi o si arrampicano sulle altalene o ancora arrivano dal bar con in mano gelati più grandi di loro... Con l'arrivo della bella stagione il parco di Rivanazzano Terme è "il motore" che fa divertire e svagare i nostri figli.

Non mi soffermo troppo su alcune coppie di nonni che impauriti da una pallonata che potrebbe rompere i loro occhiali da 800 euro (cito testualmente le parole della chiccosissima nonna....) rispondono in malo modo e con arroganza, sostituita da ridicola gentilezza all'arrivo dei genitori, al malcapitato bambino-tiratore di palloni storti.... ma per ovviare a queste scene ridicole, alla fine siamo al parco e non da Bulgari, mi chiedo come mai il "paradiso" dei piccoli calciatori, il campo da calcetto in zona piscina è stato chiuso.

Meglio... è stato certamente chiuso a causa della maleducazioni di bambini che lo hanno, utilizzandolo devastato senza rispetto e ritegno, ma non si potrebbe trovare una soluzione?

Invece di applicare la tariffa di 50 euro all'ora (prezzo tra l'altro più che onesto per le squadre di calcetto) si applicasse una tariffa agevolata per i bambini che il pomeriggio vogliono dar due calci ad un pallone? Potrebbe essere un'idea?" 

Lettera Firmata Rivanazzano Terme

 

E' morta oggi Emma Morano, la donna più anziana al mondo. Aveva compiuto 117 anni lo scorso 29 novembre. Lo conferma la famiglia.
Era la quinta persona più longeva di tutti i tempi; viveva ancora nella sua abitazione a Verbania, sul lago Maggiore, anche se da alcuni anni era seguita da una badante.
Emma Morano era nata nel 1899 a Civiasco, nel Vercellese.

L’equipaggio di Ruino formato da Daniele Ruggeri e Martina Marzi su Fiat 127 Sport hanno conquistato il secondo posto di classe nella gara ligure in cui i vogheresi Matteo e Claudia Musti (Porsche 911) sono stati costretti ad un precoce ritiro.

 

  1. Primo piano
  2. Popolari