Mercoledì, 28 Giugno 2017
Articoli filtrati per data: Domenica, 19 Marzo 2017

Ricordate quando il governo Prodi doveva a ogni costo ridurre il debito pubblico perchè così ordinavano FMI e UE, e quindi si è fatto di tutto , svendendo i gioielli di famiglia? Poi è arrivato Berlusconi che toglieva imposte e faceva regali a tutti, ma FMI e UE  non protestavano, e alla fine il debito era più alto di prima. Chi pensa di essere stato preso per il didietro  ha ragione, ma non è politicamente corretto ammetterlo.

 Tra i gioielli da vendere c’era una delle più estese reti autostradali d’Europa, in ottime condizioni ma con basso valore di mercato perchè l’adeguamento delle tariffe all’inflazione richiedeva tempi biblici da parte di una burocrazia avida di mance , e ancora peggio era ottenere il rinnovo delle concessioni alla scadenza: da parte dello stato a aziende statali, quindi mance poco o niente, e i politici non volevano aumentare i canoni. In sostanza, nessuno si sentiva di avanzare delle offerte, perchè la situazione era troppo incerta e arbitraria. Ci provarono i fratelli Benetton, offrendo 500 miliardi di lire dell’epoca, a patto che lo stato ancorasse le tariffe all’inflazione e rinnovasse le concessioni scadute e in scadenza. A queste condizioni anche altri ,italiani e stranieri, avrebbero avanzato delle offerte, ma il governo decise che era troppo urgente dimostrare che si stava vendendo qualcosa, e chiuse l’asta sulla sola offerta dei Benetton. I quali si fecero prestare i 500 miliardi dalle banche, misero il tutto in borsa e nel giro di un anno restituirono i 500 miliardi alle banche vendendo la sola catena degli autogrill, che faceva parte del pacco dono.

Della vicenda si occupò un governo Prodi, persona al di sopra di ogni sospetto, ma con un braccio destro, tale Ponzellini, che invece era al di sotto, come si vide più tardi. La firma però la mise il governo D’Alema.

I Benetton divennero ricchissimi collocando parte del bottino in borsa, si comprarono intere province dell’Argentina, e provarono a ripetere il  colpo in Spagna, anch’essa sotto stress da riduzione del debito. Lì però i governi governavano e i fratelli furono informati che se mettevano il naso in Spagna, si sarebbe occupato di loro il giudice Garzon, uno al cui confronto Di Pietro era un ragazzo dell’oratorio. La nostra libera stampa di tutti i colori ignorò la vicenda.

Ma non basta: come sanno anche gli studenti di ragioneria, le tariffe di una pubblica concessione sono costituite da due parti, una per coprire le spese di esercizio e manutenzione, un’altra più importante per consentire al concessionario, nell’arco della durata della concessione, di ammortizzare con generosi interessi l’investimento iniziale. Così succede in tutto il mondo che alla fine della concessione le autostrade diventano gratuite o quasi, e vengono gestite direttamente dallo stato. Ma in Italia no: alla fine della concessione , la tariffa viene confermata in toto, perchè ci sono sempre dei lavori da fare, aggiungere una corsia, fare una circonvallazione o una bretella: il tutto, naturalmente a spese del concessionario, che chiede il rinnovo con le stesse tariffe complete, con nessuno che controlla i costi effettivi dei nuovi lavori, perchè il concessionario usa le sue imprese e estrae il materiale dalle sue cave : quando si arriva a questo punto della spiegazione, in tutte le università del mondo esplodono irrefrenabili risate…

Adesso  si scopre  che per guadagnare  di più si ricorre al sistema sperimentato all’Aquila, di mettere la sabbia del mare nel cemento armato, che così assume la consistenza e la durata di una torta alla panna. Ma ovviamente tutta la catena burocratica di controllo non controlla niente, se non i regali di Natale, e il sistema politico è pregato di indicare suoi amici nei ben retribuiti consigli d’amministrazione delle cento autostrade d’Italia, dove ci sono sempre lavori, bretelle ecc. da fare , nastri da tagliare e tariffe da confermare in toto, per cui gli spedizionieri cercano di evitare i porti italiani per via delle autostrade più care del mondo.

 

Quando un debito cade in prescrizione si considera scaduto, ossia non può essere più esigibile da parte del creditore; bisogna però sempre verificare però che non siano state spedite lettere di diffida.

Quando un debito si prescrive vuol dire che non deve essere più pagato, ossia che il creditore non può più richiedere il denaro dovutogli, neanche tramite il giudice; in altre parole, quando decade un debito non possono più avviarsi cause e pignoramenti.

Il punto è, però, che i tempi della prescrizione non sono uguali per tutti i crediti e variano in base alla natura di essi. Per cui è bene stabilire quali sono questi termini per poter finalmente dirsi liberi di non dover più pagare.

È necessaria, però, una precisazione preliminare: la prescrizione può essere interrotta dal ricevimento di una richiesta di pagamento (una diffida, un sollecito più “soft”, ecc.); in tal caso, il termine inizia a decorrere nuovamente da capo. Facciamo un esempio. Immaginiamo di aver firmato un contratto con una finanziaria e che la scadenza del debito (o meglio, la prescrizione) è nel 2020. Se però, nel 2017, la società ci sollecita il pagamento con una raccomandata a.r., la prescrizione (in questo caso di 10 anni) torna a decorrere da capo e si compirà nel 2017.

Quando scade un debito

I termini di prescrizione principali sono i seguenti:

per i debiti derivanti da contratti o atti leciti (salvo i casi speciali che diremo in seguito), la prescrizione è di 10 anni;

per i debiti derivanti da atti illeciti come, ad esempio, il danneggiamento di un balcone per via dei calcinacci caduti sul piano di sotto o per una ferita arrecata durante una rissa, la prescrizione è di 5 anni.

Questa è la regola generale; ma vi sono poi numerosi casi speciali che stabiliscono prescrizioni più brevi (il termine massimo resta però sempre quello di 10 anni).

In ogni caso, se interviene un atto interruttivo della prescrizione il termine può diventare molto più lungo e, addirittura, il debito potrebbe non prescriversi mai. Si considerano «atti interruttivi della prescrizione»:

atti inviati dal creditore: la diffida, il sollecito di pagamento, la notifica di un atto di citazione o di un precetto. In ogni caso, la richiesta di pagamento deve essere sufficientemente specifica, tale cioè da indicare con esattezza l’entità del credito e la sua causa;

atti provenienti dal debitore: l’ammissione del debito, la richiesta di dilazione del pagamento, la richiesta di saldo e stralcio o di qualsiasi altro sconto o transazione, ecc.

Se muore il debitore prima che scada il debito, a risponderne sono i suoi eredi, a meno che abbiano rifiutato l’eredità.

Ecco quindi uno schema per potersi orientare tra i vari termini di prescrizione.

Quando il debito cade in prescrizione

I debiti con banche e finanziarie: 10 anni ;

rate di mutuo: 10 anni ;

i debiti per bollette del telefono, luce e gas: 5 anni a partire dalla data di scadenza della bolletta. Se però l’utente fa causa e perde, il debito si prescrive in 10 anni;

spese condominiali: 5 anni ;

il diritto al risarcimento in caso di incidenti stradali: 2 anni;

le singole annualità di rendite vitalizie: 5 anni ;

le singole annualità delle pensioni alimentari: 5 anni;

il canone di affitto di un appartamento, sia esso ad uso abitativo che commerciale: 5 anni;

il pagamento, da parte dell’inquilino, degli oneri di condominio in un appartamento preso in affitto: 5 anni ;

i fitti dei beni rustici: 5 anni;

gli interessi dovuti alla banca: 5 anni;

gli interessi dovuti a qualsiasi altro creditore: 5 anni;

tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi: 5 anni;

il diritto al pagamento dello stipendio per il lavoratore dipendente: 5 anni ;

il diritto al pagamento del Tfr e di tutte le altre indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro: 5 anni;

il pagamento degli utili da parte di una società: 5 anni;

la possibilità dei soci di agire contro gli amministratori della società, per responsabilità nella gestione: 5 anni;

il diritto del mediatore a vedersi pagata la propria provvigione: 1 anno;

il diritto dell’agente immobiliare al compenso per una vendita o un affitto: 1 anno;

i diritti derivanti dal contratto di spedizione e dal contratto di trasporto: 1 anno;

il pagamento del premio da pagare all’assicurazione per la polizza (di qualsiasi polizza si tratti): 1 anno dalle singole scadenze, siano esse mensilità, semestralità o annualità (a seconda del contratto);

il diritto al pagamento del risarcimento in caso di assicurazione sulla vita: 10 anni;

gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione: 2 anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda;

il pagamento per il pernottamento in un hotel, albergo, ostello, affittacamere, bed & breakfast: 6 mesi;

il pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni entro i limiti prestabiliti, a giorni o a singole ore, e comunque non oltre un mese: 1 anno;

il pagamento delle retribuzioni per prestazioni di lavoro non superiori a un mese: 1 anno;

il pagamento di convitti: 1 anno;

il pagamento dei commercianti, per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio; 1 anno;

il pagamento dei farmacisti per le medicine acquistate presso la farmacia: 1 anno;

il pagamento dei corsi di lingua inglese o altre lingue ad insegnanti privati: 3 anni;

il pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni a termini più lunghi di un mese: 3 anni;

il pagamento dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese: 3 anni;

il pagamento dei compensi dei professionisti, per l’opera prestata e per il rimborso delle spese vive sostenute: 3 anni . Se però il professionista ha fatto firmare al cliente un contratto, vale il termine generale di 10 anni;

il pagamento del notaio: 3 anni ;

il risarcimento o la restituzione del prezzo, da parte del negoziante, per aver acquistato un oggetto difettoso: per contestare il difetto ci sono 60 giorni; per agire in causa 26 mesi dalla scoperta del difetto; ciò vale solo se l’acquirente è un consumatore. Se invece si tratta di un soggetto che ha acquistato con partita Iva, la contestazione va fatta entro 8 giorni dalla scoperta del vizio e la prescrizione dell’azione è di 1 anno dall’acquisto;

diritto di recesso in caso di acquisto di un prodotto fuori dal negozio (vendite su internet, su corrispondenza, televendite, telemarketing, ecc.): 14 giorni;

diritto di recesso su pacchetti viaggio acquistati su internet: 14 giorni;

diritto di recesso su contratti bancari o assicurazioni acquistati su internet: 14 giorni;

diritto di recesso su finanziamenti stipulati via internet: 14 giorni;

diritto di recesso da una polizza vita: 30 giorni;

iscrizione a scuole e palestre private: 1 anno;

contestazioni per lavori affidati a ditte di riparazione, manutenzione: la contestazione va inviata entro 8 giorni dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro 1 anno;

contestazioni al costruttore del palazzo per gravi difetti strutturali: la garanzia opera per 10 anni; la contestazione va inviata entro 1 anno dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro l’anno successivo;

vacanza rovinata per pacchetto viaggi non conforme alle promesse: presentazione reclamo: 10 giorni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona: 3 anni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona dovuti al trasporto: 1 anno dal rientro (18 mesi se il trasporto parte o arriva fuori Europa); prescrizione in caso di altri danni: 1 anno dal rientro;

contestazione danni e vizi su contratti di appalto: denuncia entro 60 giorni dalla scoperta; la prescrizione della causa è di 2 anni. La prescrizione decorre dalla consegna dell’opera;

contestazione danno da prodotti difettosi: 3 anni dalla scoperta;

assegni: 6 mesi. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;

cambiali: 3 anni. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;

riconoscimento della qualifica superiore per il lavoratore dipendente: 10 anni;

il pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro: 5 anni;

demansionamento da parte del datore di lavoro: 10 anni;

pagamento della retribuzione (busta paga) del lavoratore dipendente part time o full time, sia nel pubblico che nel privato: 5 anni;

pagamento del prezzo per acquisti in genere: 10 anni;

pagamento di multe stradali: 5 anni;

Irpef: 10 anni;

Iva: 10 anni;

Irap: 10 anni;

Bollo auto: 3 anni a decorrere dall’anno successivo a quello in cui è dovuto il pagamento;

Canone Rai: 10 anni;

Diritti camera di commercio: 10 anni;

Imu: 5 anni;

Tasi: 5 anni;

Tosap: 5 anni;

Tari: 5 anni;

Contributi dovuti all’Inps e Inail: 5 anni;

Sanzioni amministrative: 5 anni.

 

Nel nostro percorso alla scoperta delle realtà, presenti o passate, del Mondo della Notte e del Divertimento oltrepadano, abbiamo questo mese incontrato uno tra i massimi rappresentanti di un settore che tanto ha dato, appunto, alla Night-Life del territorio: le pubbliche relazioni. Classe 1969, diploma di qualifica nel settore agricolo, alto ed elegante, oggi con capelli di media lunghezza, negli anni ruggenti con lunghi capelli alle spalle o appena sotto, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Indiano". Signore e Signori, Alex Pavarin!

Innanzitutto vorrei da lei una spiegazione sul nome Alex...

"Il mio nome di battesimo è Guido, in effetti...ma per tutti è sempre stato Alex, lo so. Pensi che ancor oggi incontro persone che non sanno che Alex è un nome di pura fantasia".

C'è un motivo?

"Sì, ed è anche molto adolescenziale. La mia giovinezza è stata contemporanea all'esplosione dei due movimenti contrapposti, Paninari e Dark. Io ero ovviamente Paninaro, ed avvertivo, però, di non avere un nome congruo... Erano tutti Max, Jim, John... Io Guido! No, non ci stava! Ed allora... Alex !!! Ed Alex sono sempre stato per tutti".

Erano gli anni delle prime notti in discoteca?

"Direi già al lavoro in discoteca! No beh, forse esagero, però a 13 anni ho cominciato nelle discoteche come cubista, gli indimenticabili ragazzi-immagine che ballavano sui 'cubi', ed ho continuato fino ai 17 anni. Quante domeniche pomeriggio! Eh si perchè, anche lei ricorderà, negli '80, per i ragazzini, non c'erano le serate o le notti: c'erano le domeniche pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.30/19.00. Ed avevamo i Pullman dedicati".

In quali locali si esibiva?

"Ballavo all'Hyppodrome, l'ex-Tucano di Codevilla, al Decò ed al Robespierre, a Piacenza, e prima ancora allo Xenon, ex Harmonia di Tortona".

Quando e come avviene la svolta verso le pubbliche relazioni?

"La discesa dai cubi e la svolta verso le pubbliche relazioni avviene da sé! Iniziando dagli amici e dal pubblico che mi vedeva ballare... comincio a coinvolgerli distribuendo loro i biglietti informativi del programma del locale, poi le prime riduzioni sul biglietto d'ingresso, entro una certa ora e con un certo abbigliamento,  fino ad arrivare a chiedere ad alcuni di loro se interessati ad aiutarmi nella distribuzione, in cambio di un free-drink, una bevuta omaggio".

 Da li? 

"Inizio a formare un gruppo di distribuzione per il Before di Novi Ligure. Era l'inverno 1987. Una sera, ad una festa in casa di amici, conosco Roberto Riveriti, un ragazzo dai biondi capelli e, come me, appassionato di moda e locali notturni. Da quell'incontro nasce il 'Without us Group', il primo vero e proprio gruppo a struttura piramidale che si proponeva ai locali come vera e propria azienda, cioè braccio commerciale di promozione e pubblicità con l'esterno".

 

Ed iniziate a lavorare per altri locali?

 

"Certo. A partire dal 1988, abbiamo concatenato una serie di vincenti collaborazioni: nel 1988 ed 89 eravamo al Fontanile di Redavalle, d'estate, e sempre al Before in inverno. Nel 1990-91-92 al Fellini a Tortona in inverno, ed in estate al Club House di Salice Terme, solo il venerdì sera. E poi ancora, qui le date mi si confondono ahimè, ricordo Le Cave a Stradella in inverno e contemporaneamente l'Immagine di Pozzolo Formigaro e l'estivo al Babaissa di Vignole Borbera e sempre il Club House".

 

Una mole di lavoro davvero enorme...

 

"E poi ancora nel 1996 si aggiunge il Cafè Latino presso l'ex Tucano, invernale, e sempre invernale il Casanova di Acqui Terme,  ed il Velasquez, il nuovo Tucano rifatto completamente nell'estivo. Nel 1997 si aggiunge il King a Castel San Giovanni, d'inverno... e nell'estate un locale di Arenzano, mi perdoni ma non ricordo il nome al momento,  e poi il Segreta a Campo Spinoso, di Serafino Fracchioni, con il quale avevamo collaborato anche allo Shocking di Milano... Ah si, sempre a Milano, con l'amico Anthony, la collaborazione con l'Old Fashion... l'ultimo locale è stato il The Class in Alessandria nel 2010".

 

Mi sto perdendo...

 

"Si, capisco... erano anni davvero straordinari! Senza respiro. Nel 2001, sulle ceneri del Cristallo in Casteggio, facciamo nascere il Teatrò, aperto dal 2002 al 2004".

 

Ma lei aveva in carico tutta l'organizzazione del personale di tutti questi locali, da solo?

 

"Io organizzavo tutto il discorso, una sorta di general manager, senza presunzione mi si passi il termine... ed avevo al mio fianco tanti ottimi collaboratori con precise mansioni, dalla tipografia alla gestione dei bar, dall'ingresso al controllo di sicurezza alla parte amministrativa".

 

Mi sa dare una stima esatta del numero dei dipendenti e collaboratori?

 

"Un dato su tutti che ricordo riguarda il Velasquez: i dipendenti in serata erano 150, ed i collaboratori/dipendenti delle pubbliche relazioni, fra tutti, anche i, diciamo, meno importanti ma comunque sempre utili,  erano… 300. Più altri 250, complessivi, al Casanova.  Io ero a capo di questa piramide, di questa macchina che doveva partire ed arrivare possibilmente senza incidenti... Ricordo un giorno in quel periodo, al rientro a casa, mia madre che sventolava la bolletta telefonica del cellulare, ironizzando, non conoscendola, sulla mia attività: erano 2 milioni e 813 mila delle vecchie lire! Paragonate ad oggi, potere d'acquisto dell'euro in aggravante, circa 2.500 euro!".

 

Ad un certo punto, però, quel metodo di lavoro arriva ad uno stop

 

"Nella mia visione, tutte quelle persone erano utili, anche perché gestivamo locali di grandi dimensioni... essenziali per realizzare numeri, mi riferisco sempre come esempio al Velasquez, come 12.000 presenze a week-end!!! Ci voleva molta pazienza, molte ore giornaliere, molta attenzione e molte spese a bilancio, per gestire tutto ciò... Le proprietà dei locali, ad un certo punto, si sono un po', come dire, chiuse in se stesse e hanno cominciato a chiedere di ridimensionare il numero, a far pressioni sui centri di costo per tentar di risparmiare. Certo, i p.r. entravano gratis, bevevano gratis ed offrivano ad amici...non sempre controllati, talvolta approfittandosene certamente, ma i numeri che facevamo erano davvero storici e gli incassi, glielo assicuro, di conseguenza".

 

Ed allora...?

 

"Inizialmente tentai una sorta di mediazione, diminuendo il numero dei collaboratori e tagliando loro le facilities... Pensavo ai rappresentanti, agli agenti di commercio di altre tipologie di lavoro: noi eravamo comunque un prodotto che doveva stare sul mercato, essere 'venduto' dai nostri addetti commerciali! La discoteca è questa, secondo me. Non avevo però considerato, parlo della prima metà degli anni 2000, che erano in forte crescita i discopub ed in generale i locali non grandi, dove non si pagava l'ingresso ed insieme, cominciava la diffusione dei social networks, smartphones e pc ovunque, e sempre meno giovani desiderosi di incontrarsi, aggregarsi in discoteca. Pensi che dopo la scuola, a livello nazionale, le discoteche erano seconde per importanza nel processo di aggregazione sociale dei giovani! Queste sono state, credo, le vere cause della rovina delle pubbliche relazioni".

 

Un antidoto, se così possiamo chiamarlo, non c'è?

 

"Ora anch'io ci penserei bene prima di ripristinare il vecchio metodo, che comunque in altre aree geografiche continua indefesso a mietere successi enormi! Ma in Oltrepo, non so se riuscirei a stravolgere questa abitudine di andare dove non si paga! Forse, in momento di crisi, offrire qualcosa di più a livello di prodotto potrebbe essere un tentativo da fare".

 

Ci sono locali che tentano di smuovere le acque in questa direzione?

 

"Purtroppo vedo locali che non offrono un prodotto valido. Dalla mia esperienza, vedo altri commercianti in zona che cercano di dare, le discoteche direi di no... Alcuni investono sugli ospiti, all'epoca investivamo tantissimo in animazione ed ospitate. Un ospite al mese di media, però nel momento di apice delle loro carriere. Ho visto nascere, ed ho contribuito alla nascita, di Costantino Vitagliano, di Karim... presi  a lavorare e spinti a tentare qualcosa di più, aiutandoli in vari modi".

 

Non ha desiderio di tornare a lavorare nel settore?

 

"Ho in mente qualcosa, una bella idea, o forse più d'una. Ma la cosa fondamentale è trovare un escamotage per aggregare il pubblico in modo più semplice che in internet, avvantaggiare gli incontri di persona. Ci sto lavorando... Prima di buttarmi in una nuova avventura, voglio capire come vincere contro quest'aggregazione al buio dei social networks! E ci riuscirò".

 

Lungo la «Via del Sale», dove l’Oltrepò pavese confina con l’Emila, c’è un paese sospeso nel tempo. Nonostante gli anni, l’incuria e diversi saccheggi, case, stalle e recinti sono così come erano quasi 50 anni fa, quando Rovaiolo Vecchio, frazione del Comune di Brallo di Pregola, estremità sud della Provincia di Pavia, venne abbandonato dai suoi abitanti per paura di una frana che minacciava di staccarsi dal monte Lésima. La frana, però, non cadde e quel villaggio contadino, abbandonato in fretta e furia, si è trasformato in un vero e proprio borgo fantasma. Le case sono pressoché intatte.

LA VIA DEL SALE - Rovaiolo non è raggiungibile in auto, ma soltanto a piedi o in bici. Oppure a cavallo. Era una posizione strategica, un tempo, la sua. Crocevia per pellegrini, mercanti e spalloni lungo la «Via del Sale», un intreccio di sentieri che collegavano la pianura Padana al litorale ligure: prima giù verso i porti della costa per vendere lana e armi e poi su, verso casa, con il prezioso carico di «oro bianco», indispensabile per la conservazione degli alimenti. Rovaiolo, per chi arrivava da Pavia o Milano, era un passaggio quasi obbligato. Il sentiero iniziava a Varzi e terminava a Recco, o Genova. Rovaiolo non aveva locande per la notte, ma qui i viaggiatori si fermavano per mangiare e bere prima dello strappo finale. Oggi, l’unica cosa che testimonia questo passato è un pugno di abitazioni contadine, abbandonate per paura e dimenticate in un angolo della valle.

LA FUGA - Nel 1960 la Prefettura, dopo avere registrato alcuni movimenti sospetti della montagna, diede l’ordine di sgombero. I contadini non si fecero pregare e nel giro di poche ore, incentivati anche da sostanziosi aiuti pubblici, si trasferirono a Rovaiolo Nuova, sull’altra sponda del fiume Avegnone, uno degli affluenti del Trebbia. Ironia della sorte, un frana cadde proprio lì. Ma non fece danni, e siccome tutti gli sfollati avevano trovato una sistemazione, nessuno tornò nella parte vecchia.

TUTTO COM’ERA - Oggi Rovaiolo Vecchio conta una mezza dozzina di case in pietra arroccate a 500 metri sul livello del mare. Ci sono anche un vecchio forno, una fontana con abbeveratoio, una recinto per i maiali e le stalle. Peccato però che anno dopo anno il degrado e l’umidità si stiano mangiando quel che resta dei vecchi solai in legno. Al netto di ragnatele, detriti e ruberie, entrando negli alloggi si ha comunque la sensazione che l’inquilino sia ancora lì: su tavoli ci sono posate, pentole e piatti. E poi scarpe, setacci e corde abbandonate per terra.

I PROGETTI - Istantanee di vita contadina. Da qualche anno a questa parte nella valle si discute sempre più di frequente del recupero. Tuttavia, salvo qualche intervento sporadico finanziato da Roma, un progetto completo non è mai stato predisposto. Il problema, a quanto pare, è la frammentazione della proprietà, divisa in una cinquantina di famiglie, eredi dei contadini fuggiti dalla frana. Metterle tutte d’accordo è un’impresa complicata, il  sogno è trasformare un borgo fantasma in un villaggio abitato da artisti e poeti.

source - corriere.it

 

 

 

 

 

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