Martedì, 28 Marzo 2017

APPROVATA RISOLUZIONE IN SENATO SU IMPIANTO PIROLISI DI RETORBIDO

"Esprimo? soddisfazione per l'approvazione all'unanimit? in Commissione 13a Ambiente del Senato della risoluzione in tema di pirolisi, votata quale conclusione dell'Affare assegnato che ci ha impegnati con un ciclo di audizioni svolte negli ultimi mesi."

E' quanto riferisce in una nota il senatore Luis Alberto Orellana (Aut), segretario della Commissione Ambiente del Senato e promotore di questo approfondimento parlamentare con particolare riferimento alla realizzazione dell'impianto di pirolisi di Retorbido.

Orellana spiega: "Con la risoluzione il governo riconosce la necessit? dell'approfondimento scientifico di talune tecnologie di recupero di rifiuti, tra cui la pirolisi dei PFU."

La risoluzione, inoltre, impegna l'esecutivo ad "adoperarsi per quanto di propria competenza affinchè, in attesa dell'esito degli eventuali studi e valutazioni di cui al precedente impegno, gli enti territoriali competenti al rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti di pirolizzazione per lo smaltimento dei PFU tengano conto di ogni possibile impatto sull'ambiente e sulla salute umana".

"Mi auguro – commenta il senatore pavese - che la Regione Lombardia tenga conto della risoluzione approvata in Senato, che lancia un messaggio chiaro sulla necessit? di procedere a studi approfonditi prima di rilasciare autorizzazioni per la realizzazione di impianti di pirolizzazione, in quanto essi utilizzano una tecnologia al momento non ancora sufficientemente conosciuta che presenta una serie di criticit? .

E' un atto doveroso- conclude - per il rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini che guardano con diffidenza alla costruzione di un impianto di pirolisi nell' Oltrepò pavese, dove tra l'altro si rischia di tradire la ? vocazione agricola, turistica e termale della zona, creando problemi economici, ambientali e di viabilit? ."

"RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

SULL'AFFARE ASSEGNATO N. 302

(Doc. XXIV, n. ..)?

La 13a Commissione permanente del Senato,?

considerato che:

attualmente lo smaltimento dei PFU può avvenire con due metodologie: recupero di energia e recupero di materia. Il primo caso si configura essenzialmente nel conferimento a cementifici, cartiere, centrali termoelettriche; il secondo, sicuramente più rispondente ai criteri di tutela ambientale, prevede una lavorazione a freddo al fine di ottenere un granulato utilizzabile per scopi diversi, quali pavimentazione per impianti sportivi, prodotti per l'isolamento acustico, asfalti modificati;

la societ? Italiana Energetica Tire S.r.l. (IET) ha avviato i lavori per la realizzazione di un impianto di recupero di Pneumatici Fuori Uso (PFU), che prevede l’applicazione di una tecnologia di trattamento a caldo basato su un processo di pirolisi;

scopo dell’impianto è il riutilizzo della materia di cui lo pneumatico è composto attraverso la sua trasformazione, mediante processo di pirolisi, in sostanze frazionate quali olio idrocarburico pesante e leggero, fibre di acciaio, fanghi oleosi (miscela di olio pesante e polverino di carbone) e carbon black, un materiale di risulta compreso tra il 35 per cento e il 40 per cento di quanto immesso nell’impianto. Tali sostanze saranno poi vendute nei mercati di riferimento, mentre i gas di sintesi (syngas) generati nel corso del processo di pirolisi sono inceneriti in loco per alimentare gli inceneritori, determinando la classificazione di impianto R1, classificazione confermata dal funzionario della Regione Lombardia nel corso dell'audizione. Se il carbon black non trovasse mercato come materia prima seconda diverrebbe rifiuto di difficile smaltimento, mentre gli olii combustibili, in quanto di scarso pregio, verranno bruciati in impianti termici o inceneritori;

il progetto IET è localizzato nel comune di Retorbido, Oltrepò Pavese, zona a vocazione agricola, turistica e termale e l'area in cui dovrebbe sorgere l'impianto si trova all'interno del corridoio primario della Rete Ecologica Regionale (RER) di cui all’articolo 3-ter della Legge regionale 30 novembre 1983, n. 86. Giova ricordare che la RER è riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale Regionale e rappresenta lo strumento prioritario utilizzato dalla Regione Lombardia per la difesa della biodiversit? ;

numerose criticit? sono emerse in relazione alla realizzazione del citato impianto, non solo di ordine ambientale, ma anche socio-economico. La tecnologia della pirolisi applicata al recupero di PFU non è consolidata ed è stata abbandonata da molti paesi industrializzati, anche perchè sono di fatto ignoti i dati relativi all’impatto delle emissioni nell'ambiente. Impianti simili non esistono in Europa, tuttavia la IET ha in più occasioni fatto riferimento ad un sito produttivo giapponese di Hiroata Works, di propriet? della Nippon Steel & Sumitomo Metal Corporationed, una realt? difficilmente paragonabile a quella che si sta sviluppando in Lombardia;

la regione Lombardia ha avocato a sé il merito del regime autorizzatorio classificando l'impianto come "innovativo" applicando i criteri sanciti dall’articolo 17, comma 1, lettera c), della Legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26, così come modificata dalla Legge regionale 29 giugno 2009, n. 10, basando tale decisione sul fatto che non esistono impianti analoghi in tutto il territorio regionale. Tale motivazione sembra non essere del tutto in linea con i criteri fissati dal decreto del direttore generale 11 dicembre 2009, n. 13866, che, all’articolo 1, fissa i criteri utili alla determinazione dell’innovativit? degli impianti. Per contro, è stata richiamata la natura "sperimentale" del progetto, anche in considerazione della scarsit? di analoghi impianti a livello mondiale;

altrettanto problematico è l'eventuale impatto sulla viabilit? dell’area, difatti essendo esclusa la possibilit? di trasporto su ferro, sia materiali in ingresso (PFU) che quelli in uscita, con specifico riferimento ai sottoprodotti destinati alla vendita quali olii, acciaio, carbon black, che troverebbero potenziali utilizzatori a distanze nell'ordine di un centinaio di chilometri, viaggerebbero su gomma su una rete viaria del tutto inadeguata;

infine, l’azienda IET risulta essere una srl con limitato capitale sociale e senza alcuna esperienza nel settore, che, secondo quanto evidenziato nel corso delle audizioni, non ha presentato i bilanci riferiti a diversi anni;

impegna il Governo a:

riconoscere, nel rispetto della gerarchia prevista dalla normativa vigente, la necessit? dell’approfondimento scientifico di talune tecnologie di recupero di rifiuti, tra cui la pirolisi dei PFU, e a dare corso alla predetta attivit? , laddove si dovessero presentare situazioni economiche favorevoli vista la presente scarsit? dei fondi a disposizione;

adoperarsi, per quanto di propria competenza, affinché in attesa dell’esito degli eventuali studi e valutazioni di cui al precedente impegno, gli enti territoriali competenti al rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti di pirolizzazione per lo smaltimento dei PFU tengano conto di ogni possibile impatto sull’ambiente e sulla salute umana."

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