Martedì, 28 Marzo 2017
Articoli filtrati per data: Mercoledì, 08 Marzo 2017

Fino a fine marzo è possibile richiedere la 'rottamazione' delle cartelle esattoriali emesse da Equitalia dal 2000 al 2016. Entro il 31 marzo, infatti, i contribuenti potranno inoltrare il modulo della domanda contenente l'elenco.

La definizione agevolata - la cosiddetta 'rottamazione' delle cartelle - consente ai contribuenti di ottenere una riduzione delle somme da pagare a Equitalia.

Tante le domande che possono nascere ai soggetti interessati, vediamo quali sono le più frequenti, come indicato dalla sezione FAQ (Frequently Asked Questions) del sito del gruppo.

- Quali sono le somme che rientrano nella definizione agevolata?

In base al decreto legge 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016, sono le somme riferite ai carichi affidati per la riscossione a Equitalia tra il 2000 e il 2016. "Chi aderisce deve pagare l’importo residuo del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge". Inoltre, "la definizione agevolata prevede che Equitalia invii ai contribuenti una comunicazione (lettera per posta ordinaria) sulle somme riferite ai carichi affidati alla riscossione nel corso dell'anno 2016 e che alla data del 31 dicembre 2016 non risultino ancora notificate".

- Per aderire bisogna fare una richiesta?

Sì, utilizzando il modulo 'DA1 - Dichiarazione di adesione alla Definizione agevolata' (disponibile sul sito e presso tutti gli sportelli Equitalia). La dichiarazione deve essere presentata entro e non oltre il 31 marzo 2017.

- Dove si deve presentare la dichiarazione?

Il modulo DA1 deve essere consegnato allo sportello o inviato agli indirizzi di posta elettronica (e-mail o pec) riportati nel modulo della dichiarazione.

- E' possibile rinunciare alla dichiarazione di adesione alla definizione agevolata?

Si, è possibile, purché la rinuncia venga presentata entro il 31 marzo 2017.

- Chi ha presentato la dichiarazione e vuole integrarla con gli importi affidati a Equitalia nel 2016 può farlo?

Si, è sufficiente presentare, sempre entro il 31 marzo, una nuova dichiarazione utilizzando il modulo DA1 e indicare esclusivamente i nuovi carichi che intende definire.

- Chi ha un contenzioso con Equitalia può comunque richiedere la definizione agevolata?

Sì, la legge stabilisce che per aderire si debba espressamente dichiarare di rinunciare a eventuali contenziosi relativi a cartelle e avvisi interessati dalla definizione agevolata.

- Chi ha già un piano di rateizzazione in corso può comunque aderire alle agevolazioni previste?

Sì ma deve pagare, relativamente ai piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016, le rate con scadenza fino al 31 dicembre 2016. Per chi aderisce alla definizione restano invece sospesi, fino al termine per il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute per la definizione, le scadenze delle rate dell’anno 2017 di tutti i vecchi piani di dilazione già accordati da Equitalia.

- Equitalia quando comunicherà le somme da pagare e le relative scadenze?

Entro il 31 maggio 2017 comunicherà l'ammontare complessivo della somma dovuta, la scadenza di eventuali rate, inviando i relativi bollettini di pagamento.

- Si paga in un'unica soluzione o anche in più rate?

Si può pagare con i bollettini RAV precompilati inviati da Equitalia nel numero di rate richieste con il modello di dichiarazione (da 1 rata fino a un massimo di 5), rispettando le date di scadenza riportate sulla comunicazione. In caso di pagamento in un'unica rata, la scadenza è fissata a luglio 2017.

- Come e dove si può pagare?

Si può pagare con la domiciliazione bancaria (se richiesto nel modello di dichiarazione) oppure in banca, anche con il proprio home banking, agli uffici postali, nei tabaccai, tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul sito www.gruppoequitalia.it, con la App Equiclick o direttamente agli sportelli di Equitalia.

- Cosa succede se non si paga o si paga in ritardo una rata del piano di definizione agevolata?

Chi non paga anche solo una rata, o lo fa in misura ridotta o in ritardo, perde i benefici della definizione agevolata previsti dalla legge e Equitalia riprenderà le attività di riscossione. Gli eventuali versamenti effettuati saranno comunque acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.

- Se prima della dichiarazione di adesione era attivo un piano di dilazione, si conserva la possibilità di riprendere il versamento dilazionato, in caso di mancato pagamento della prima rata dovuta per la definizione?

Sì, in questo caso - ferma restando la perdita dei benefici della definizione agevolata - è possibile riprendere i versamenti sulla base del vecchio piano di dilazione, a condizione che, prima della presentazione della dichiarazione di adesione, non vi sia stata decadenza da tale dilazione. Tuttavia, si ricorda sul sito Equitalia, non è possibile riprendere i versamenti del vecchio piano di dilazione se si paga in misura ridotta o in ritardo una rata successiva alla prima delle somme dovute per la definizione.

 

Sono stati 12.877 suicidi in tre anni - 2.812 donne e 10.065 uomini - dove in 737 casi è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti. Sono i dati del nuovo studio Istat sul rapporto tra malattia e suicidio, costruito su dati provenienti da un’indagine condotta sui decessi e le cause di morte. In una parte rilevante di casi di suicidio, una condizione fisica compromessa potrebbe aver influenzato la scelta di togliersi la vita. Lo studio, ricorda una nota dell'Associazione Luca Coscioni, prende in esame tutti i casi di suicidio nel triennio 2011-2013.

Per ciascun certificato di morte sono state individuate le entità morbose che forniscono indicazione della presenza di una malattia importante (fisica o mentale). Le modalità più frequenti sono i casi di auto-avvelenamento, di utilizzo di armi da fuoco o di oggetti appuntiti. "I suicidi in Italia sono più di due al giorno, uno ogni 12 ore: lo stesso numero delle troppe 'morti bianche' che si verificano fra i lavoratori dei cantieri edili e delle fabbriche anche lui suicida per un male incurabile", affermano, commentando i nuovi dati dell’Istat, i congiunti di Mario Monicelli (Chiara Rapaccini), Lucio Magri (Luciana Castellina), Carlo Lizzani (il figlio Francesco) e quelli di Michele, il fratello di Carlo Troilo (dirigente dell’Associazione Luca Coscioni), anche lui suicida per un male incurabile.

"Per molti di questi malati, se in Italia fosse legale il ricorso all’eutanasia, sarebbe possibile evitare una fine così 'indegna' e ottenere invece una morte degna, accanto alle persone care. O almeno non essere costretti, come Dj Fabo, a recarsi in Svizzera per morire serenamente".

 Nel marzo del 2014, il gruppo aveva ricevuto, in risposta alla sollecitazione inviata Capo dello Stato, una lettera aperta in cui il residente Napolitano sollecitava il Parlamento ad un 'sereno e approfondito confronto di idee' sulle scelte di fine vita. 

 "Ora che la legge sul testamento biologico sta per arrivare in aula alla Camera - affermano i firmatari della dichiarazione - segnaliamo questi dati ai deputati che con migliaia di emendamenti hanno bloccato per un intero anno una proposta di legge che finalmente introduce nel nostro ordinamento un istituto di cui solo l’Irlanda e l’Italia non si sono dotati".

"Un tema molto meno 'sensibile e divisivo' rispetto all’eutanasia, ma al tempo stesso delle norme equilibrate che potrebbero almeno evitare a tanti malati gravissimi o terminali sofferenze prolungate e inutili. Specie se includessero la sedazione profonda continua, che in Francia ha risolto felicemente il contrasto fra chi voleva legalizzare l’eutanasia e chi vi si opponeva. E potrebbero ridurre il numero dei malati costretti a cercare nel suicidio 'l’uscita di sicurezza'", concludono i firmatari della dichiarazione.

 

 Basta rimorsi, ora i messaggi si autodistruggono. Tramite la nuova funzione 'Stato' WhatsApp consente di condividere contenuti privati con i propri contatti a tempo determinato. Foto e video inseriti dall'utente infatti si cancelleranno automaticamente dopo appena 24 ore senza lasciare traccia. Come funziona? Accedendo alla sezione dell'app intitolata 'Il mio stato' è possibile caricare contenuti che verranno visualizzati da uno o più contatti, a seconda delle impostazioni inserite, ma che non potranno essere salvati sui loro smartphone. Buone notizie dunque per tutti quegli utenti che amano condividere i propri ricordi senza mettere a rischio la propria privacy.

 

Sciopero di solidarietà, due ore per turno, oggi in un'azienda metalmeccanica del torinese, promosso da Fim, Fiom e Uilm per solidarietà nei confronti di un lavoratore che, rientrato in fabbrica dopo diversi mesi per un trapianto di fegato, ha scoperto di essere stato licenziato perché impossibilitato a svolgere la mansione precedente all'operazione. A spiegarlo sono i sindacati secondo cui l'adesione allo sciopero è stata molto elevata.

 ''Si è trattato di uno sciopero di solidarietà ma anche di un segnale che i lavoratori hanno voluto dare - spiega Edi Lazzi della Fiom - sostenere che in un'azienda che occupa circa 700 addetti non ci sia una mansione adatta al lavoratore rientrato dopo la convalescenza ci sembra un po' pretestuoso. Ci auguriamo che l'azienda riveda la decisione e che prevalga il buon senso, in caso contrario il licenziamento verrà impugnato''.

 ''Il licenziamento del lavoratore torinese, al suo ritorno in fabbrica dopo un trapianto di fegato, è indegno'' commenta in una nota Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

 "Si tratta - spiega - di un gesto riprovevole, che non ha alcuna possibile spiegazione, se non quella di un tipo di gestione aziendale irresponsabile. Nel licenziare il lavoratore, al quale va tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà, l'azienda ha dimostrato di non tener conto dei più elementari diritti dei lavoratori. Ci auguriamo che ritorni sui suoi passi e si sforzi di trovare una soluzione adeguata alle attuali condizioni fisiche del lavoratore, dal momento che quello dell’azienda è in questo caso un comportamento discriminatorio”.

 ''Bene, dunque, hanno fatto le organizzazioni a indire uno sciopero di due ore su tutti i turni. Oltre che un gesto utile a spingere l’azienda a rivedere la sua decisione, i lavoratori hanno compensato con la loro solidarietà la vergognosa mancanza di umanità di cui si è macchiata l'azienda'', conclude.

 

 

Il medico Giansisto Garavelli, 55 anni, in servizio al Serd di Voghera, da quando era un bambino è innamorato del mondo del circo. Dopo una visita quasi casuale a Nando Orfei, alcuni anni fa, è diventato un punto di riferimento per i circensi di tutta Italia che spesso finiscono per essere curati negli ospedali pavesi. Negli ultimi anni molti sono stati ricoverati tra Voghera, Stradella e Pavia. "Anche se hanno un medico di base, essendo itineranti per definizione, molti non l'hanno nemmeno mai visto. E così mi prendo cura di loro, direttamente o aiutandoli a trovare assistenza ovunque si trovino". Lo scorso anno a Roma l'Ente nazionale circhi gli ha conferito, unico caso in Italia, una laurea ad honorem come "medico archiatro circense". Con Garavelli, l'amico di infanzia Matteo Maimone, geometra, anche lui di Castelnuovo Scrivia (AL), supporta i circhi per le necessità tecniche e logistiche.

 

Cosa succede quando si offre l’opportunità ai giovani di diventare sindaci per due mesi? Il progetto che sta per prendere il via a Montesegale proverà a dare una risposta al quesito. Dalla prossima settimana e fino alla tarda primavera una dozzina di giovani tra i 17 e i 21 anni avranno l’opportunità di seguire le attività del sindaco e del consiglio per circa due mesi. Dalle giunte ai consigli comunali, dagli incontri pubblici alla programmazione delle risorse: "così – ha spiegato il primo cittadino Carlo Ferrari, che nel week end presenterà l’iniziativa al festival di Milano 'Fa' la cosa giusta' – cerchiamo di formare i futuri amministratori o anche solo cittadini responsabili".

Lottare contro i mulini a vento non serve a nulla, la storia del buon Don Chisciotte della Mancia dovrebbe averlo insegnato. Tutto solo, in sella al suo ronzino spelacchiato e con un'improbabile lancia, voleva sfidare le pale dei mulini tra l'ilarità di tutti. Voghera, Casteggio, Broni, Stradella, ma anche Varzi e Rivanazzano per palare dei paesi più popolosi dell'Oltrepo, hanno sempre di più, anno dopo anno, mese dopo mese, una maggior presenza di supermercati, centri commerciali, grande distribuzione organizzata e negozi in franchising. L'ultima pseudo polemica scoppiata è relativa al McDonald's di Voghera di prossima apertura. Molte le voci di protesta nei primi giorni, forse più per ragioni politiche che per altro, si sono levate contro questa apertura, ora le più si sono dileguate, onde evitare, per evidenti leggi di mercato, di fare la figura di Don Chisciotte.

Il vero problema non è la qualità dei prodotti in vendita nei centri commerciali o la qualità dei panini veduta dalle catene internazionali, qualità, del resto, si spera, certificata dalle leggi vigenti dello Stato Italiano, il vero problema è che la maggior parte di questi supermercati e centri commerciali, non tutti per fortuna, e di queste catene di locali pubblici, è l'ubicazione.

Scelte politiche scellerate degli anni scorsi hanno confinato questi insediamenti commerciali nelle aree periferiche. Bastava aver girato un pochino il mondo o per lo meno esser stato una volta negli USA trenta-trentacinque anni orsono per capire che questo era il futuro. Senza bisogno di prendere l'aereo bastava andare dal 1974 in poi, a Montebello della Battaglia, quando il signor Brunelli aprì il Carrefour ora Iper, per vedere in modo lapalissiano la quantità di gente che già allora frequentava uno dei primi centri commerciali in Italia. È chiaro che se la gente dell'Oltrepò va nell'area commerciale di fronte all'ex Colussi per far compere non può animare contemporaneamente le vie centrali dei paesi e delle cittadine. Forse il ragionamento dei politici di allora, ma anche degli ultimi 10 anni, è stato: "Confiniamoli in periferia o fuori dalle nostre mura che difendono la città; così la gente dovendosi spostare non ci andrà e questi centri non avranno successo e i negozi locali continueranno a vivere e a prosperare". Teoria SUICIDA.

Nel nord d'Europa e nei paesi anglosassoni  i politici, evidentemente più preparati, che forse avevano girato di più il mondo e che forse avevano studiato meglio le dinamiche del commercio, hanno scelto e non potevano fare altro,  di permettere l'apertura di supermercati, centri commerciali e di catene alimentari nel centro delle città. Ancora oggi forse qualche politico che non ha ben capito, potrebbe obbiettare: "Si va beh, ma in centro a Voghera, in centro a Casteggio, in centro a Stradella… dove poteva sorgere un centro commerciale?".

Domanda che considero sciocca, un centro commerciale ad un solo piano da nessuna parte, ma un centro commerciale su più piani in diversi palazzi. L’altra obiezione che potrebbe fare il politico dissidente e poco lungimirante è: "Si va beh, ma sarebbe costato molto di più e allora non li avrebbero fatti". Sul fatto che fossero costati di più, pur dipendendo dai casi, ne ho la ragionevole certezza, sul fatto che non li avrebbero realizzati sono ragionevolmente scettico.

Si potrebbe obiettare " ma le macchine in centro dove parcheggiano ? " , la soluzione era ed è, fare i parcheggi esterni, magari dove oggi sono sorti i centri commerciali, e predisporre un efficiente rete di collegamenti e trasporto pubblico, che porti la gente dai parcheggi al centro, con indubbi vantaggi anche per inquinamento , polveri sottili etc etc. Meno macchine in centro, meno inquinamento nello stesso.   

Li hanno realizzati in tutto il mondo, anche in città e cittadine simili alle nostre, vedi nord Europa e Regno Unito,  perché non in Oltrepò, che fino a prova contraria fa parte del mondo? Nell'ipotesi in cui non li avessero realizzati, ipotesi che ha una probabilità su un milione di essere vera,  forse in maniera antistorica e in base alle leggi di mercato, avremmo risolto due problemi.

Perché se si fosse avverata questa stramba teoria, per prima cosa le nostre cittadine non sarebbero circondate e assediate da centri commerciali ed in secondo luogo i vari negozi di taglia medio-piccola continuerebbero a vivere e non, come succede oggi per quei pochi rimasti, sopravvivere. Qualcuno potrebbe intervenire dicendo che in qualche caso sono stati aperti alcuni centri commerciali in città e vicino al centro, ma la differenza sta nella parola "vicino": essere nel centro ed essere vicino al centro è un enorme distanza per chi si occupa di commercio e capisce perfettamente quanto questa distanza sia lunga. Avere un centro commerciale su più piani nell'isola pedonale è una cosa, averlo a 700 metri di distanza dalla stessa isola pedonale è tutt’altra cosa. Questi 700 metri di differenza ti svuotano l’isola pedonale, perché la gente va al centro commerciale. Figuriamoci se questi centri commerciali non sono a sole poche centinaia di metri, ma a qualche Km. A dire il vero non c'è da immaginarsi niente basta paragonare i centri delle cittadine del nord Europa alle nostre.

I loro centri storici sono animati e frequentati grazie alla presenza  di centri commerciali in pieno centro e nelle isole pedonali, in tutte queste località i centri commerciali, i supermercati, i McDonald’s etc. etc. fanno da volano ai negozi di medie e piccole dimensioni che li circondano, la gente che li frequenta passa davanti a questi negozi e negozietti e molti entrano anche da loro per far compere. Se avessi un negozio che vende pane e salame di Varzi preferirei che fosse posto di fianco a McDonald’s, perché se ho prezzi competitivi ed offro un prodotto migliore o comunque diverso una parte della fiumana di gente che va da McDonald’s può decidere di venire a mangiare il mio panino con il salame di Varzi anziché l'hamburger.

Purtroppo le fette di salame di Varzi erano e troppo spesso sono sugli occhi di molti politici, politici che hanno deciso allora, ma anche, purtroppo, oggi di predisporre Piani di Governo Territoriale che incentivano i supermercati ed i centri commerciali ad installarsi in estrema periferia.

 

 

 

La Ronde del Canavese ha coinciso con l’esordio italiano su strada dell’Abarth 124 presente in due esemplari condotti da Fabio Andolfi (alla terza esperienza con la vettura iniziata al Rally di Montecarlo) con Manuel Fenoli e dall’oltrepadano Davide Nicelli e Gianmaria Marcomini al debutto sulla vettura della casa dello scorpione, i primi, hanno concluso all’ottavo posto assoluto conquistando la vittoria nella classifica Under 25, mentre per i portacolori del Road Runner Team di Casteggio c’è stato l’abbandono dopo la terza prova speciale. Nicelli, nonostante il ritiro, si è mostrato soddisfatto della nuova esperienza. "E' stato il mio debutto assoluto su strada, oltretutto con una macchina completamente nuova e certamente non facile, sulla quale occorre fare chilometri per capirla al meglio" – commenta così il suo approccio con la 124 Abarth, il pilota proveniente dalle ruote scoperte, il quale aggiunge: "Ho badato anzitutto a non fare danni affrontando con giusta accortezza la ps1, sulla quale, mi si è altresì spenta. Nelle due prove successive ho migliorato sensibilmente i tempi di percorrenza, poi, il cedimento di un braccetto dello sterzo mi ha fatto chiudere anticipatamente la competizione. E' stata, tutto sommato, un'esperienza positiva con una vettura molto blasonata in questi ultimi tempi. Un'esperienza che mi ha fatto apprezzare i rally, mai affrontati in precedenza se non in manifestazioni in pista, sui quali sto facendoci un pensierino".

Gara amara anche per il team Efferre di Romagnese, infatti, il loro equipaggio composto da Andrea Castagna e Sara Farinella, su Peugeot 208 R2, hanno dovuto combattere contro un avversario imbattibile: la sfortuna. Dopo un promettente avvio in cui Andrea Castagna fa segnare il 23° tempo assoluto, nonché primo in classe R2B con 12”1 sull'immediato inseguitore, c’è subito il segnale che la dea bendata quel giorno è in vacanza.

Questo, l'equipaggio lo scopre all’uscita del parco assistenza, quando sulla loro vettura scoppia l'ammortizzatore. Non c'è tempo per alcuna riparazione e Castagna-Farinella decidono di affrontare ugualmente la piesse 2 con le dovute precauzioni. Purtroppo in località Pratiglione, il paese che dà il nome alla "speciale", c'é l'urto contro un muretto con conseguente rottura dello sterzo e ritiro inevitabile.

Il cuneese Alessandro Gino in gara con Marco Ravera sulla Fiesta Wrc, firmano l’albo d’oro alla Ronde del Canavese. L’equipaggio Ford ha assunto fin dall’inizio il controllo della situazione con una condotta di gara veloce ed estremamente precisa. Il sanmarinese Denis Colombini con la Skoda ha chiuso agguantando in extremis il secondo posto davanti a Fabrizio Bianchi sulla Ford Fiesta R5.

 

"Gentile Direttore, nel recente referendum sulla costituzione anche nel mio paese, Torricella Verzate, ha prevalso il no. Un no non motivato da considerazioni istituzionali storico – politiche, ma per cattiveria, ignoranza e invidia verso un primo ministro giovane, intelligente, operoso e stimato in tutto il mondo. Per votare contro hanno addotto motivazioni meschine ed ipocrite dando a Matteo Renzi la colpa di tutti i problemi di questo mondo, dimostrando di ignorare che l'immigrazione, il terrorismo, la disoccupazione e tanta povertà sono realtà europee e mondiali. Ma la cosa che più mi ha contrariato è che a lamentarsi sono le persone che hanno un lavoro sicuro e la pancia piena. Gente che parla con la bava alla bocca e l'odio negli occhi! 

E tra queste persone ci sono anche il nostro Sindaco e i suoi assessori che ce l'hanno con Renzi dimenticando che il loro compito è di sistemare le strade dissestate, i fossi otturati e eseguire tutte le manutenzioni necessarie.  

Trattasi di persone boriose e prepotenti che mancano della necessaria dialettica e del buon senso per amministrare la cosa pubblica. Purtroppo la minoranza non ha iniziative, ed è completamente assente. Tanta gente rimpiange i tempi dell'ex Sindaco Giancarlo Versiglia sempre presente e pronto ad ascoltare la voce dei suoi."

 

Da tre anni subiva le violenze del marito ma non ha mai denunciato fino a pochi giorni fa, quando i colleghi di lavoro l'hanno convinta ad ammettere che i segni sul collo non erano dovuti a una caduta accidentale. La donna, un'impiegata di 56 anni, è stata soccorsa dai carabinieri di Garbagnate Milanese (Milano). Il marito, un artigiano edile di 61 anni, è stato denunciato.

In ospedale alla donna è stato diagnosticato un trauma cranico facciale e al collo giudicato guaribile in 20 giorni.Quando si è presentata in ufficio ha negato insistentemente di essere stata picchiata ma alla fine ha ammesso di subire violenza da tre anni e ha deciso di denunciare il marito. Non è stato possibile arrestarlo perché mancava la flagranza di reato.

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