Venerdì, 18 Agosto 2017

TORNA BOICOTTA LIDL. “LICENZIANO OPERAI, DIFENDONO ROM MA FANNO AFFARI CON LA MAFIA…”

 “Non era un caso se preferivano gli zingari ai lavoratori…”. Sui social le disavventure giudiziarie della catena tedesca di supermercati, la “Lidl”, fanno riemergere dalle retrovie di Twitter quel’hashtag, #boicottaLidl, lanciato dopo il licenziamento di due operai accusati di aver chiuso in gabbia (per scherzo, sostenevano loro) due donne Rom che si aggiravano nel deposito merci per racimolare cose.

Accusati di affari con alcuni clan mafiosi, i vertici della società sono oggi finiti immediatamente nel mirino del leader della Lega Nord Matteo Salvini, che ha cliccato un articolo di Repubblica che riportava i contenuti dell’inchiesta milanese con l’aggiunta di un suo commento: “confermo, #boicottaLidl”.

La rete gli è subito andata dietro: “Brava gente che difende i rom licenzia i dipendenti onesti e fa affari con la mafia”, “Non soltanto le rom… anche la mafia rovistava alla Lidl”.

Ironie pesanti, frutto dello spirito cattivista dei social, ma in realtà l’inchiesta è ancora all’inizio e nessuna sentenza sulla Lidl può essere emessa, tantomeno su Twitter, anche se in realtà lo stesso invito a boicottare la catena tedesca si riferisce al processo che in molti ritengono “sommario” con il quale il gruppo ha licenziato i due operai che avevano “scherzato” con le donne nomadi. Non furono creduti: da allora sulla rete in tanti si sono mobilitati per “licenziare” la Lidl, democraticamente.

Proprio oggi è balzata agli onori della cronaca che per Lidl, secondo l’accusa, la presunta associazione per delinquere smantellata oggi dalla Dda di Milano avrebbe ottenuto "commesse e appalti di servizi in Sicilia" da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso "dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani", clan mafioso "in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia". Gli arrestati, inoltre, avrebbero ottenuto lavori da Lidl Italia "in Piemonte" sempre  attraverso "dazioni corruttive". Secondo il gip di Milano, esisteva uno "stabile asservimento di dirigenti Lidl Italia srl, preposti all'assegnazione degli appalti, onde ottenere l'assegnazione delle commesse, a favore delle imprese controllate dagli associati, in spregio alle regole della concorrenza". 

Boccassini: pescavano in laghetto sicuro

Per coloro che volevano corrompere "era come pescare in un laghetto sicuro: sapevano esattamente chi, come e dove trovare le persone da corrompere", ha detto la responsabile milanese della Dda, Ilda Boccassini, illustrando i dettagli dell'operazione Lidl.

"Corrompere in Italia è facile" e "si pagano non solo i funzionari e i dipendenti ma anche i pensionati e chiunque possa avere influenza o segnalare i corruttibili". Ma soprattutto la mafia "cerca la polverizzazione dei dati". "Siamo di fronte a fatture false anche di mille o duemila euro - hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa - Volumi non elevati, per scelta". Abbassare la soglia dei movimenti di liquidità (otto i viaggi documentati dalle indagini) rappresenta "l'evoluzione del sistema di corruzione in Italia". E i Laudani (il clan destinatario dei soldi, ndr), ha detto ancora il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini, "sono una famiglia ritenuta il braccio armato di Nitto Santapaola".

Lidl: estranei alla vicenda

Immediata la replica della società che in una nota precisa che "Lidl Italia si dichiara completamente estranea a quanto diffuso in data odierna dai principali media in relazione all'operazione gestita dalla Dda". L'azienda, aggiunge, è venuta a conoscenza della vicenda in data odierna da parte degli organi inquirenti e si è resa da subito a completa disposizione delle autorità competenti, al fine di agevolare le indagini e fare chiarezza quanto prima sull'accaduto. Lidl Italia precisa, inoltre, che l'azienda non risulta indagata e non vi sono sequestri in atto".

Commissariati supermercati e società vigilantes

Le misure cautelari sono state emesse dal Gip di Milano, su richiesta della Dda, che ha disposto anche 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, sequestri preventivi di beni immobili, quote sociali, disponibilità finanziarie e ordinanze di amministrazione giudiziaria nei confronti di società operanti nel settore della grande distribuzione e della vigilanza e sicurezza privata.

Conivolta anche security del tribunale di Milano

 

Secondo quanto si è appreso, tra le società coinvolte vi sarebbero anche alcune società del consorzio che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano. Boccassini ha però precisato che questo non avrebbe pregiudicato la sicurezza del Palazzo di Giustizia. I 5 amministratori o soci delle società del consorzio Sigilog, con al centro la Sicurpolice "davano soldi ai Laudani, non ci risultano problemi di sicurezza", è stato precisato in una conferenza stampa: "Abbiamo chiesto l'amministrazione giudiziaria proprio per tutelare i 600 dipendenti".

 

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