Sabato, 29 Aprile 2017
Articoli filtrati per data: Sabato, 11 Marzo 2017

 

Il Partito Democratico ha presentato, - nella persona di Pier Ezio Ghezzi -, il candidato alla carica di Consigliere di Amministrazione di ASM Voghera. La procedura prevede che sia un consigliere comunale a proporlo. Il candidato è il Dr. Franco Castagnola, manager con un curriculum professionale di altissimo livello svolto all’interno dei mercati di riferimento di ASM: gas e rifiuti. Il Dr. Castagnola è stato Direttore Generale e Amministratore Delegato di ENEL Rete Gas, gestendo un fatturato di circa 1 miliardo di €, 2.000.000 di contatori e 1.800 dipendenti. Ha svolto la sua attività sia in Italia che all’estero nel settore privato e pubblico. Attualmente è Presidente di un gruppo operante nel settore dei rifiuti. Mai ASM ha avuto l’opportunità di utilizzare un professionista di questa levatura, ed essendo nato e vissuto a Robecco Pavese, aggiunge, alle capacità, la conoscenza territoriale. Il Dr. Castagnola, ora in pensione, non ha diritto ad alcuna retribuzione. La sua è quindi una disponibilità piena e gratuita a favore della città. Il candidato non è iscritto ad alcun partito politico e la sua scelta è di servizio alla Amministrazione Comunale. Il PD conferma la sua strategia di rafforzamento di ASM attraverso l’individuazione di figure di alta caratura destinate alla sua gestione della azienda comunale. Una figura professionale di questo peso non può non riscuotere la fiducia del Sindaco e dei cittadini. La giunta di centro-destra ha ripetutamente ribadito che la scelta dei Consiglieri di Amministrazione di ASM avverrà sulla base delle competenze e non del colore politico. Da oggi ha la possibilità di confermarlo.

 

 

 

 

L'Unione europea finanzierà con quasi 31 milioni di euro i programmi italiani di distribuzione di frutta, ortaggi e latte nelle scuole per l'anno 2017/2018. Lo rende noto la Commissione europea. Con 21,7 milioni di euro a sostegno delle iniziative sull'ortofrutta e 9,2 per il latte, l'Italia è il terzo paese Ue per allocazione di fondi nell'ambito del programma, dopo Germania (circa 36 mln) e Francia (35 mln). I finanziamenti sono destinati non solo alla distribuzione di frutta, verdura e latte agli studenti, ma anche per sostenere programmi di insegnamento sulla produzione agricola e le diete sane e materiale informativo sul programma.

 

 

Potenziare le proprie abilità mentali fino a diventare un 'mago degli scacchi' con l'aiuto di una pillola? E' possibile, come dimostra una ricerca che per prima ha misurato gli effetti di farmaci stimolanti come il modafinil e il metilfenidato e della caffeina sul gioco degli scacchi. Ebbene, lo studio mostra significativi miglioramenti cognitivi ottenuti grazie ai due farmaci, già utilizzati off label dagli studenti come 'smart drug' per studiare ore di fila.  La ricerca mostra dunque che, con l'aiuto della chimica, è possibile alterare e persino migliorare il modo in cui il cervello elabora le informazioni complesse. E, applicato agli scacchi, il lavoro dimostra che i farmaci stimolanti possono dare davvero un vantaggio ai giocatori, una marcia in più sulla strada del successo. Un aspetto di cui la World Chess Federation ha tenuto conto, introducendo un codice anti-doping nel 2014. Nello studio, in doppio cieco randomizzato e controllato, gli scienziati tedeschi e svedesi hanno 'fotografato' la spinta regalata da due medicinali e dalla caffeina ai giocatori di scacchi. Il team diretto da Klaus Lieb dell'University of Mainz (Germania) ha somministrato a 39 giocatori di scacchi dosi controllate di modafinil, metilfenidato, caffeina o un placebo. Poi gli scacchisti (tutti uomini) hanno giocato una serie di rapide partite temporizzate (massimo 15 minuti) contro un programma al computer, per misurare la loro abilità. Lo studio è stato portato avanti per 4 giorni, nel corso dei quali tutti i giocatori hanno finito per provare tutte le sostanze (incluso il placebo), accumulando oltre 3 mila partite. L'analisi dei risultati ha 'svelato' l'effetto delle smart-drug. I ricercatori hanno potuto scoprire che le tre sostanze testate hanno avuto un effetto sulla mente dei giocatori: questi ultimi, infatti, impiegavano più tempo a decidere la propria mossa. Ma se con i due farmaci il punteggio è migliorato in modo significativo, con la caffeina si è registrato solo un lieve progresso, giudicato non statisticamente significativo. "Ci ha stupito notare che i giocatori erano più lenti del normale, questo indica che i loro processi mentali sembrerebbero più profondi", dice Lieb. Inoltre i giocatori mostrano un miglioramento che potrebbe essere ancor maggiore se fossero stati meno sotto pressione, per via del tempo limitato a loro disposizione. In pratica, calcola Lieb, il miglioramento ottenibile grazie alle smart drug equivarrebbe "a passare dall'essere al numero 5000 nel ranking mondiale al numero 3.500". Un bel passo avanti. I ricercatori ricordano che l'uso di questi medicinali come stimolanti è 'off label' e può avere significativi effetti collaterali. Inoltre si tratta di un piccolo studio, che deve essere replicato prima di poter trarre conclusioni definitive. Ma sembra che l'effetto sconvolgente sperimentato sulla pellicola da Bradley Cooper non sia poi così lontano dalla realtà.

 

 

 

 Per chiederne la chiusura, la blogger e opinionista Selvaggia Lucarelli da tempo aveva avviato una vera e propria campagna sui social, accusando la pagina Facebook Sesso, droga e pastorizia di diffondere link porno e post che trasudano bullismo antifemminista. La pagina, seguita su Facebook fa oltre un milione e mezzo di utenti, è stata temporaneamente chiusa dal social network di Menlo Park.

 Ne è ovviamente contenta la Lucarelli, divenuta in poche ore bersaglio dei follower della pagina chiusa che l’hanno ricoperta di insulti giungendo anche a minacciarla di morte. Lei stessa lo ha raccontato sul suo profilo Fb: “Facebook ha chiuso (temporaneamente o no, ma non importa) Sesso droga e pastorizia – ha scritto Lucarelli, pubblicando alcuni screenshot dei tanti commenti e minacce ricevuti via social – Grazie. P.s. Intanto vedo che sono supportati da brava gente. Furba soprattutto. Ora leggendo i commenti avrete la dimostrazione del genere di utenti che quella pagina ha catalizzato e tirato su. Guardatevi i profili e l’età media. Vedrete ragazzini delle medie ma pure laureati e donne che mi minacciano di morte e così via. Una fotografia impietosa dello schifo che queste pagine hanno aggregato”.

Al momento non si capisce se la decisione di Facebook di chiudere la pagina sia definitiva o meno, ma tuttavia, non è mancata la replica da parte degli amministratori del gruppo, che sulla pagina ‘di riserva’ hanno duramente replicato a Lucarelli: “Ci hanno eliminato la pagina principale. Sappiamo chi è stato? Una mezza idea ce la siamo fatta, ma Facebook non ci ha degnato di spiegazioni – hanno commentato – Zero mail. Zero segnalazioni. Niente di niente. SDP non ha mai fatto del male a nessuno e mai lo farà, tutto ciò che abbiamo sempre voluto fare è divertirci e farvi divertire. Se ci danno uno schiaffo e ci buttano a terra ci rialziamo e glielo ridiamo ancora più forte, anche se poi ne prendiamo altri 5, perché siamo fatti così”. Ricordate – conclude il post – che sul cadavere dei leoni festeggiano i cani, credendo di aver vinto, ma i cani rimangono cani e i leoni rimangono leoni”.

 

 Una morte sfortunata, incredibile e per certi aspetti ancora misteriosa. Un ragazzo di 20 anni, Luca Adami, studente universitario, è morto annegato in un tombino in via Santa Maria, ad Abbiategrasso (Milano), nel tentativo di recuperare le chiavi dell’auto cadute all’interno. E’ accaduto alle 2.30 della scorsa notte, le telecamere hanno ripreso il giovane mentre camminava lungo la strada con le mani in tasca. Forse il ragazzo è annegato, ma molto più probabilmente potrebbe essere svenuto a causa dei fumi venefici che arrivavano dal sottosuolo. I carabinieri che sono intervenuti hanno potuto ricostruire la dinamica dell’accaduto grazie alle riprese delle telecamere fisse. In un video acquisito dagli investigatori il giovane cammina e a un certo punto si mette a cercare le chiavi della macchina nelle tasche. Le chiavi cadono in un tombino e il ragazzo apre la botola per recuperarle. Si sporge probabilmente troppo e cade a testa in giù forse anche svenuto a causa delle esalazioni per morire annegato.

 

 "OltreVini", la storica rassegna d’Oltrepò che per anni ha animato l'area Truffi di Casteggio, potrebbe saltare anche quest’anno. Già l’edizione 2016 non si era tenuta. Quella 2017, che avrebbe dovuto svolgersi questa primavera, è fortemente in bilico. "Le cose ormai stanno andando per le lunghe" spiega il sindaco di Casteggio Lorenzo Callegari. "Ai primi di marzo avremo un incontro con una project manager del settore che presenterà un progetto da discutere insieme agli attori del vino per vedere se c’è modo di rilanciare la manifestazione che, per come era stata organizzata nelle ultime edizioni, non era più attuale e sufficientemente attrattiva". Nodo del contendere è il carattere da dare alla nuova OltreVini, che dovrebbe diventare un contenitore di proposte di tipo diverso e non legate esclusivamente al vino. "Parlando con Consorzio, Distretto e Strada del Vino, che sono le principali associazioni per promozione e tutela del prodotto, è emerso che la manifestazione deve essere attualizzata e resa più attrattiva attraverso l’inserimento del cibo e quindi con una rassegna che presenti anche i prodotti tipici. Il che – sottolinea Callegari – ci può stare, ma i tempi sono molto stretti. Se non si riesce a pianificare tutto entro giugno o inizio luglio, non ha senso andare avanti. Per fare le cose male è meglio non farle". E se si facesse sarebbe sempre all'area Truffi? "Area Truffi e magari una parte in Certosa Cantù, in modo da poterla renderla ancora più interessante associandola anche ad OltreCultura" conclude il Sindaco. La rassegna, che storicamente si teneva a fine settembre, era stata spostata dall’autunno alla primavera per andare incontro alle esigenze dei produttori, in quel periodo troppo impegnati con il lavoro agricolo.

 

 Sono trascorsi quarant’anni da quel debutto al rally 4 Regioni 1977 a bordo della Simca Rally 2 nei colori della Paviarally, con la quale hanno sempre fornito pregevoli prestazioni ed ecco che Carlo Verri e Fulvio Negrini tornano ad occupare il medesimo abitacolo di una vettura in occasione della stagione agonistica da poco iniziata. A dire il vero, quarant’anni fa, al volante della scattante Simca, studiata dalla casa francese per le competizioni rallystiche, c’era Fulvio Negrini, mentre Verri dettava le note. Oggi i ruoli sono mutati, per dirla meglio, si sono invertiti. Il volante verrà impugnato dal pilota di Mezzanino, Carlo Verri, mentre Negrini passerà alle note. La vettura, impiegata dai due nei rally storici, sarà la Fiat 125  S del 1970 Gruppo 2, che sta per essere ultimata dal "mago" Daniele, nell’atelier di San Giorgio Lomellina. Il ricomposto equipaggio non ha ancora definito completamente il proprio programma 2017, al momento, si sa con precisione che saranno al via del Rally 4 Regioni Storico, mentre altri impegni agonistici potrebbero essere, la Targa Florio, il Rally 2 Valli e La Grande Corsa. Inoltre, Verri-Negrini riporteranno in gara anche i colori della Scuderia Paviarally anch’essa nata 40 anni fa.

 

Una delle novità (si fa per dire, dato che il piano era nel cassetto da tempo) per il commercio vogherese, salita agli onori delle cronache dopo la rielezione del sindaco Carlo Barbieri è l'annuncio dell'arrivo in città di un nuovo Mc Donald’s. La celebre catena di fast food americana intensificherà così la sua presenza in Oltrepò, raddoppiando in qualche modo il punto già esistente a Montebello della Battaglia. Il nuovo "Mac" andrà ad insediarsi in quell’area conosciuta come Parco Baratta, la discussa location alle porte di Voghera Sud inizialmente destinata ad uso residenziale, successivamente però convertito e destinato a polo commerciale.

Insieme al Mac arriveranno nuove catene di negozi, sempre della grande distribuzione, operanti in vari settori tra i quali quello dell’abbigliamento (uno dei nomi che circola è quello dell’Upim) e considerando che in quell'area già si è insediata la nuova Coop, e che a due passi si trovano due scuole superiori come l'Itis Maserati e il Baratta (ma anche il Gallini è praticamente a tre se non a due passi), la posizione è quantomeno strategica.

Il sindaco Barbieri, che ha puntato forte in campagna elettorale sulla rivitalizzazione del commercio in centro, sostiene che il rilancio dell'economia cittadina passa anche dall'arrivo di un Mc Donald’s, pur sottolineando come questa operazione nulla abbia a che vedere con le strategie dell’amministrazione per il rilancio del piccolo commercio. Fermo restando che non è (ormai) in potere della politica bloccare l’arrivo dell’ennesima catena multinazionale a ridosso del centro, abbiamo chiesto a commercianti e cittadini vogheresi cosa ne pensano e se ritengono che l’insediamento di un altro Mc Donald’s possa rappresentare un rischio per gli affari del centro.

Se è vero che tra i ristoratori sembra prevalere un senso di sicurezza nei propri mezzi, da impegnare in una non difficile sfida gastronomica contro il gigante americano del trash food, va detto che altri, a cui l’arrivo del Mac risulta un po' più indigesto, magari come un pesante crispy mac bacon, hanno preferito non "mettere la faccia" in una micro-intervista che potrebbe avere anche qualche risvolto politico.

Giulio Vitagliano è il titolare della storica pizzeria ristorante Gallo Rosso di piazza Duomo.

"Il Mc Donald’s è una realtà che non va a intaccare il discorso che noi facciamo sulla ristorazione. E’ un servizio più rivolto ad una clientela giovane, da mordi e fuggi. Per noi non credo sia assolutamente un pericolo, tanto più che si trova anche in una zona decentrata. Non credo neppure sia un segnale politico dell’amministrazione, in quanto fino ad ora la popolazione ha sempre risposto bene agli eventi proposti, per cui speriamo che ne vengano presto altri. Più in generale credo che una nuova apertura in città non possa che essere un fatto positivo, in quanto contribuirà in un modo o nell’altro a far girare l’economia".

Al Caffè del Teatro, storico locale questa volta della via Emilia, incontriamo Elvis Villani.

"Le attività del centro vogherese sono già abbastanza danneggiate per conto loro, ma non penso che l'apertura del Mc Donald’s di per sè possa influire più di tanto sull’economia dei ristoratori del centro. Qualche problema in più potrebbe darlo l’arrivo, a contorno, di altre attività commerciali. Sicuramente un altro centro commerciale alle porte della città potrebbe indirizzare qualcuno, ancora una volta, lontano dal centro".

Al Bar Cristallo, altro luogo cult di pranzi e apericene vogheresi, alle porte di piazza Duomo, dietro al bancone c’è Giuliana Ferrari.

“Diciamo che se il mac Donald’s non ci fosse sarebbe meglio, perché sicuramente – e penso soprattutto alla clientela giovane – qualcuno potrebbe portarlo altrove. Detto questo però non ritengo che possa avere un impatto importante sul nostro giro di affari, anche perché la nostra clientela base è decisamente diversa da quella che può interessarsi a un fast food".

Restando in via Emilia, qualcuno un po' più preoccupato dall’arrivo del Mac c’è.  Si tratta di Maria Rosa Destro, co-titolare della Rosticceria del Centro, che con le sue pizzette e focacce fatte in casa rappresenta una competitor tutta italiana della multinazionale americana. In una sfida, però, alla Davide contro Golia.

"Il centro di Voghera è già abbastanza deserto e se si sposta ancora una volta tutto verso la periferia non può essere positivo per noi. Si lavorerà tutti meno. Se credo che il nuovo Mac possa influire sul mio business? Temo di sì, soprattutto perché il grosso della mia clientela è composta da studenti che consumano qui il loro pranzo ‘fast food’. Studenti del Baratta, dell’Itis e dell’Agraria in particolar modo. Se l’amministrazione ci ha mai avvisato di questo arrivo? Assolutamente no".

Spostandosi un po' fuori dal centro, proprio a due passi dal parco Baratta c’è una trattoria storica che quest’anno festeggia il 70esimo compleanno. Si tratta della Trattoria da Sofia, la cui titolare, Francesca Miracca, affronta la questione Mac con una vena ironica.

"Arriva il Mac? Vorrà dire che male che vada porterò un curriculum e cercherò di farmi assumere. Certo, con un posto da dirigente, perché con la mia esperienza nella ristorazione non posso accettarne uno meno importante! Scherzi a parte, facciamo un discorso di ristorazione che sta dalla parte opposta rispetto al loro, impostato sulla cucina tradizionale, e non ci sentiamo assolutamente minacciati dalla sua presenza, anzi. Un polo commerciale potrebbe aumentare il flusso di persone in questa zona e magari dare qualche opportunità di visibilità in più alle attività periferiche. Personalmente credo che il Mac mi porterà un introito nel periodo in cui gli operai lavoreranno alla costruzione dell’edificio, così come era stato con il Palazzetto dello Sport e della Coop! Poi credo che ci andranno i ragazzini. Spero che abbiano un giro d’affari sufficiente per tenere aperto e garantire magari qualche posto di lavoro in più".

Dai ristoratori agli edicolanti. Massimiliano Gorrini è il titolare dell’edicola di San Vittore che dal Parco Baratta sta proprio a due passi.

Come valuta un commerciante di un’altra categoria l’arrivo di un Mc Donald’s e di nuove attività in una zona periferica?

"Ritengo che l’arrivo di un Mc Donald’s, avrà un indotto che non può portare giovamento a nessuno se non al Mac stesso. Non credo che questa attività porterà popolazione esterna a venire a Voghera e lo vedo inoltre come una piccola cattedrale nel deserto, perché se non si va a creare una sinergia tra varie attività per fare in modo che riescano ad aiutarsi a vicenda si finisce per ritrovarsi con un insediamento sterile, che porterà ben poco alla comunità. In termini pratici: apre un Mac Donald ma le attività circostanti non ne avranno beneficio se non ci sarà un’organizzazione per la quale non si creerà una partnership con tale attività. E nel caso di un Mac la vedo un po’ difficile".  

Matteo Para, commerciante (4D shop di via Kennedy) e animatore della pagina facebook “Politica a Voghera”, vive l’arrivo del Mac come l’ennesima sconfitta per il commercio vogherese doc.

 "Cosa ne penso del MD? Credo sia un'azione che depolarizza la spesa in città. Ancora una volta a discapito del centro che, dopo Esselunga, Voghera Est, Medassino, si ritrova un'altro polo commerciale attrattivo che diminuisce la 'pedonabilità della piazza'. I servizi che vivono di pedonabilità (tabaccherie, bar e negozi di prossimità) siti in centro, corteggiati in campagna elettorale con false promesse di 'rianimazione commerciale' si trovano ancora una volta di fronte ad una situazione che l'attuale amministrazione già sapeva, ma che ha taciuto. Un'altra sconfitta del commercio vogherese doc".

 Fabio Tordi, titolare del negozio d’abbigliamento Piazza Affari di via Cavour.

 "Il fatto che apra il Mc Donald’s così come qualsiasi altra attività che abbia ovviamente le carte in regola è incontestabile e incriticabile. Quello che andava fatto a monte di tutto era non concedere altro spazio commerciale in zone fuori dal centro che, come nel caso di Medassino, portano all'apertura di nuovi centri commerciali mascherati da negozi, in quanto le singole attività hanno una superficie tale da non dover ricredere particolari autorizzazioni. Questo è un disegno che va nella direzione opposta alla salvaguardia degli esercizi del centro storico (o comunque tradizionali) che sono importantissimi per il tessuto economico e sociale della città". 

Secondo Luca Uttini, invece, che porta ad esempio l’insediamento ben accetto del Burghi’s di Medassino, si tratta di una sterile polemica di natura politica. Lui il Mac lo vedrebbe bene in via Emilia, altro che periferia. 

 

"Il dibattito sull'apertura del Mc è una sterile e demagogica polemica politica dettata dal fatto che sorgerà nell'area del parco Baratta. I signori del Mc in modo strategico si sono inseriti nel mezzo del polo scolastico-sportivo della città. Nessun sindaco può opporsi ad una trattativa fra privati e soprattutto non è fra i compiti di un sindaco l'educazione alimentare dei ragazzi! Chi si oppone al Mc è fuori dal tempo e soprattutto ancora deluso dalla destinazione dell'area Baratta. Se fossi sindaco avrei preferito il Mc in via Emilia o piazza Duomo almeno i ragazzi e le famiglie tornerebbero a frequentare il centro storico. Noi a Medassino abbiamo il Burger e NaturaSi uno di fianco all'altro! Siamo 'avanti' accontentiamo tutti i gusti alimentari. . . ma qui stranamente nessuno si è opposto!".

L’idea del Mc Donald’s in centro la sposa anche Giancarlo Maconi, che oltre ad essere titolare della storica Ferramenta di via Cavour è anche presidente di Acol, l’associazione commercianti dell’Oltrepò Lombardo.

"Diciamo che se proprio doveva aprire avrebbe avuto più senso aprirlo in centro, almeno avrebbe aumentato l’afflusso di persone verso il centro. In questo modo invece si decentra tutto. Il Mc Donald’s è il problema minore, semmai la mossa discutibile è stata trasformare un parco residenziale (e parlo del Baratta) in parco commerciale. Se credo che l’amministrazione in questo caso ci abbia danneggiato? Penso che da una parte abbiano dato, adesso vediamo in che modo daranno all’altra e cioè noi".

 Più salomonico l’intervento del presidente di Ascom Enrico Rissotti.

 "Non la vedo poi così male, nel senso che la fetta di clientela interessata al Mc Donald’s non è quella che fa la differenza per gli esercizi del centro. Il Mc Donald’s del parco Baratta finirà al limite per fare concorrenza all’altro che si trova a Montebello. Serve casomai una riflessione più ampia sul destino del piccolo commercio: anche se auspichiamo tutti un blocco alle aperture di altri franchising e centri commerciali ci rendiamo conto che è una battaglia contro i mulini a vento. Il commercio si è evoluto in una direzione ormai irreversibile e i piccoli esercenti devono sapersi reinventare, puntando sulla nicchia e la qualità, perché sui grandi numeri e sui prezzi di sicuro non possono competere con la grande distribuzione. Si tratta di un adattamento necessario per poter sopravvivere". 

 

Le immagini dell'omicidio di Marcello Cimino, il clochard bruciato vivo nella notte a Palermo. Sequenze agghiaccianti, riprese da una videocamera di sorveglianza, riprendono infatti la morte dell'uomo bruciato vivo e per il quale non c'è stato nulla da fare: un uomo con il volto semicoperto, poco dopo la mezzanotte, si avvicina al giaciglio di Cimino con un secchio bianco pieno di benzina per poi versala sull'uomo che sta dormendo, dargli fuoco e poi scappare.

"Sangue mio, come hanno potuto farti questo? Mio fratello era una brava persona. Non meritava di essere bruciato vivo. Chi l'ha ucciso non è una persona umana". Lo ha detto  Patrizia Cimino, la sorella di Marcello Cimino, il clochard quarantacinquenne di Palermo bruciato vivo la notte scorsa mentre dormiva nel suo giaciglio sotto ai portici della mensa dei Cappuccini.

Patrizia Cimino tiene a sottolineare: "Mio fratello aveva una casa in cui abitare, ma da qualche tempo aveva deciso di dormire qui, alla missione dei Cappuccini. E' stata una sua scelta". Marcello Cimino si era separato da poco tempo dalla moglie da cui aveva avuto anche dei figli.

Quando la donna vede il video in cui si vede chiaramente l'assassino che versa la benzina sul clochard e poi gli dà fuoco, scoppia a piangere. "Ma che è uomo è uno che brucia viva un'altra persona? - dice tra le lacrime - Mio fratello non aveva mai fatto del male a nessuno. Aveva deciso di venire qui dopo la separazione. Non capisco tutta questa ferocia". La sorella di Marcello Cimino vuole vedere il luogo in cui è morto il fratello. Ci sono dei fiori che qualcuno ha sistemato dove c'era il giaciglio di Marcello. Mentre la missione dei cappuccini ha affisso un cartello in cui si avvertono gli indigenti che la mensa riaprirà solo lunedì "per lutto".

"Marcello era una brava persona - ripete Patrizia Cimino - come si fa a morire così? Non lo capisco". Marcello aveva altri cinque fratelli. "I nostri rapporti erano normali - dice - ma aveva deciso di venire a dormire qui". Accanto a lei c'è il marito, che preferisce non vedere il video. Intanto, il luogo dell'omicidio è diventato un crocevia di persone che rendono omaggio al clochard. "Era una brava persona che non andava fastidio a nessuno", continuano a dire.

Ma in che mondo stiamo vivendo ? Dove stiamo andando ?  

 Dovrà scontare cinque mesi di carcere e pagare una multa di 150 euro per aver tentato di rubare due confezioni di bresaola in un supermercato. E' quanto accaduto a un uomo milanese, condannato in via definitiva dalla Cassazione, che l'ha riconosciuto colpevole del reato. L'uomo era già stato condannato in appello, ma si era rivolto agli Ermellini, sperando in un giudizio più indulgente. Invece, con la sentenza n.11423/2017 la Cassazione ha confermato quanto pronunciato dai giudici in appello.

 E a nulla è servito appigliarsi al furto lieve per bisogno, "configurabile - precisa la Cassazione - nei casi in cui la cosa sottratta sia di tenue valore e sia effettivamente destinata a soddisfare un grave ed urgente bisogno". Per far degradare l'imputazione da furto comune a furto lieve, spiegano gli Ermellini, "non è sufficiente la sussistenza di un generico stato di bisogno o miseria del colpevole" in quanto occorre "una situazione di grave e indilazionabile bisogno alla quale non posso provvedersi se non sottraendo la cosa".

 Inoltre, spiegano i giudici di piazza Cavour, "ai fini della sussistenza dell'ipotesi attenuata del furto commesso in stato di bisogno, l'imputato avrebbe dovuto dedurre che la sottrazione era diretta al soddisfacimento di un bisogno primario, non solo sotto il profilo dell'elemento psicologico del reato ma anche da un punto di vista oggettivo, essendo necessario che la cosa sottratta sia effettivamente destinata a soddisfare tale bisogno".

Nel caso in esame, l'unico elemento che il ricorrente aveva dedotto per giustificare il grave e urgente bisogno è stato il proprio stato di difficoltà economica, "desunto dalla ammissione al gratuito patrocinio - rimarca la Cassazione - laddove non è stato neppure rappresentato che la sottrazione dei generi alimentari fosse riconducibile a una seria esigenza non più procrastinabile". La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.

 

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