Martedì, 23 Maggio 2017

OLTREPO PAVESE - AZIENDE AGRICOLE IN GINOCCHIO : "NELLA MAGGIOR PARTE DELLE AZIENDE NON SI È POTUTO ATTIVARE IL SISTEMA ASSICURATIVO"

Le notti del 19 e 20 aprile saranno ricordate dagli agricoltori oltrepadani e sarà purtroppo un brutto ricordo. Per capire cosa è successo bisogna però fare un passo indietro a marzo, quando anziché la solita pioggia è arrivato un caldo anomalo (gente che in Liguria faceva il bagno…) che ha anticipato la vegetazione. Ad aprile poi è arrivata la gelata in tutti  i sensi perchè ha raggelato le aspettative ed il lavoro di centinaia di aziende agricole che rappresentano la principale attività di tanti Comuni oltrepadani. Il danno è enorme: la viticoltura è stata colpita a macchia di leopardo con danni che variano ed arrivano a compromettere  fino al 20-30% della futura vendemmia. Peggio è andato ai frutteti con danni che variano dall'80% al 100%, e che hanno interessato in maniera uniforme tutti i Comuni oltrepadani,  e che significa per molti non avere reddito ed aver gettato via un anno di lavoro. Il problema legato alle assicurazioni: il danno, come tutti i danni era assicurabile, ma in realtà  essendo tale tipo di assicurazione molto costosa ad essere assicurata è una sparuta minoranza. L'assicurazione è molto costosa perchè un evento come quello di aprile è un evento esteso sul territorio, non è come la grandinata o la tromba d'aria, che hanno effetti molto locali e contenuti e la cui assicurazione pertanto è accessibile

Monica Rosina responsabile Coldiretti di Varzi e Voghera è molto indaffarata in queste ore nel raccogliere le denunce di danno: "L'eccezionale ondata di gelo che si è abbattuta sull'Oltrepo pavese ha irrimediabilmente compromesso alcune produzioni agricole d'eccellenza della nostra provincia - afferma - il freddo improvviso con le temperature precipitate di oltre 10 gradi  ha quasi completamente distrutto le coltivazioni di frutta in Val di Nizza, in Valle Staffora ed in Val Schizzola. Le aziende agricole che coltivano mele, pere, ciliege, albicocche, pesche e prugne, hanno riportato perdite fino al 100%, dovute anche al fatto che le piante si trovavano in uno stadio anticipato rispetto al normale sviluppo vegetativo a causa delle temperature più alte della media, registrate nel mese di marzo.  Il problema sta nel fatto che purtroppo quasi la totalità dei frutticoltori non aveva stipulato alcuna polizza assicurativa.  I nostri uffici stanno raccogliendo i dati per poter segnalare alla Regione Lombardia i danni, già nei prossimi giorni inizieranno i sopralluoghi tecnici".

Monica Rosina chiude la conversazione in maniera drammatica: "Se non ci sarà una risposta concreta dalla Regione, alcune aziende rischiano il collasso".

Dello stesso avviso è Davide Calvi, enologo ed imprenditore vitivinicolo, nonché Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori della provincia di Pavia. "L'improvvisa ondata di gelo ha provocato danni ingenti già rilevabili nella mattinata del 19 e 20 aprile.  Purtroppo nella maggior parte delle aziende non si è potuto attivare il sistema assicurativo e per questo, prosegue il Presidente Calvi, abbiamo inviato una lettera alla Regione Lombardia per chiedere che siano attivate le procedure per la definizione di calamità naturale, al fine di tutelare il reddito degli agricoltori".

Ci faccia una panoramica dei danni.

"Nell'area vitivinicola oltrepadana, risultano gravemente colpite le valli Coppa e Versa, con in alcuni casi il 100% dei germogli danneggiati. Non solo i terreni di fondo valle sono stati danneggiati dall'evento meteorologico, ma anche i vigneti di metà collina interessati dal ristagno di aria fredda. Le temperature elevate di marzo avevano anticipato l'andamento vegetativo e ciò ha acuito il danneggiamento della produzione.  L'evento è certamente atipico e di dimensioni notevoli, le cronache e le memorie storiche del territorio ricordano un episodio di simile portata solo nei primi anni cinquanta, combattuto nella Valle Versa con falò di letame bovino".

Come uscirne Presidente?

"E' indispensabile un interessamento trasversale delle rappresentanze politiche del territorio, e va sicuramente un plauso alle iniziative organizzate per coordinare le forze e sensibilizzare le istituzioni a livello regionale, nazionale e comunitario sul danno economico alle imprese agricole". Condividiamo l'appello ed il senso della nostra inchiesta vuole proprio essere quello di sensibilizzare anche l'opinione pubblica su questo disastro naturale.

Quanto affermato dalle associazioni di categoria ci viene peraltro confermato da alcuni sindaci della zona interpellati.

"Le nostre produzioni di mele, ciliege, pesche, albicocche e fichi – afferma Celestino Pernigotti, il Sindaco di Ponte Nizza – sono compromesse all'80/100%.  Il problema sta nella normativa regionale che prevede per poter attuare lo stato di calamità una compromissione del 30% su tutto il territorio.  A sopralluoghi terminati si potrà fare il punto, considerando che anche in Franciacorta vi sono stati notevoli danni". Anche Franco Campetti Sindaco di Val di Nizza è molto preoccupato. "A memoria di uomo non si ricorda un'annata come quella di quest'anno, sono stati colpiti in modo particolare i frutteti, i vigneti, l'erba medica ed il frumento.  Le piante di ciliegio, pesco, albicocca, mele e pere non hanno più un frutto sano, nella bassa valle dove è concentrato il maggior numero di frutteti, il gelo ha compromesso non solo i frutti, ma anche le piante stesse, basta vedere le noci che hanno perso oltre al frutto anche le foglie. Le aziende agricole- prosegue Campetti- sono in ginocchio, hanno perso il raccolto dell'annata e devono sostenere le spese  per salvare almeno le piante da frutto. Come Comune abbiamo provveduto a chiedere alla Regione Lombardia lo stato di calamità, anche in funzione dell'eccezionalità dell'evento, per garantire almeno un risarcimento parziale del danno subito".

Ci spostiamo sul territorio del Comune di Cecima dove il Sindaco Andrea Milanesi conferma: "Le colture che hanno subito i  danni maggiori frutteti e vigneti nella misura massima ( 90. 100%), cerali al 60% e foraggere 60% considerando le foraggere di primo taglio. L'annata agraria è irreparabilmente compromessa e l'agricoltura, sottolinea Milanesi, rappresenta l'attività prevalente con la presenza di circa 30 aziende agricole attive sul territorio".

Non cambia la situazione a Bagnaria dove il Sindaco Mattia Franza ci dice: "Le colture danneggiate nel nostro territorio a seguito dell'anomala gelata, riguardano principalmente il comparto della frutticoltura e dei cereali ( erba, orzo, frumento ecc.) L'economia del nostro Comune, spiega Franza, si basa principalmente sull' agricoltura, in particolare sulla coltivazione di frutta e cereali, e questo evento metereologico ha colpito la totalità degli imprenditori agricoli che operano nel Comune di Bagnaria nel periodo dell'anno in cui  la campagna iniziava  a rimettersi in moto; in particolare le tardive gelate hanno compromesso circa la metà della futura produzione di mele, danneggiando gravemente anche ciliege, albicocche, pesche susine e pere. Come Comune abbiamo immediatamente richiesto lo stato di calamità alla Regione insieme ad altri Comuni facenti parte della Comunità montana, richiedendo a regione Lombardia e Stato  tutte le procedure atte ad attivare lo stato di calamità  per far fronte ai danni subiti dalle colture agricole  del nostro territorio con la speranza che venga riconosciuta". 

Sulla stessa lunghezza d'onda è Gianfranco Alberti, il Sindaco di Varzi. "Un settore sicuramente importante quello agricolo per il nostro Comune che è stato pesantemente toccato dagli eventi atmosferici di qualche giorno fa. L'ondata di gelo ha bruciato le gemme delle piante da frutto causando nell'ordine dell'80/90% della produzione. Anche gli ortaggi così come interi vigneti sono stati improvvisamente distrutti dal gelo  I Sindaci dei Comuni interessati unitamente alla Comunità Montana hanno richiesto alla Regione lo stato di calamità".

 

Il quadro emerso è di una gravità impressionante di cui l'impressione è che non vi sia ancora consapevolezza. Pensare che centinaia di famiglie hanno visto vanificarsi il lavoro di un anno, deve indurre tutte le forze politiche, (e considerando che a breve si voterà sia per le regionali che per le politiche, diciamo che è una ghiotta opportunità) a far fronte comune per dare risposte concrete a questa gente che costituisce l'asse portante di questa fetta di territorio. Esistono delle normative molto rigide, è vero, ma le regole le hanno scritte la classe politica ed esiste probabilmente sempre la possibilità, di riscriverle. Le calamità naturali non hanno colore politico, la dignità degli agricoltori richiede rispetto ed attenzione politica.

 

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