Giovedì, 21 Settembre 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 01 Aprile 2017

Per qualche strambo malefizio l’Italia, un tempo Patria di grandi inventori e scienziati — giusto per gradire Leonardo, Volta, Marconi, Natta, ma la lista è infinita … — e d’imperiosi modernizzatori — si pensi solo a Cavour, Mattei, Olivetti —,  da mezzo secolo, anno più anno meno, è condizionata da una rumorosa minoranza di reazionari bucolici, di passatisti “progressisti”. Di rompiscatole localisti ed egoisti. Di pensatori da osteria. Lo conferma, una volta di più, la penosa sceneggiata pugliese sui duecentoundici (211!) ulivi da espiantare (e poi reimpiantare) per permettere la realizzazione di un’opera  che permetterà di diminuire la nostra dipendenza energetica. Si tratta di un gasdotto — un filo di tubi sotterraneo e non invasivo — che scalderà le case degli italiani (pugliesi compresi), evitando altri sprechi e limitando l’inquinamento. Una cosa buona. Giusta. Seria. 

Eppure no. Per i catastrofisti vari ed assortiti, i 211 ulivi non vanno traslocati. Nulla va toccato. I lavori vanno fermati. Con minacce, urla, sassi, scontri, barricate. Purtroppo questa volta ad un po’ di povera gente mal informata, si sono schierati due personaggi potenti ma discussi e discutibili: il pingue governatore della Puglia Emiliano e l’imbarazzante sindaco di Napoli De Magistris. Due magistrati “prestati” alla politica che cercano un loro piccolo spazio nella deriva politica. Con accenti e toni diversi, la spregiudicata coppia cerca ora di cavalcare una protesta inutile, perdente.

Sul Corriere persino il prudente Pigi Battista ha stigmatizzato la ridicola “battaglia degli ulivi” e il ministro Galletti ha ridicolizzato gli improvvisati sponsors del tumulto salentino. Hanno ragione. Tutto in nome di un’Italia immaginaria e, soprattutto, di ideologismi cretini, gretti interessi periferici e grandi investimenti stranieri. 

La storia è nota. Oggi i tubi in Puglia, ieri le centrali nucleari, l’altro ieri il veto alla TV a colori e la condanna alle autostrade e alla metropolitana milanese. È il declinismo. Ancora una volta, non ci stiamo. E dei 211 ulivi nulla c’interessa. Piantateli dove meglio credete o volete, ma portate il gas nelle nostre fabbriche, nelle nostre case. Alla svelta. L’Italia ha bisogno di energia e progresso. Di futuro.

 

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