Mercoledì, 28 Giugno 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 18 Marzo 2017

 Marco Oliva, attore e direttore artistico milanese. Risale al 2004 la decisione di smorzare i ritmi frenetici del capoluogo lombardo trasferendosi a Montesegale, portando con sè la sua creatività ed esperienza artica, qualità che si sono concretizzate nella fondazione dell'associazione culturale Oltreunpò, con l'intento di offrire occasioni di aggregazione attraverso la cultura teatrale. Cultura teatrale che insieme al senso di appartenenza e all'amore per l'Oltrepò ha contribuito a scongiurare la minaccia inceneritore.

 Qual è la mission dell'associazione Oltreunpò?

 "La promozione del teatro e di tutto quello che attraverso di esso si riesce a creare, dalla produzione di spettacoli di repertorio all'impegno civile, come Oltrepossiamo 1 e  Oltrepossiamo 2. Corsi di recitazione per avvicinare le persone al teatro, ma anche  formare attori professionisti, sia in Oltrepo, con corsi a Voghera, sia a Milano, dove abbiamo un centro studi per attori".

 Cosa l'ha portata ad abbandonare Milano per l'Oltrepo? Come ben saprà esiste un detto "Chi volta al cu a Milan, al volta al cu al pan...".

 "Quello che mi ha portato in Oltrepo è stato lo scoprire che esiste un giardino incontaminato a così pochi km dalla città. Un posto che mi permette, da una parte di  mantenere il mio lavoro in città, dall’altra di poter creare una famiglia in un luogo circondato dalla natura, per me un valore aggiunto notevole".

 Fin da subito è stato uno dei membri più attivi del Comitato "No Inceneritore". Com’è stato coinvolto in questa avventura che visti gli esiti si è rilevata un'avventura straordinaria?

 "Stavo lavorando ad un altro progetto, ma quando ho sentito che il territorio che ho scelto per la mia famiglia rischiava di essere minacciato, come per tutti gli artisti mi è nato qualcosa, dalla pancia, e dovevo trovare il modo di concretizzarlo. Mi sono così avvicinato al Comitato e ho seguito tutta l’attività e motivato da questo insieme di cose ho creato la drammaturgia dello spettacolo Oltrepassiamo 1 e 2, attraverso cui ho raccontato quelli che erano i rischi e la visione talmente assurda, anche dal punto di vista politico, della questione".

 Il Comitato ha avuto il grande pregio di non essere mai stato politicizzato, anche se i vari politici locali, a turno, hanno tentato di cavalcare l'onda. A suo giudizio qual è il problema dei politici oltrepadani?

 "Ho sentito la distanza della politica dai problemi concreti, una sorta di imbarazzo nell'affrontarli. Probabilmente non era chiaro per loro all’inizio il tornaconto di tutta questa faccenda. La politica s’interroga troppo e non agisce o agisce in ritardo, dovrebbe invece essere attenta e pronta. Nel momento in cui si percepisce un rischio, non deve essere la comunità a mobilitarsi per prima, ma è il politico che deve attivarsi mostrando quello che è il pericolo per il territorio e per chi lo abita. Quello che è successo è stata una debolezza della politica locale che si è mossa con troppa timidezza o addirittura in ritardo" .

 Per molti la partecipazione di così tante persone in Oltrepo è stata una piacevole sorpresa. Forse non si sono mai visti gli oltrepadani così uniti. L'obbiettivo del Comitato è stato raggiunto, disperdere questo patrimonio in termini di coesione è un peccato. Qual è il futuro degli uomini del Comitato a suo parere?

 "Continuare questa attività. Abbiamo difeso il territorio da un pericolo, ora dobbiamo lavorare per la promozione dell'Oltrepo e dire una serie di sì che fanno bene alla vita e all’economia del nostro territorio. L'energia del Comitato ha portato a un cambiamento,  qualcosa si è mosso e la politica deve prenderne atto e rendersene conto".

 La vostra battaglia contro la pirolisi si crede ragionevolmente vinta, ma ci sono altre "bombe chimiche" , ad esempio la raffineria di Sanazzaro, presenti in Oltrepo o nell’immediato circondario. Il divenire del Comitato sarà una lotta contro queste "bombe chimiche" esistenti?

 "La mia idea personale è che il Comitato deve contemplare due aspetti, a mio avviso importanti: il primo è quello di cui si parlava prima, cioè valorizzazione e promozione del territorio, il secondo deve essere una continua difesa dell’ambiente. I confini dei territori sono labili e gli inquinanti viaggiano, i nostri occhi devono guardare a cosa sta accadendo intorno a noi e dobbiamo dare il nostro supporto ai vari comitati e Sindaci, perché esistono molti amministratori locali virtuosi".

 Molti dicono che il perchè del pericolo pirolisi scongiurato è, in parte, da attribuire ai pochi posti di lavori "in ballo". La vicina Raffineria di Sanazzaro conta molti più posti di lavoro, quindi iniziare una battaglia per migliorare le capacità tecnologiche anti inquinamento della raffineria avrebbe la stessa partecipazione popolare vista per la battaglia condotta contro la pirolisi?

 "Non credo. Per quanto riguarda il nostro territorio è vero che i posti erano pochi, ma la gente ha percepito non solo il pericolo ambientale ma anche il pericolo economico. Il comitato è stato capace nella comunicazione di smontare da un punto di vista tecnico quella grande menzogna raccontata a favore della pirolisi. Per quanto riguarda Sanazzaro dobbiamo ragionare su due grossi comuni che sono nati e cresciuti intorno all’impianto. Oggi non si può fare una battaglia contro la raffineria, ma dobbiamo focalizzarci  per ottenere una maggiore sicurezza. Se ci sono esplosioni continue  vuol dire che l’impianto non è più sicuro, esistono oggi tecnologie all’avanguardia che possono abbattere gli inquinanti immessi nell’aria".

 Ruolo fondamentale di cui lei parlava non è più essere contro ma essere a favore, a favore del territorio e delle sue tipicità. Quale può essere il ruolo del Comitato nella valorizzazione delle due tipicità oltrepadane quali il salame di Varzi e il vino?

 "Al salame e al vino bisogna affiancare tante altre peculiarità del territorio e non solo di prodotti enogastronomici, il Comitato deve diventare una sorta di associazione e interessarsi di tante più cose e spingere sulle particolarità. Le faccio un esempio: l’Oltrepo è uno territorio poco illuminato e questo favorisce una miglior osservazione del cielo, ecco quando un territorio fa delle scelte precise come in questo di caso di essere 'più buio' e se questa particolarità viene venduta, usiamo questo termine volgare, al di fuori del territorio, questa richiama l’attenzione sulle scelte virtuose e coraggiose del territorio stesso. A questo punto si possono mettere in evidenza tutte le altre particolarità della nostra zona. Il salame e il vino sono eccellenze e se attorno a loro possiamo far emergere altre particolarità diventa quel valore che fa dell'Oltrepo un altro territorio".

 Pensa che il Comitato riesca a coinvolgere così tanta gente anche per azioni a favore e non contro?

 "Credo di sì perchè ci sono i presupposti per cambiare la cultura del nostro territorio, io ci credo".

 Ritorniamo a lei in veste di direttore artistico. Quale sarà il suo prossimo step?

 "Intanto Oltrepossiamo 2, una comunità che partecipa, con il secondo spettacolo è diventata una vera e propria comunità, sta girando tutta la provincia a sostegno dei vari comitati e implicitamente a sostegno della valorizzazione dell’Oltrepo, a cui  stanno aderendo molti Sindaci della provincia in sostegno ad altri problemi come quello del ponte della Becca. Impegno duplice di difesa e di valorizzazione, dove si dice no ad una bruttura si sta dicendo implicitamente un sì a qualcos’altro. Un prossimo nuovo spettacolo potrebbe essere un parlare di tanti sì, sì ad un territorio che offre tantissimo".

 Tornerebbe a vivere a Milano?

 "No assolutamente no, quando metti le radici in un luogo e lo scegli, la tua difesa di quel territorio diventa molto forte perché lo hai scelto consapevolmente. Gli oltrepadani credo che dopo questa minaccia si siano resi conto di come difendere il proprio territorio e le proprie radici. Preservare le proprie tradizioni vuol dire anche rinnovarle".

 

 Gli ippopotami ci nuotano dentro, i bradipi si tengono in contatto attraverso di essa. E in generale di lei si preferisce non parlare: è la cacca, forse la cosa più utile sulla Terra. Al Bioparco di Roma c'è la mostra "La cacca: storia naturale dell'innominabile ovvero: ciò che tutti fanno ma di cui pochi parlano!", visitabile fino al 26 marzo. "La mostra trae origine dall' omonimo libro della zoologa inglese Nicola Davies - spiega Federico Coccìa, Presidente della Fondazione Bioparco di Roma - e ha l'obiettivo di far conoscere, in maniera divertente, la naturalità di questo materiale da molteplici punti di vista, a partire da quello fisiologico a quello naturalistico ed ecologico, con un filo conduttore: la cacca è vita".

 La rassegna, in doppia lingua, è costituita da 10 sezioni con installazioni tridimensionali e modelli realistici, fra cui due dinosauri con escrementi fossili. C'è poi la cacca machine, una macchina didattica che illustra il processo digestivo a partire dal cibo ingerito. La mostra, pensata per i più piccoli, è introdotta da un percorso erboso minato da cacche che i visitatori devono attraversare facendo attenzione a non calpestare. Ecco il primo impatto con l'innominabile: un fastidio da evitare per scoprire però che non è soltanto questo.

DIMMI COSA MANGI E TI DIRO' COME LA FAI: quali sono le differenze tra erbivori e carnivori? I bambini troveranno un tavolo apparecchiato con tre modelli di cacca e tre cibi nascosti da coprivivande. Dovranno scoprire cosa hanno mangiato i proprietari della cacca.

PERCHE' SI FA LA CACCA?: Il processo della digestione viene spiegato attraverso la divertente cacca machine: da un cesto si prelevano modelli in plastica di cibi diversi, si inseriscono nella macchina e si aziona una manovella che produce cacca ed energia (si accende una lampadina).

 LA CACCA PER COMUNICARE: Gli escrementi hanno un ruolo fondamentale nel linguaggio degli animali, che la usano per delimitare il territorio, per comunicare la disponibilità sessuale o per segnalare la propria presenza.

 CHI L'HA FATTA QUESTA?: Vengono prese in considerazione le tre principali caratteristiche della cacca: il colore, la consistenza, l'odore.

 LA CACCA DA MANGIARE: Gli escrementi, pur essendo prodotti di scarto, contengono ancora molte sostanze nutritive che alcuni animali sfruttano da un punto di vista alimentare. In una teca insetti coprofagi e sagome di coniglio e koala, con relativi modelli di cacche: insomma, "questi la cacca se la mangiano".

 LA CACCA COME RISORSA PER GLI ANIMALI E PER LE SOCIETÀ UMANE: molti animali, uomo incluso, possono usare la cacca come risorsa per comunicare, materiale da costruzione, combustibile, fertilizzante o mezzo di difesa. La cacca infatti può servire per costruire, è il caso dell'uccello fornaio o di alcune popolazioni africane che la usano per costruire le capanne; o può essere utilizzata per scaldare. La cacca secca di bufalo viene utilizzata come combustibile o, come concime.

 SCIENZIATI PER UN GIORNO: Una postazione interattiva permette di calarsi nei panni di scienziati al lavoro: paleontologi che studiano la cacca fossile, zoologi che analizzano il contenuto di una cacca di volpe, medici e veterinari per osservazione al microscopio di vetrini di feci con parassiti, etologi per rilevare e riconoscere varie tipologie di cacche.

 LA CACCA, UN INDISPENSABILE FERTILIZZANTE: Una specie di pipistrello, volando su zone aride e deserte, riesce con la sua cacca a seminare la terra.

 LA CACCA DEL PASSATO: Sono presenti due enormi modelli tridimensionali di dinosauro e accanto ci sono modelli di coproliti, ovvero escrementi fossili.

 

  1. Primo piano
  2. Popolari