Mercoledì, 26 Aprile 2017
Articoli filtrati per data: Martedì, 11 Aprile 2017

Si chiama 'Trust your wine' la nuova app realizzata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato(Ipzs) per verificare anche on line l'autenticità dei dati riportati sul contrassegno delle bottiglie Docg e Doc e l'effettiva provenienza del vini. Presentato oggi al Vinitaly, vuole essere uno strumento in più nella lotta alla contraffazione, dove vengono garantiti la sicurezza dell'acquisto, il controllo veloce e, tramite la conservazione della lista dei controlli, la possibilità di segnalare alle autorità eventuali dubbi sull'autenticità dei prodotti.

''Non si tratta di una delle tante app sui vini ma di quella ufficiale che interroga un sistema informativo dello Stato'', ha spiegato l'ad di Ipzs, Paolo Aielli - perché il sistema si basa su algoritmi robusti che forniscono un identificativo alfanumerico per ogni esemplare di prodotto; potenzialmente può interessare quasi 2 miliardi di 'fascette' a denominazione di origine prodotte ogni anno''. Il contrassegno di Stato, come ha detto Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc che ha ospitato la presentazione nel suo stand, è volto a garantire il produttore e favorire la scelta consapevole del consumatore.

Quanto al funzionamento dell'app, tramite la fotocamera dello smartphone è possibile fotografare il datamatrix stampato sul contrassegno di Stato; interrogando il sistema informativo si verifica la corrispondenza del codice di controllo con quello presente sul contrassegno, si visualizzano quindi sul dispositivo mobile informazioni relative alla bottiglia di vino, alcune delle quali riportate in etichetta, come cantina e anno di produzione e altre non presenti come il numero di certificato del lotto.

 

E' il wi-fi a dettare le scelte del tempo libero degli italiani: un milione va al ristorante solo se c'è la connessione e c'è già chi pensa a non poterne fare a meno nemmeno in aereo. Lo rivela un'indagine condotta dalla piattaforma Facile.it, in vista dei ponti primaverili, secondo la quale l''83% degli italiani fra i 18 e i 60 anni dichiara di non poter fare a meno del wi-fi in vacanza.
Un intervistato su 3, infatti, decide se soggiornare in un hotel in base al fatto che abbia o meno la connessione wi-fi per gli ospiti; lo stesso principio vale anche per la ricettività non professionale visto che anche le case per le vacanze sono appetibili per 31,7% dei vacanzieri solo se offrono il wi-fi, meglio se gratuito.
 Vacanze sì ma anche il viaggio, perchè secondo il sondaggio ben il 62% del campione è favorevole all'utilizzo libero del wi-fi in aereo, possibilità offerta già da alcune compagnie. I più inclini al non rinunciare alla connessione nemmeno in volo sono gli uomini (66,8%), mentre fra le donne prevale ancora il partito di chi vuole cellulari e tablet senza wi-fi (53,2%).
 Wi-fi d'obbligo anche per la scelta del ristorante, a scapito della socializzazione. Il 5,6% del campione si siede solo ai tavoli di locali wi-fi connected, percentuale che sale all'8,5% per il campione femminile. 

L'Italia è al quinto posto nella classifica Ocse relativa al peso delle tasse sui salari. Il cosiddetto cuneo fiscale in Italia per un single senza figli è complessivamente al 47,8%. L'Italia è invece al terzo posto per il cuneo fiscale nel caso di una famiglia monoreddito con due figli (38,6%). Lo rileva l'Ocse nel rapporto 'Taxing Wages' per il 2017.

L'Ocse segnala che la media dell'area per un single senza figli è al 36%. L'Italia con il 47,8% registra quindi una media superiore di oltre dieci punti seguendo il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l'Ungheria e la Francia (48,1%). Per il cuneo fiscale delle famiglie monoreddito con due figli l'Italia con il 38,2% segue solo la Francia (40%) e la Finlandia (39,2%) e supera di 12 punti la media Ocse (26,6%). Il cuneo fiscale in Italia è diminuito rispetto al 2015 di 0,1 punti per le famiglie e di 0,08 per i single mentre Francia e Finlandia lo hanno ridotto rispettivamente di 0,47 e 0,34 punti e di 0,30 e 0,22 punti. 

Il costo del lavoro medio per un lavoratore single senza figli in Italia è a 55.609 dollari, maggiore della media Ocse ferma a 50.214 ma quando si va a guardare il reddito netto in busta paga il valore, a causa del cuneo al 47,8%, crolla a 29.045 dollari, un valore più basso rispetto alla media Ocse (31.607). Lo rileva l'Ocse nel Rapporto pubblicato oggi sulle tasse sui salari. Il cuneo viene valutato come una percentuale del costo del lavoro considerando quanto pagato in tasse e contributi sociali da lavoratore e impresa meno i benefici familiari ricevuti. I paperoni, nonostante la pressione fiscale significativa sono i lavoratori dipendenti svizzeri con oltre 58.000 dollari (da 74.439 di costo del lavoro) seguiti da quelli del Lussemburgo che dopo le tasse intascano in media oltre 45.000 dollari (da 73.489 dollari medi di costo del lavoro) e gli olandesi con 44.200 dollari. Per le coppie sposate con due figli il costo del lavoro in media in Italia è di 73.960 dollari, superiore a quella Ocse di oltre 7.000 dollari. Se si guarda però al reddito netto l'Italia scende in media a 45.592 dollari scivolando sotto la media Ocse (47.486 dollari).

 

"Vacanze Sicure": l'iniziativa di Polstrada e 'Pneumatici sotto controllo' per sensibilizzare gli automobilisti sull'importanza della manutenzione per la sicurezza stradale è ai nastri di partenza. Vedrà coinvolte Emilia Romagna, Sicilia, Calabria, Trentino Alto Adige, Sardegna e Puglia. I controlli previsti dal 20 aprile al 5 giugno sono oltre 10.000.
"Le infrazioni più comuni statisticamente nel corso degli anni - spiega una nota - sono le gomme lisce, danneggiate, non rispondenti alla carta di circolazione o non omologate".
L'iniziativa negli scorsi anni ha portato risultati positivi sia ai fini dell'informazione e sensibilizzazione, sia ai fini della riduzione delle infrazioni. "Con un parco auto sempre più vecchio, il 50% ha più di 10 anni, la manutenzione dell'auto assume un ruolo fondamentale per la sicurezza stradale", spiegano Polstrada e 'Pneumatici sotto controllo'.

Tra pochi giorni, il Cirro capriccioso taglierà un traguardo tanto prezioso quanto, a suo tempo, impensabile: i primi dieci anni di vita.

Il cirro fu fondato infatti il 24 aprile 2007 come "costola" della Biblioteca di Canneto Pavese con lo scopo di promuovere la cultura in generale e quella cinematografica in particolare; nato come associazione culturale si è poi trasformato in un circolo del cinema che oggi aderisce all'Unione Italiana Circoli del Cinema e che si fregia del riconoscimento ufficiale del Ministero del beni e delle attività culturali e del turismo.

"Alla vigilia di questo importante traguardo, il Cirro desidera ringraziare gli enti che hanno interagito, collaborato e sostenuto l'attività dell'associazione nel corso di questi anni, a cominciare dal Comune, dalla Pro Loco, dalla scuola primaria e dalla Biblioteca di Canneto Pavese. Un grazie alle associazioni che hanno voluto costruire con noi eventi, iniziative e manifestazioni: sono davvero tante e l'elenco sarebbe davvero tanto lungo, ma nell'album "Dieci anni con il Cirro: gli eventi" sono riportate fedelmente le più significative collaborazioni intraprese in questo decennio.

Un grazie pieno di riconoscenza è indirizzato alle persone che seguono e partecipano fin dal primo anno alla nostra attività e a tutti coloro che si sono aggiunti strada facendo: senza di voi, oggi non saremmo qui.

Gli eventi speciali che stiamo preparando per il fine settimana del 5 maggio (giorno in cui ricorrerà il decimo anniversario della prima proiezione) e che saranno resi noti a breve, lontani da ogni intento autocelebrativo, avranno lo scopo di dare un ulteriore impulso ad uno degli obiettivi più cari al Cirro, cioè costruire una rete di collaborazioni tra le associazioni, gli enti e le più significative realtà territoriali per promuovere con spirito di gruppo la cultura, la storia, la bellezza e il fascino del nostro territorio."

 

Un vero e proprio colpo di scena questa mattina, in Consiglio regionale: con 31 voti a favore e 25 contrari, su 56 votanti, la richiesta di realizzare una cava a Torrazza Coste è stata stralciata dal Piano cave di Pavia, che è stato così approvato. E tutto grazie al Gruppo regionale del Pd e al consigliere pavese Giuseppe Villani che sulla questione si è impuntato fin dall’inizio.

“Il territorio non ha mai voluto quella cava – racconta –. All’inizio, la Provincia di Pavia l’aveva inserita, anche perché l’Indice di criticità ambientale era considerato medio basso. Ma subito dopo il Comune di Torrazza Coste si è espresso negativamente, motivando la posizione contraria per la presenza di preesistenze ambientali tutelate, per interferenze con manufatti di interesse storico e paesaggistico, per l’impatto con il territorio e per la presenza del materiale di scavo in altri ambiti presenti nel piano. Alla fine delle valutazioni, fatte da Comune e Provincia insieme, nonostante le richieste della ditta, l’Atea96 non è più stato inserito. E solo con un colpo di mano della Regione, che ha deciso di accogliere l’osservazione della ditta, la cava è stata inclusa nel Piano”.

Oggi, però, la situazione si è ribaltata: “Nonostante la Lega fosse determinata, in testa l’assessore regionale all’Ambiente Terzi, a far sbancare una collina, e nonostante il cofirmatario del mio emendamento, il consigliere di Lombardia Popolare Pesato, abbia all’ultimo dichiarato di non partecipare al voto, alla conta siamo stati in maggioranza e il mio emendamento che chiedeva lo stralcio è passato. A quel punto, è stato facile votare a favore di un Piano che, per il resto, va sostanzialmente bene”, aggiunge il consigliere Pd.

Ma soprattutto, per Villani, “ha vinto il territorio: tutti uniti contro il rischio di distruggere un ambiente incontaminato, che richiede sviluppo e investimenti ben diversi, perché diversa la sua vocazione. E nel contempo abbiamo evitato un grave conflitto istituzionale che avrebbe creato un serio precedente, quello tra Provincia e Regione. Insomma, un vero e proprio successo, in primis dei cittadini, di cui noi del Pd ci siamo fatti inamovibili portavoce”.

 

 

Si spacciava per vigile urbano - Un grave errore di grammatica non può costare solo un brutto voto ad un compito di italiano. Ma perfino un arresto. Lo sa bene un truffatore seriale della provincia di Torino, smascherato da una zeta di troppo presente sul finto tesserino utilizzato per mettere a segno i colpi. L’uomo si spacciava per un vigile urbano per raggirare persone anziane, ma sulla tessera utilizzata per presentarsi come agente c’era scritto «Polizzia locale».

 

Il truffatore è finito in manette dopo un rocambolesco inseguimento. Dovrà rispondere di tentato furto aggravato, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Dopo essere stato raggiunto dai carabinieri di Nichelino, il malvivente li ha aggrediti costringendoli al ricovero in ospedale. Oltre all’errore di ortografia ad ingannarlo sarebbe stata anche l’immagine presente sul finto documento, la foto di un ex concorrente del Grande Fratello. È sospettato di aver messo a segno decine di truffe tra La Loggia e Beinasco, altri due comuni del Torinese.

 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, giovedì scorso, 6 aprile, un 25 enne torinese si sarebbe presentato a casa di tre pensionati come addetto della società idrica e, in un caso, come agente della municipale. Con la scusa di effettuare alcuni accertamenti si sarebbe introdotto nelle abitazioni degli anziani nichelinesi invitandoli a raccogliere tutto il denaro e gli oggetti preziosi per il pericolo di fantomatiche «contaminazioni», ma le vittime non ci sono cascate e il truffatore ha preferito allontanarsi assieme a un complice.

 

Lo afferma uno studio su dati Inps della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro

Per due terzi di coloro che utilizzavano i voucher c’è ora il rischio di ritorno al sommerso, al lavoro nero. È quanto emerge da uno studio realizzato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro secondo la quale i principali utilizzatori dei buoni lavoro aboliti di recente dal governo sono stati pensionati, disoccupati e lavoratori dipendenti che arrotondavano rispetto all’occupazione principale.

Secondo la Fondazione anche il lavoro intermittente, pur modificato abolendo i limiti di età, non può risolvere il problema del ritorno del sommerso perché avrebbe tutte le caratteristiche del lavoro dipendente con costi e burocrazia molto più alti rispetto ai ticket. L’indagine sui dati Inps, affermano gli autori, «impone una riflessione politica urgente per evitare che tutti questi soggetti finiscano per alimentare quel lavoro sommerso reso visibile proprio grazie all’utilizzo dei voucher. Pensionati, lavoratori dipendenti e disoccupati, per motivi vari, oggi non possono che essere occupati ‘occasionalmente’ solo tramite uno strumento normativo con le caratteristiche simili al buono lavoro. Allo stato attuale, neanche il lavoro intermittente ‘modificato’ sarebbe utile, poiché destinato all’utilizzo da parte di aziende, cioè da parte soggetti che non hanno utilizzato i voucher in maniera prevalente come inizialmente sostenuto dai principali detrattori».  

Secondo le elaborazioni dei Consulenti del lavoro sui dati Inps solo il 37% dei 1,38 milioni di utilizzatori di buoni nel 2015 (circa 509.500 persone) aveva come unica fonte di reddito i voucher mentre gli altri 870mila avevano oltre fonti di reddito (lavoro dipendente, pensione o disoccupazione). L’abolizione integrale della disciplina può risultare poco favorevole – si legge nello studio – soprattutto per quelle categorie di lavoratori che utilizzavano i voucher in maniera genuina per rispondere ad effettive esigenze di lavoro occasionale, saltuario e limitato nel tempo, e che adesso rischiano di trovarsi senza alternative valide. 

I consulenti ricordano che per le imprese non ci sono nei casi di lavori occasionali valide alternative rispetto ai voucher. Il contratto a tempo determinato, ad esempio,  oltre a dover avere una durata seppur minima ha bisogno di una programmazione oltre all’intervallo di tempo tra un contratto e l’altro. Il contratto di somministrazione, invece, ha un costo orario della prestazione che supera anche del 50% quello del lavoratore ‘voucherista’. Il contratto intermittente, poi, è pur sempre un rapporto di lavoro subordinato con costi orari tra il 40% e il 60% superiori al costo del singolo voucher. Ma si prevedono difficoltà anche per le famiglie, che non sono attrezzate per provvedere agli adempimenti formali previsti per la formalizzazione di un rapporto di lavoro, e che potevano trovare nel voucher uno strumento flessibile e semplice per richiedere prestazioni lavorative di piccolo cabotaggio, tipiche delle esigenze familiari.

 

Una crescita boom del 295% in Europa e del 280% nel mondo: questi i dati relativi allo sviluppo della viticoltura biologica nel periodo 2004-2015 secondo l'analisi Wine Monitor Nomisma per Ice-Federbio diffusa a Vinitaly.
La viticoltura biologica europea - con 293 mila ettari- ha un ruolo di primo piano - sottolinea il rapporto, tanto che rappresenta l'88% della superficie vitata bio del mondo. Il primato dell'Europa si segnala anche attraverso l'incidenza delle superfici vitate bio sul totale, che nel 2015 ha superato il 7% a fronte di una quota mondiale che non raggiunge il 5%. In tale scenario l'Italia (83 mila ettari di vite coltivati con metodo biologico) ha il primato mondiale per incidenza di superficie vitata biologica (11,9% della vite coltivata è bio), seguita da Austria con l'11,7% e Spagna con il 10,2%.
In Italia nel 2016 le vendite di vino bio hanno raggiunto 11,5 milioni di euro nella sola GDO, registrando un +51% rispetto al 2015 (a fronte di un tiepido +1% delle vendite di vino in generale). Nonostante questo balzo in avanti, i dati Nielsen su cui si basa l'analisi mostrano però come l'incidenza del vino bio sul totale delle vendite di vino sia pari allo 0,7%.
l'indagine Nomisma-Ice ha rilevato che il 25% della popolazione 18-65 anni (circa 12 milioni di persone) ha avuto almeno un'occasione di consumo di vino biologico nell'ultimo anno. La percentuale è in continua crescita (nel 2015 era pari al 21%), grazie al forte apprezzamento da parte del consumatore, che riconosce al vino bio naturalità, salubrità e qualità. Quali sono i vini bio più apprezzati dal consumatore italiano? Secondo i dati Nielsen, il vino rosso è la tipologia di vino bio preferita dal consumatore italiano (57% delle vendite di vino bio in GDO, +42% rispetto al 2015), tuttavia i vini bianchi crescono in maniera più significativa (+93%) assieme ai vini sparkling (+59%). Il prosecco è comunque il vino bio più venduto nella GDO nel 2016 (17% delle vendite di vino bio a valore, +143%). 

Oltre 140 mila capi contraffatti per un valore di 650mila euro, riconducibili a prodotti ufficiali delle società calcistiche più famose, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza, che ha denunciato 17 persone per contraffazione. L'ultima produzione abusiva scoperta era destinata in particolare alla distribuzione di sciarpe evocative delle partite di Champions League Juventus-Porto, Napoli-Real Madrid e Juventus-Barcellona, in programma questa sera.
La produzione della merce contraffatta avveniva sulla base della programmazione dei principali eventi calcistici, così da soddisfare le richieste del mercato. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Aghemo, ha permesso ai finanzieri di risalire la filiera produttiva e distributiva del mercato illecito, con imprese nelle province di Torino, Vercelli, Cosenza, Milano, Napoli e Bergamo. Rinvenuti i macchinari industriali necessari alla lavorazione dei prodotti.

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