Mercoledì, 29 Marzo 2017

SILVANO PIETRA "RAFFINERIA….CONTROLLI ARPA? NON CI HA MAI DETTO NIENTE NESSUNO"

La verza dell'orto ricoperta da una patina oleosa marroncina pochi giorni dopo il maxi incidente alla raffineria di Sannazzaro, un silenzio preoccupante sui dati dei rilevamenti dell'Arpa ancora in mano alla magistratura e un comune che, insieme agli altri limitrofi, si è sentito abbandonato a se stesso mentre a pochi chilometri di distanza la raffineria bruciava sprigionando fumi sulla cui natura e sulle conseguenze che potrebbero avere per la salute dei cittadini poco ancora si sa."Controlli Arpa? Non ci ha mai detto niente nessuno". A parlare è il sindaco del comune di Silvano Pietra, che in linea d’aria dalla raffineria non dista che una manciata di chilometri. Antonio Luciano Calderini il giorno del primo incendio si trovava in comune e ricorda bene il momento in cui si è accorto dell’immensa nube di fumo che si innalzava nel cielo di quella limpida mattinata del primo dicembre.

Sindaco, ricorda se quella mattina o nei giorni seguenti qualcuno vi ha contattato per darvi informazioni sull'accaduto?

"No, siamo stati noi a contattare i carabinieri prima e i vigili del fuoco poi, ma nelle ore immediatamente successive all’incendio. Poi più nulla".

Ricorda cosa vi hanno detto le forze dell’ordine?

"Stavano ancora capendo bene quel che stava succedendo nelle prime ore dopo il fatto, poi ci hanno detto di dire alla gente di stare in casa e non aprire le finestre, come del resto era stato comunicato pubblicamente. Ma era inverno e faceva freddo, non costituiva un grande sforzo restare al chiuso".

Arpa non vi ha mai contattati, inviato dei bollettini o un qualsiasi tipo di informazione che potesse avere i crismi dell’ufficialità sui rilevamenti dell’aria?

"No, non siamo stati contattati in nessun modo. Quello che abbiamo saputo riguardo ai rilevamenti è quello che è stato pubblicato sui giornali".

Lei ha notato qualcosa o ha avuto l’impressione che la nube abbia potuto lasciare conseguenze?

"Quello che posso dire è che pochi giorni dopo ho notato che alcune verze nel mio orto avevano una sorta di patina oleosa marroncina sopra, una cosa che non mi piaceva e che credo possa essere imputabile ai fumi sprigionati dall’incendio alla raffineria, che altro?".

Che ha fatto di quelle verze?

"Le ho buttate, ovviamente".

Pensate di muovervi dal punto di vista politico per affrontare questa faccenda?

"Quello che possiamo fare è presentare un documento congiunto insieme agli altri comuni della nostra Unione, quindi Corana, Cornale e Bastida, ad Arpa per chiedere che ci dicano qualcosa, anche se sinceramente non credo si possano ottenere grandi risposte. La realtà è che siamo una delle provincie più inquinate d’Italia, tra inceneritori e industrie e varie, siamo un po’ una discarica. Altrochè nuovi impianti, qui bisognerebbe fare qualcosa per diminuire quelli che ci sono e che hanno sull’ambiente un impatto devastante, ma serve un peso politico ben superiore a quello che il sindaco di un piccolo comune può avere. Possiamo solo tenere alta l'attenzione, come nel caso dello scarico dei fanghi di scarto delle lavorazioni industriali, che la legge ancora consente di scaricare nei campi, come accade in Lomellina. E' una prassi che dobbiamo impedire arrivi in Oltrepo".

Parliamo dei problemi interni alle "mura" del Comune. Uno di quelli più sentiti dalla popolazione di Silvano era il traffico dei mezzi pesanti in centro abitato. Com'è la situazione oggi?

"Purtroppo non è migliorata. Anzi, dopo che a Oriolo è stato interdetto in un tratto di strada la circolazione dei mezzi pesanti, abbiamo in più il transito delle bisarche dirette al deposito auto di Pizzale. Il tutto va ad aggiungersi al traffico dei mezzi in direzione al biodigestore di Corana".

Contromisure per limitare i danni?

"Stiamo concordando con la provincia interventi ancora più mirati per ridurre la velocità dei veicoli in transito. Ridurremo l'attraversamento del centro abitato alla velocità di 30 chilometri orari. Dopodiché inseriremo degli attraversamenti pedonali in luoghi strategici per rallentare la velocità di transito".

Altra questione sentita è il problema della torre piezometrica che necessita di lavori per la messa in sicurezza visto che perde pezzi di cemento. Finora non è successo nulla, ma gli interventi dovrebbero partire prima che sia troppo tardi, non crede?

"Certamente, infatti un piano da 10mila euro per la messa in sicurezza è già pronto. Ci sono stati dei ritardi perché abbiamo dovuto verificare che fosse effettivamente una proprietà comunale e non di Pavia Acque come inizialmente sembrava".

Rimuoverla non è pensabile?

"No, perché avrebbe dei costi esorbitanti per un piccolo comune come il nostro. Servirebbero 130mila euro e non possiamo aprire mutui per una cifra simile. Inoltre va detto che la torre non ha problemi di staticità, quindi non è a rischio crollo".

 

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